Campania Teatro Festival

Importante! Così come previsto dal DECRETO-LEGGE 23 luglio 2021, n. 105 recante “Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e per l’esercizio in sicurezza di attività sociali ed economiche”, dal 6 agosto fino al 31 dicembre 2021, l'accesso alle attività culturali e ricreative (cinema, teatri, luoghi culturali, luoghi al chiuso o all’aperto dove si svolgono eventi quali concerti o altri generi di manifestazioni) è consentito ai maggiori di 12 anni solo attraverso la presentazione della Certificazione verde COVID-19 (cosiddetto Green Pass).

PINO DANIELE ALIVE. LA MOSTRA

MOSTRA A CURA DI GUIDO HARARI, ALESSANDRO DANIELE
PROGETTO INSTALLATIVO DI MARCELLO PANZA
PRODUZIONE FONDAZIONE MADE IN CLOISTER 

DAL 18 SETTEMBRE AL 31 DICEMBRE
INGRESSO GRATUITO PER UNDER 18, OVER 65, DISABILI E LORO ACCOMPAGNATORI
APERTA DA MARTEDì A SABATO DALLE ORE 11.00 ALLE 19.00
MADE IN CLOISTER

La mostra presenta per la prima volta in stampe di grande formato le fotografie più iconiche di Pino Daniele realizzate dai fotografi che lo hanno seguito più da vicino lungo l’intero arco della sua carriera. Molte le immagini apparse sulle copertine di dischi storici e molte pure quelle inedite, digitalizzate espressamente per questa mostra. A cominciare da alcuni ritratti giovanili scattati da Lino Vairetti degli Osanna per passare, seguendo uno sviluppo cronologico, alle immagini di Mimmo Jodice, Cesare Monti, Guido Harari e Luciano Viti.
La mostra è integrata da una soundtrack d’eccezione: i brani più storici di Pino Daniele saranno presentati in un’inedita chiave di ascolto, con stralci audio della sola voce e/o della sola chitarra isolate dal resto degli strumenti. La dimensione assolutamente intima di questo ascolto svelerà anche i respiri di Pino durante le varie esecuzioni. Al centro del chiostro sarà predisposta anche un’area “chillout” in cui i visitatori potranno godersi l’ascolto in una dimensione ancor più raccolta.
La mostra accoglierà l’installazione di alcuni oggetti e strumenti appartenuti a Pino Daniele, in particolare alcune sue chitarre rese celebri anche dalle copertine dei suoi dischi, fino al mandolino utilizzato per le registrazioni di “Napulè”, ai fogli scritti di suo pugno con le scalette dei concerti ecc.

“Pino Daniele & EdUardo De Filippo”
SABATO, DOMENICA E LUNEDI’ \ GUITAR SOLO PER TE \ UNA STRANA MAGIA
La mostra sarà anche l’occasione per rappresentare dal vivo un lavoro musicale inedito e mai pubblicato di Pino Daniele con 11 brani strumentali dedicati ad Eduardo De Filippo ed eseguiti con chitarra classica e quartetto d’archi (questi alcuni titoli: Este Fantasmos – I pensieri di dentro – Notturno Napoletano – Una strana Magia – Sabato Domenica Lunedì – ecc ecc).
Il concerto sarà eseguito sulle partiture originali da una piccola orchestra d’archi proveniente del conservatorio di Napoli, che accompagnerà le melodie della chitarra di Pino grazia all’ausilio delle registrazioni su multitraccia.
Un progetto in collaborazione con la Fondazione De Filippo che arricchirà il concerto con un reading di Mariangela D’Abbraccio.
“Pino Daniele. a Beautiful Love” – Concerto di Rita Marcotulli ed Elisabetta Serio:
Reinterpretazioni strumentali a due pianoforti di celebri brani di Pino Daniele con l’aggiunta della voce di Pino estratta dalle registrazioni originali di alcuni storici brani come “Quando”, “Terra Mia”, “Napule è”.

