kohlaas

giovedì 27 febbraio 

Marco BALIANI
KOHLHAAS
di Marco Baliani e Remo Rostagno
dal racconto “Michele Kohlhaas” di H. von Kleist
regia Maria Maglietta
produzione Casa degli Alfieri, Trickster Teatro
La storia di Kohlhaas è un fatto di cronaca realmente
accaduto nella Germania del 1500, scritto da Heinrich von
Kleist in pagine memorabili.
Nel mio racconto orale è come se avessi aggiunto allo
scheletro osseo riconoscibile della struttura del racconto
di Kleist, nervi muscoli e pelle che provengono non più
dall’autore originario ma dalla mia esperienza, teatrale e
narrativa, dal mio mondo di visioni e di poetica.
Così ad esempio tutta la metafora sul cerchio del cuore
paragonato al cerchio del recinto dei cavalli, che torna più
volte nella narrazione, come luogo simbolico di un senso
della giustizia umanissimo e concreto, è una mia invenzione,
nel senso etimologico del termine, qualcosa che ho trovato a
forza di cercare una mia adesione al racconto di Kleist.
Così via via il testo originale si è come andato perdendo
e ne nasceva un altro, un work in progress alla prova di
spettatori sempre diversi, anno dopo anno, in spazi teatrali e
non, secondo un procedimento di crescita che ai miei occhi
appare come qualcosa di organico, come mi si formasse
tra le mani un organismo vivente sempre più ricco e
differenziato.
Accade nell’arte del racconto orale che per cercare
personaggi interiori occorra compiere lunghi percorsi,
passare attraverso storie di altre storie, sentirsi stranieri in
questo mondo dopo aver tanto peregrinato, fino a trovare
quel punto incandescente capace di generare a sua volta
nell’ascoltatore un mondo di visioni, non necessariamente
coincidenti con le mie.
L’arte sta nel non nominare troppo, nel cogliere il cuore di
un’esperienza con pochi tratti lasciando molto in ombra,
molto ancora da compiersi.
Kohlhaas è la storia di un sopruso che, non risolto attraverso
le vie del diritto, genera una spirale di violenze sempre più
incontrollabili, ma sempre in nome di un ideale di giustizia
naturale e terrena, fino a che il conflitto generatore dell’intera
vicenda, cos’è la giustizia e fino a che punto in nome
della giustizia si può diventare giustizieri, non si risolve
tragicamente lasciando intorno alla figura del protagonista
una ambigua aura di possibile eroe del suo tempo.
Le domande morali che la vicenda solleva e lascia sospese,
mi sembrarono, quando comincia ad affrontare l’impresa
memorabile del racconto, un modo per parlare degli anni
’70, per parlare di quei conflitti in cui venne a trovarsi la mia
generazione, quella del ’68, quando in nome di un superiore
ideale di giustizia sociale si arrivò a insanguinare piazze e
città.
In fondo, a voler rivedere all’indietro il mio percorso artistico,
senza Kohlhaas non sarei arrivato a raccontare Corpo di
Stato, racconto teatrale andato in onda in diretta televisiva
la notte del 9 maggio, vent’anni dopo la morte di Moro, a
poter ritrovare i medesimi conflitti, riuscendo questa volta
a parlarne dall’interno, come soggetto coinvolto nei fatti
narrati.
Un tema antico dunque, tragico nella tradizione e nella
forma, che continua a catturarmi, perché il narratore non può
che narrare ciò che epicamente lo coinvolge nell’intera sua
persona, a me succede così: non potrei raccontare qualsiasi
cosa.
Marco Baliani