Pompei Theatrum Mundi

24/25/26 GIUGNO 

RESURREXIT CASSANDRA
di Ruggero Cappuccio
ideazione, regia, scenografia Jan Fabre
con Sonia Bergamasco
luci Jan Fabre, Wout Janssens
musiche originali di Stef Camil Karlens
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival, Troubleyn/Jan Fabre, TPE Fondazione Teatro Piemonte Europa, Carnezzeria

Dopo il successo internazionale del solo della tedesca Stella Höttler, interprete nel 2020 della sacerdotessa inascoltata a cui Ruggero Cappuccio ha dato voce, l’artista fiammingo Jan Fabre torna sui propri passi: decide di affidare questo medesimo testo a una attrice italiana di primissimo piano: Sonia Bergamasco.
Questo nuovo allestimento vedrà la luce nel Teatro Grande di Pompei.
Il lavoro ruota intorno alla resurrezione di un messia femminile. Una sacerdotessa, una santa, una profetessa che vede il futuro, una prostituta, una dea del passato, del presente e del futuro. Cassandra avrebbe potuto salvare il mondo già molte volte.
Si tratta dei disastri che l’uomo sta provocando contro sé stesso e contro l’amato pianeta terra: movimenti politici e ideologici radicali, cambiamenti climatici, isole di plastica negli oceani, inquinamento…
È un’accusa contro l’incomprensibile talento dell’uomo per l’auto-inganno. Forse un profondo desiderio di essere ingannati si nasconde nell’umanità? Noi sappiamo ogni cosa su quanto può accadere a noi stessi e al pianeta, ma forse il piacere di ingannare noi stessi è più grande.
Questa è la nostra tragedia e la nostra vergogna.

1/2/3 LUGLIO

IL PURGATORIO
La notte lava la mente

di Mario Luzi
regia di Federico Tiezzi
scene di Marco Rossi
costumi di Gregorio Zurla
luci di Gianni Pollini
movimenti coreografici Cristiana Morganti
con (o.a.) Dario Battaglia, Alessandro Burzotta, Giampiero Cicciò, Francesca Ciocchetti, Martino D’Amico, Giovanni Franzoni, Francesca Gabucci, Leda Kreider, Sandro Lombardi, David Meden, Annibale Pavone, Luca Tanganelli, Debora Zuin
e due attori in via di definizione
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival, Associazione Teatrale Pistoiese, Compagnia Lombardi-Tiezzi, Fondazione Teatro Metastasio
con il contributo e il patrocinio del Comitato nazionale per la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri
in collaborazione con l’Accademia della Crusca e l’Opera di Santa Croce, l’Opera di Santa Maria del Fiore, la Certosa di Firenze/Comunità di San Leolino
con il sostegno del MIC, della Regione Toscana, dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia

Uno spettacolo per il settimo centenario della morte di Dante Alighieri

A distanza di trent’anni dalla sua teatralizzazione del poema dantesco, Federico Tiezzi è chiamato ad allestire tre nuovi spettacoli basati sulle drammaturgie allora fornite da Edoardo Sanguineti, Mario Luzi e Giovanni Giudici.
Il progetto triennale avrà la sua prima tappa in questo 2021 con Il Purgatorio. La notte lava la mente, il testo che elaborò per Tiezzi e la sua compagnia Mario Luzi, uno dei più grandi poeti della seconda metà del Novecento.
Tiezzi ha scelto di iniziare dal Purgatorio perché è la cantica dell’amicizia e dell’arte: i personaggi sono soprattutto musicisti, pittori e poeti, l’arte è ciò di cui si discorre, l’arte è forse la strada della salvezza. La cantica dibatte problemi di poesia e di fede, di legami di fraternità e di attività artistiche. Tutto prepara al  grande incontro con Beatrice nel Paradiso Terrestre, dove la fanciulla amata da Dante, maternamente lo rimprovererà per aver perduto la «diritta via» della conoscenza.
Il Purgatorio è anche la cantica della speranza: quella speranza di cui il momento storico presente ha bisogno più di ogni altra cosa, quella speranza che è volontà di un mondo diverso e anelito e movimento verso una migliore coscienza della realtà. Quella speranza che è trasformazione e aspirazione al bene.


9/10 LUGLIO

PUPO DI ZUCCHERO

La festa dei morti

liberamente ispirato a “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile
testo e regia Emma Dante
con Tiebeu Marc-Henry Brissy Ghadout, Sandro Maria Campagna, Martina Caracappa, Federica Greco, Giuseppe Lino, Carmine Maringola, Valter Sarzi Sartori, Maria Sgro, Stephanie Taillandier, Nancy Trabona
costumi Emma Dante
sculture Cesare Inzerillo
luci Cristian Zucaro
assistente ai costumi Italia Carroccio
assistente di produzione Daniela Gusmano
coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma
produzione Sud Costa Occidentale, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Scène National Châteauvallon-Liberté / ExtraPôle Provence-Alpes-Côte d’Azur / Teatro Biondo di Palermo / La Criée Théâtre National de Marseille / Festival d’Avignon / anthéa Antipolis Théâtre d’Antibes / Carnezzeria e con il sostegno dei Fondi di integrazione per i giovani artisti teatrali della DRAC PACA e della Regione Sud