16, 17 SETTEMBRE ORE 21.00
TEATRO POLITEAMA
TRANSVERSE  ORIENTATION

IDEATO E DIRETTO DA DIMITRIS PAPAIOANNOU
CON DAMIANO OTTAVIO BIGI, ŠUKA HORN, JAN MÖLLMER, BREANNA O’MARA, TINA PAPANIKOLAOU, ŁUKASZ PRZYTARSKI, CHRISTOS STRINOPOULOS, MICHALIS THEOPHANOUS
MUSICA ANTONIO VIVALDI
SCENOGRAFIA TINA TZOKA, LOUKAS BAKAS
COMPOSIZIONE E PROGETTAZIONE SONORA COTI K.
COSTUMI AGGELOS MENDIS
COLLABORAZIONE AL DISEGNO LUCI STEPHANOS DROUSSIOTIS
SUPERVISIONE MUSICALE STEPHANOS DROUSSIOTIS
SCULTURE, OGGETTI DI SCENA, COSTRUZIONI SPECIALI NECTARIOS DIONYSATOS
INVENZIONI MECCANICHE DIMITRIS KORRES
PRODUTTORE CREATIVO-ESECUTIVO, ASSISTENTE AL DIRETTORE TINA PAPANIKOLAOU
ASSISTENTE ALLA REGIA, DIRETTORE DI PROVE PAVLINA ANDRIOPOULOU, DROSSOS SKOTIS
ASSISTENTE ALLA SCENOGRAFIA TZELA CHRISTOPOULOU
ASSISTENTE ALLA MUSICA MARTHA KAPAZOGLOU
ASSISTENTE AI COSTUMI AELLA TSILIKOPOULOU
ASSISTANTE COSTRUZIONI SPECIALI E OGGETTI DI SCENA EVA TSAMBASI
RIPRESE FOTO E VIDEO JULIAN MOMMERT
DIRETTORE TECNICO MANOLIS VITSAXAKIS
ASSISTENTE AL DIRETTORE TECNICO MARIOS KARAOLIS
DIRETTORE DI PALCO, INGEGNERE DEL SUONO, ATTREZZERIA DAVID BLOUIN
RESPONSABILE OGGETTI DI SCENA TZELA CHRISTOPOULOU
PROGRAMMATORE LUCI STEPHANOS DROUSSIOTIS
REALIZZAZIONE COSTUMI LITSA MOUMOURI, EFI KARANTASIOU, ISLAM KAZI
TECNICI DI SCENA KOSTAS KAKOULIDIS, EVGENIOS ANASTOPOULOS, PANOS KOUTSOUMANIS
DATORE LUCI MILTOS ATHANASIOU
OPERA IN SILICONE JOANNA BOBRZYNSKA-GOMES
TEAM OGGETTI DI SCENA NATALIA FRAGKATHOULA, MARILENA KALAITZANTONAKI, TIMOTHY LASKARATOS, ANASTASIS MELETIS, ANTONIS VASSILAKIS
PRODUZIONE ESECUTIVA 2WORKS IN COLLABORAZIONE CON POLYPLANITY PRODUCTIONS
PRODUZIONE ESECUTIVA VICKY STRATAKI
ASSISTENTE ALLA PRODUZIONE ESECUTIVA KALI KAVVATHA
RESPONSABILE OGGETTI DI SCENA PAVLINA ANDRIOPOULOU
RELAZIONI INTERNAZIONALI, COMUNICAZIONI JULIAN MOMMERT
UNA PRODUZIONE DI ONASSIS STEGI
DEBUTTO AL ONASSIS STEGI (ATENE – GRECIA, 2021)
COPRODUZIONI FESTIVAL D’AVIGNON, BIENNALE DE LA DANSE DE LYON 2021, DANCE UMBRELLA / SADLER’S WELLS THEATRE, FONDAZIONE CAMPANIA DEI FESTIVAL – CAMPANIA TEATRO FESTIVAL, GREC FESTIVAL DE BARCELONA, HOLLAND FESTIVAL – AMSTERDAM, LUMINATO (TORONTO) / TO LIVE, NEW VISION ARTS FESTIVAL (HONG KONG), RUHRFESTSPIELE RECKLINGHAUSEN, SAITAMA ARTS THEATRE / ROHM THEATRE KYOTO, STANFORD LIVE / STANFORD UNIVERSITY, TEATRO MUNICIPAL DO PORTO, THÉÂTRE DE LA VILLE – PARIS / THÉATRE DU CHÂTELET, UCLA’S CENTER FOR THE ART OF PERFORMANCE
CON IL SUPPORTO DI FESTIVAL APERTO (REGGIO EMILIA), FESTIVAL DE OTOÑO DE LA COMUNIDAD DE MADRID, HELLERAU – EUROPEAN CENTRE FOR THE ARTS, NATIONAL ARTS CENTRE (OTTAWA), NEW BALTIC DANCE FESTIVAL, ONE DANCE WEEK FESTIVAL, P.P. CULTURE ENTERPRISES LTD, TANEC PRAHA INTERNATIONAL DANCE FESTIVAL, TEATRO DELLA PERGOLA – FIRENZE, TORINODANZA FESTIVAL / TEATRO STABILE DI TORINO – TEATRO NAZIONALE
FINANZIATO DA HELLENIC MINISTRY OF CULTURE AND SPORTS
IL LAVORO DI DIMITRIS PAPAIOANNOU È SUPPORTATO DA MEGARON – THE ATHENS CONCERT HALL

