assedio

dal 10 al 13 ottobre
Anna CARLA BROEGG
Giandomenico CUPAIUOLO
Francesca DE NICOLAIS
Renato DE SIMONE
Rita RUSSO
ASSEDIO
riscrittura Pino Carbone
da Cyrano de Bergerac di Rostand
e materiali raccolti sull’assedio di Sarajevo
musiche e suoni originali eseguiti dal vivo
Alessandro Innaro e Marco Messina
regia Pino Carbone
produzione Teatri Uniti
Un lavoro di riadattamento drammaturgico tratto dal Cyrano
de Bergerac. Un lavoro sulla guerra come effetto concreto,
sullo sconvolgimento che crea, sulle relazioni che distrugge
e quelle che modifica. Un lavoro sulle conseguenze del
conflitto, sulla perdita, sulla distruzione e sul tentativo
emotivo di ricostruire.
Assedio è un lavoro in balia della poesia e della guerra.
Il Cyrano de Bergerac di Rostand viene letteralmente
assediato. L’amore tra Rossana, Cristiano e Cyrano, è l’amore
tra la bellezza e la poesia, ma la guerra non si intende di
bellezza, e non si intende di poesia. Arriva e si impadronisce
del racconto e della geografia, del tempo e dello spazio. Detta
i ritmi allo svolgersi e al susseguirsi delle azioni. Strappa
letteralmente pagine e pagine del testo. Costringe gli attori,
ma anche i personaggi, in uno spazio scomodo, piccolo,
forzatamente condiviso. Uno spazio che rende molto più
faticoso lo sforzo di conservare un elemento fondamentale
affinchè quella storia d’amore possa esistere, e cioè lo sforzo
di mantenere il segreto. Fare tutto in segreto. Trovare un
modo, delle idee, alimentare la creatività, per sopravvivere,
per agire, costruire bellezza, essere persone, essere artisti,
tutto in segreto. Giocare e inventare la possibilità di viversi
la poesia, trasformandola nella loro segreta vita quotidiana.
Fanno resilienza. Partecipano opponendosi così all’assedio,
mentre dalle colline l’artiglieria e i cecchini sparano, mentre
finiscono le scorte, vengono bloccati i rifornimenti, chiudono
le scuole, i teatri, le biblioteche vengono bruciate. È un
rischio camminare per strada, attraversare gli incroci perchè
sparano, è difficile anche solo incontrarsi, tornare a casa.
È difficile, per i personaggi e gli attori, agire la loro storia
che intanto procede, mentre ci torna in mente Sarajevo. I
millequattrocentoventisette giorni dell’assedio di Sarajevo.
Viversi, durante quei giorni, un amore complicato, poetico,
necessario, in segreto. De Guiche, la musica, l’assedio,
montano fino a diventare protagonisti, sospendendo il
racconto. progetto condiviso con Sala Assoli
Anche quella sospensione deve trasformarsi in linguaggio
artistico, un altro linguaggio. L’assedio arriva a reclamare
quella poesia, a prendersela, come cosa che di diritto le
spetta. L’assedio si prende Cristiano. Ferisce mortalmente la
passione di Cyrano. Uccide la bellezza di Rossana rendendola
due volte vedova, due volte sola. L’assedio se ne fotte. Getta
segatura sulle rime scritte dal poeta, perchè la poesia è
diserzione, è protesta. L’assedio, in fondo, è una questione di
sopravvivenza, una questione privata. Il silenzio è molto
denso, e il suono delle parole fatica a suonare. Un deserto
da chiamare pace. La musica non suonerà più. De Guiche si
sente in colpa per aver rovinato il gioco. Cyrano è l’ombra di
Cyrano. Cristiano non può più giocare. Rossana è troppo
triste, non le piacciono più le regole, è delusa. Lo sforzo di
continuare è commovente, è una caduta, è un errore, è una
poesia. Il Cyrano de Bergerac è una storia spaccata in due.
Lo spettacolo continua ferito. Riprende ormai stanco, troppo
indebolito. È evidente il cambio registico, attoriale, sonoro,
estetico, tra prima e dopo l’assedio di Arras-Sarajevo.
Il Cyrano de Bergerac è un’opera che nasce dall’esigenza
di un attore, Coquelin, che la commissionò a Rostand,
anch’esso attore. L’impulso parte quindi dall’interno della
scena. Un testo che chiede energicamente di essere riscritto
ogni volta, perchè chiede di essere agito e detto, ogni
volta. In fondo è il racconto di bambini che vogliono giocare
alla loro storia, senza essere sgridati o interrotti dai grandi.