Dopo The Great Tamer, il regista e coreografo greco Dimitris Papaioannou torna al Festival con la sua seconda produzione internazionale Transverse Orientation (Politeama, 16 e 17 settembre). Il nuovo lavoro ha coinvolto per le audizioni più di 500 performer e danzatori provenienti da tutto il mondo. Si ispira, a partire dal titolo, ad una teoria scientifica che spiegherebbe l’attrazione delle falene per le fonti di luce. In un vortice di simbolismi e significati che coinvolgono lo spettatore, anche attraverso le musiche di Antonio Vivaldi, ed esaltano il senso ed i sensi.

GALLERIA TOLEDO

18, 19 SETTEMBRE ORE 21.00 DURATA 1H+30MIN DEBUTTO

LUCY E LE ALTRE

DA PHILIP ROTH
DRAMMATURGIA E REGIA LAURA ANGIULLI
CON PAOLO AGUZZI, FEDERICA AIELLO, GIOVANNI BATTAGLIA, LUCIANO DELL’AGLIO, ALESSANDRA D’ELIA, CARLO DI MAIO, STEFANO JOTTI, ANTONIO MARFELLA, GINESTRA PALADINO, CATERINA PONTRANDOLFO, CATERINA SPADARO, FABIANA SPINOSA
IMPIANTO SCENICO ROSARIO SQUILLACE
PROGETTO LUCI CESARE ACCETTA
ILLUMINOTECNICA LUCIO E LUCA SABATINO
ASSISTENTE MARTINA GALLO
AIUTO MACCHINISTA SAMAN MUNASINHA MUDIYANSELAGE
DIRETTORE DI SCENA CLELIO ALFINITO
AMMINISTRAZIONE NICOLA CASTALDO
SEGRETERIA ANNA FIORILE, ROBERTA TAMBURRELLI
COMUNICAZIONE LORENZA PENSATO
COLLABORAZIONE ALLA RICOSTRUZIONE STORICA LAVINIA D’ELIA
PRODUZIONE IL TEATRO STABILE INNOVAZIONE GALLERIA TOLEDO

Due figure femminili abilmente sviluppate da Philip Roth sono al centro delle opere che s’intendono rappresentare, preludio a una terza produzione ispirata al novel Scandalo a Praga dello stesso autore, già prevista per l’adattamento e la regia di Antonio Piccolo nel prossimo autunno.
La vitalità e la fervida competenza narrativa di Roth sollecitano suggestioni nel lettore aduso a rimaneggiamenti per la scena, che da quella materia che straborda di rigurgiti creativi e d’irrefrenabile impeto vitale, quasi ossessivamente sospinto da temi incalzanti – legame con le radici ebraiche; pulsioni verso inconsuete manifestazioni di una sessualità di confine, utilizzata a segno di relazione violenta con la materia-vita; ingombrante presenza della figura materna..- se ne lascia trasportare per autonome appropriazioni e divagazioni.
Nella sterminata produzione di Philip Roth – autore americano di derivazione ebrea – la figura femminile compare solitamente in posizione molto marginale ma nella Lucy, protagonista di Quando lei era buona, si disegna un profilo umano di sorprendente densità letteraria con ricadute drammatiche di abbagliante folgorazione; un’essenza, “qualcosa del supereroe senza i poteri”, non lontana dalla materia oscura di shakespeariana memoria.
“Una grande, poderosa tragedia terribile come la vita”, ebbe a scrivere Stanley Elkin a proposito di quest’opera; eppure gli spunti comici non mancano, perché questo romanzo proprio come la vita è tanto divertente quanto terrorizzante, e i personaggi si definiscono nell’espressione di sentimenti in ogni caso contrapposti tra desideri e rifiuti, anelito alla “bontà” e ferocia. Di partenza, un grande quadro della vita americana e dei suoi sentimenti, eppure nel tracciato delle contraddizioni e delle violenze che vi si rappresentano i confini territoriali si dilatano a un’evidente universalità, tanto da lasciare ipotizzare una più ampia collocazione della pièce che potrebbe venirne, per un’auspicabile messinscena.
Lei è oppressa da un matrimonio umiliante, Lui è uno scrittore di mezza età: sono gli amanti osservati nello sviluppo di un fluente articolato dialogico al seguito di amplessi amorosi, dove tutto dice l’assenza di felicità.
Il parlare serrato, scherzoso e ironico, si concretizza in uno spaccato di sostanziale drammaticità, e nell’intimità adulterina si aprono squarci per l’osservazione di una realtà senza prospettive; vite umilianti per compromessi al limite dell’accettazione. L’opera è ambientata in Europa, in una Londra che dice tutto di un vuoto esistenziale senza rimedio, e che s’accompagna a un senso di malintesa liberalità, nella distrazione dai ruoli e dai vincoli istituzionali, d’ inefficacia di sentimenti forse presenti ma comunque negati , nell’illusione dell’ andare avanti comunque… Ma tutto sommato, anche in questo caso, l’indicazione geografica non vincola, perché le dinamiche sentimentali volte al negativo, la difficoltà di gestione della vita e dei rapporti si definiscono con ricorrenza in ogni cultura, e in ogni dove. Infine negli ultimi capitoli, per un autobiografismo forse non solo letterario, s’affaccia il personaggio-autore con accattivante ipotesi di presenza per una schizofrenia tutta da indagare fra scrittura e evento reale, fra autore e personaggio, fra parola detta e parola scritta, in definitiva fra arte e vita

TEATRO POLITEAMA
25, 26 SETTEMBRE ORE 21.00 DEBUTTO

PARADISO

DAL PARADISO DI DANTE ALIGHIERI
REGIA, COREOGRAFIA E SPAZIO VIRGILIO SIENI    
INTERPRETI JARI BOLDRINI, NICOLA CISTERNINO, MAURIZIO GIUNTI, ANDREA PALUMBO, GIULIO PETRUCCI
COSTUMI SILVIA SALVAGGIO
LUCI VIRGILIO SIENI E MARCO CASSINI
ALLESTIMENTO DANIELE FERRO
PRODUZIONE COMUNE DI FIRENZE, DANTE 2021 COMITATO NAZIONALE PER LE CELEBRAZIONI DEI 700 ANNI
COLLABORAZIONE ALLA PRODUZIONE FONDAZIONE TEATRO AMILCARE PONCHIELLI – CREMONA

Il Paradiso di Dante ricompone il corpo secondo una lontananza che è propria dell’aura, un luogo definito dal movimento, da ciò che è mutevole. Un viaggio che si conclude nello spazio senza tempo della felicità.
Il cammino di Dante non è assimilabile a niente, pura invenzione di una lingua inappropriabile che si trasforma in molecole di dialetto e oralità, gesto sospeso e luccicanze improvvise.
Dante non è un flâneur, viaggiatore della notte alla ricerca di se stesso nelle pieghe infernali della città; né un wanderer, viandante immerso negli abissi della malinconia e letteralmente risucchiato dai paesaggi emozionali; né un passeggiatore scanzonato, come ci indica divinamente Petrarca, cioè un camminatore che tiene lontani i pensieri invadenti e si sospende nell’ “errabondare tra le valli”. È un cammino dall’umano al divino, dal tempo all’eterno.  Lo spettacolo è la costruzione di un giardino e non riporta la parola della Divina Commedia, non cerca di tradurre il testo in movimento ma si pone sulla soglia di una sospensione, cerca di raccogliere la tenuità del contatto e il gesto primordiale, liberatorio e vertiginoso dell’amore. Danza dialettale che si forma per vicinanze e tattilità. La prima parte presenta la costruzione di un giardino fisico di gesti. Quintetto fisico che traccia il suolo di passi intesi come piantumazioni di un giardino immaginario. La coreografia è costruita per endecasillabi di movimenti dove i versi della danza ritrovano il risuonare della rima da una terzina all’altra. Questo continuo manipolare, accarezzare e pressare lo spazio invisibile intorno ai corpi edifica un continuum di terzine sillabiche del gesto: una maniera umile per porsi nei confronti della loro magnificenza geometrica, matematica e cosmica. Allo stesso tempo il gesto scaturisce da una ricerca sullo spazio tattile e sull’aura della persona. La coreografia immagina e materializza corpi fuori dal corpo, ripercorrendo le nodature e le striature muscolari, facendo emergere un contesto dove le piante riflettono la loro presenza in emanazione luminosa. I danzatori creano un gioco di vicinanze e di prossimità, stabilendo una nuova forma di contatto, dove il tocco non tange la pelle ma lo spazio auratico dei corpi. Nella seconda parte tutto avviene cercando nel respiro delle piante la misura per costruire un giardino quale traccia e memoria dei gesti che lo hanno appena attraversato. La vicinanza con la natura ci immerge in un limite che sembra un gioco ritrovato: sono loro, le piante, a scegliere e a determinare i gesti, le misure, le ombreggiature, le sparizioni. È il loro modo di accarezzarci che smuove i corpi secondo incontri e traiettorie che richiedono sempre solidarietà; la loro esistenza accoglie e fa esistere i nostri movimenti. La coreografia è costruita portando, sollevando e depositando le piante nello spazio. Questo passeggiare insieme a loro, sentirne chiaramente il peso e il volume, ci ha istruito sul senso della lentezza e dello scorrimento: canali gestuali e “amorosi”. In questo contesto di relazione e convivenza, la danza assume l’aspetto di un respiro che organicamente ritrova un contatto diretto con la tenuità delle foglie e il loro riferirsi costantemente alla luce, accudendola. Le piante restituiscono il vero senso della danza, la lingua penultima: dialettale e popolare, in grado di mettere in dialogo le persone secondo declinazioni astratte, simboliche, inventate e immediatamente inscritte nella memoria.

TEATRO POLITEAMA
29 SETTEMBRE ORE 21.00 DEBUTTO

RIFARE BEACH

COREOGRAFIA E REGIA ROBERTO ZAPPALÀ 
MUSICA JOHANN SEBASTIAN BACH
UN PROGETTO DI ROBERTO ZAPPALÀ E NELLO CALABRÒ 
LUCI E SCENE ROBERTO ZAPPALÀ 
COSTUMI VERONICA CORNACCHINI E ROBERTO ZAPPALÀ 
REALIZZAZIONE SCENE E COSTUMI THEAMA FOR DANCE
DANZATORI CORINNE CILIA, FILIPPO DOMINI, ANNA FORZUTTI, GAIA OCCHIPINTI, DELPHINA PARENTI, ADRIANO POPOLO RUBBIO, SILVIA ROSSI, JOEL WALSHAM, VALERIA ZAMPARDI, ERIK ZARCONE
ASSISTENTE ALLE COREOGRAFIE FERNANDO ROLDAN FERRER
ASSISTENTE ALLA PRODUZIONE FEDERICA CINCOTTI
MANAGEMENT VITTORIO STASI
UFFICIO STAMPA VERONICA PITEA
DIREZIONE TECNICA SAMMY TORRISI 
INGEGNERE DEL SUONO GAETANO LEONARDI
DIREZIONE GENERALE MARIA INGUSCIO
UNA PRODUZIONE SCENARIO PUBBLICO/COMPAGNIA ZAPPALÀ DANZA CENTRO NAZIONALE DI PRODUZIONE DELLA DANZA
IN COPRODUZIONE CON BELGRADE DANCE FESTIVAL (BELGRADO), FONDAZIONE TEATRO COMUNALE DI MODENA, MILANOLTRE FESTIVAL (MILANO)
COPRODUZIONE E RESIDENZA CENTRE CHORÉGRAPHIQUE NATIONAL DE RILLIEUX-LA-PAPE (LIONE)
IN COLLABORAZIONE CON M1 CONTACT CONTEMPORARY DANCE FESTIVAL (SINGAPORE), HONG KONG INTERNATIONAL CHOREOGRAPHY FESTIVAL (HONG KONG), TEATRO MASSIMO BELLINI (CATANIA)
CON IL SOSTEGNO DI MINISTERO DELLA CULTURA E REGIONE SICILIANA ASS.TO DEL TURISMO DELLO SPORT E DELLO SPETTACOLO

Con questa creazione Roberto Zappalà cura in profondità̀ l’estetica e il linguaggio del corpo, e lo fa dedicando un’intera serata a Johann Sebastian Bach, che con la sua musica cristallina e preziosa incarna per il coreografo l’ideale di un’arte pura e “onesta”.
Far vivere in danza l’ammirazione che Zappalà nutre da sempre per il grande musicista tedesco è stato il fattore trainante che gli ha permesso di comporre tra soli, duetti, trii e ensemble, alcune delle pagine coreografiche a lui più̀ care nella sua trentennale attività̀. La musica dalla risoluzione perfetta e neutra di Bach ha difatti esercitato un forte richiamo sul coreografo, rappresentando al contempo il contrasto e la sintesi musicale ideale per la sua danza, sensuale e istintiva.
Molte produzioni del repertorio della compagnia (Silent as, Patria, Naufragio con spettatore, ecc) hanno nella colonna sonora alcuni brani di Bach, da qui il desiderio di ricomporre, sviluppare ed elaborare in altra forma queste coreografie realizzate nel tempo. La ricorrenza dei 30 anni di attività̀ della Compagnia Zappalà Danza è stato per il coreografo l’occasione per costruire ex-novo e in alcuni casi ri-coreografare questi brani, e dedicare questo omaggio al suo compositore preferito.
Molti anni sono trascorsi da quando Roberto Zappalà si è confrontato con una creazione priva di una forte drammaturgia spesso legata al sociale, in Rifare Bach nessuna drammaturgia articolata e nessun intellettualismo, soltanto una stretta relazione tra l’estetica più eterea della musica e quella più carnale della danza per un viaggio denso di poesia.
Al centro della creazione un universo coreografico che mette il corpo, con la sua naturale bellezza e tutta la sua fragilità̀, quale elemento fondante e transito ineludibile.
La naturale bellezza del corpo dei danzatori e della musica di Bach ha nella creazione un corollario di suoni della natura e del mondo animale, come delle mini ouverture che introducono le note bachiane. Una natura quasi da alba dell’umanità̀ dove i suoni dell’oggi, della sua violenza e tragedia sono ancora assenti. Ascoltare la natura e i suoi “silenzi”, per un ritorno a un mondo dove sia ancora possibile intendere la “straziante e meravigliosa bellezza del creato” (1).
Il titolo Rifare Bach vuole anche essere un richiamo alle tante rivisitazioni musicali che nel tempo sono state fatte delle opere del compositore tedesco. E alcune di queste saranno parte della ricerca del coreografo nella composizione musicale dell’opera.
1 (Pasolini “Che cosa sono le nuvole?”)
“Gli esseri umani hanno da sempre guardato alla natura per comprendere il senso del loro essere qui e delle loro azioni. La natura è comune a tutti ed è la madre di tutti, considerare la natura equivale a considerare l’universalità̀ delle cose.
La definizione etimologica di universo pone l’accento sull’unità di corpo e scopo quindi universalità̀ equivale alla volontà̀ di unire tutti in una dimensione di convivenza.
La musica di Bach per quanto mi riguarda riesce ad unire ogni espressione d’arte sotto uno stesso involucro ed è strumento di creatività̀ infinita così come lo è la natura, anche quella che (nei suoni) sarà̀ presente nel mio lavoro e che ha stimolato la mia capacità cognitiva di creare e inventare e così il mio processo di acquisizione di conoscenze e comprensione attraverso il pensiero. Uno spazio dove silenzio, ascolto, percezione e gesto saranno presenti in modo unitario nel rispetto delle singole differenze.”
Roberto Zappalà