Dopo il successo riscosso con la sua rilettura dell’Eracle di Euripide, presentato nell’edizione 2018, Emma Dante torna a Pompei con la sua ultima creazione, Pupo di zucchero. La festa dei morti, una “prima” cui seguiranno le repliche nell’ambito del settantacinquesimo Festival di Avignone.
Liberamente ispirato a “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile, lo spettacolo racconta la storia di un vecchio che per sconfiggere la solitudine invita a cena, nella loro antica dimora, i defunti della famiglia. Nella notte fra l’uno e il due novembre, lascia le porte aperte per farli entrare.
Secondo la tradizione in alcuni luoghi del Meridione c’è l’usanza di organizzare banchetti ricchi di dolci e biscotti in cambio dei regali che, il 2 novembre, i parenti defunti portavano ai bambini dal regno dei morti. Durante il rituale, in quella notte, la cena era un momento di patrofagia simbolica; nel senso che il valore originario dei dolci antropomorfi era quello di raffigurare le anime dei defunti. Cibandosi di essi, era come se ci si cibasse dei propri cari.

15/16/17 LUGLIO

QUINTA STAGIONE

di Franco Marcoaldi
diretto e interpretato da Marco Baliani
scene Mimmo Paladino
sound designer Mirto Baliani
disegno luci Cesare Accetta
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

Portare la poesia in teatro è, da sempre, impresa ardua. È come se il linguaggio poetico, sopra un palco, si trovasse compresso, costretto, non così libero di volare e di espandersi come i suoi versi vorrebbero. Dentro un poema c’è solo la voce del poeta, che l’ha abitata e continua a starci incastrato, connesso a quelle parole magari pensate e scritte tanto tempo prima ma che ancora lo incatenano. Lì lui vive e parla. Dopo queste premesse che senso ha allora che sia io a dare voce alla Quinta Stagione di Franco Marcoaldi? Io, uno straniero rispetto al poema.
Ma il poeta ha chiamato la sua opera “monologo drammatico”, due termini che appartengono di diritto alla storia del teatro. Dunque la visione del poema è legata alla scena, o potrebbe esserlo.
È quel “potrebbe” l’unico spazio di esplorazione che mi è consentito e che mi accingerò con timore ed entusiasmo a percorrere. Un evento “drammatico” necessita di azioni in contrasto. Nella Quinta Stagione intuisco che queste “azioni” possano essere le molteplici voci che abitano il poema, le vorrei incontrare, per contrastarle o farmi permeare, forse anche quella del poeta, voci sperse in un paesaggio a tratti così remoto da trovarsi dietro l’angolo di casa. È un poema itinerante, da nomadi, mi ci riconosco fin dalle prime parole, come fossi un viandante che ne è stato catturato. Ma avrò bisogno nel pellegrinaggio di un paesaggio sonoro di complicità, a cui penserà mio figlio Mirto, sono certo che insieme troveremo la “musica” giusta di sonorità e voci. Per il paesaggio scenico mi affiderò alla misura artistica di Mimmo Paladino, alle sue materiche presenze, con cui interagire e da cui farmi guidare. Sono dunque in buona compagnia, non mi resta che accingermi ai preparativi per la partenza.






24/25 LUGLIO

LA CERISAIE / IL GIARDINO DEI CILIEGI

di Anton Čechov
traduzione André Markowicz e Françoise Morvan
regia Tiago Rodrigues
con Isabelle Huppert, Isabel Abreu, Tom Adjibi, Nadim Ahmed, Suzanne Aubert, Marcel Bozonnet, Océane Cairaty, Alex Descas, Adama Diop, David Geselson, Grégoire Monsaingeon, Alison Valence e Manuela Azevedo, Hélder Gonçalves (musicisti)
collaborazione artistica Magda Bizarro
scene Fernando Ribeiro
luci Nuno Meira
costumi José António Tenente
musica Hélder Gonçalves (composizione), Tiago Rodrigues (parole)
suono Pedro Costa
assistente alla messa in scena Ilyas Mettioui
produzione Festival d’Avignone
coproduzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival, Odéon-Théâtre de l’Europe, Théâtre National Dona Maria II, Théâtre National Populaire de Villeurbanne, Comédie de Genève, La Coursive, scène nationale de la Rochelle, Wiener Festwochen, Comédie de Clermont Ferrand, National Taichung Theater, Théâtre de Liège

Lo spettacolo è stato creato per l’apertura della 75° edizione del Festival D’Avignone

La magnetica Isabelle Huppert, una delle attrici più premiate della storia del cinema, e l’autore, attore e regista portoghese Tiago Rodrigues, eccellenza della scena europea, condividono il progetto di messa in scena di una delle più note opere di Anton Cechov.
“Ho sempre pensato che Il giardino dei ciliegi trattasse della fine” scrive il regista in una sua nota. “Prima come lettore e studente di drammaturgia e poi come attore ho sempre considerato l’ultima commedia di Checov, come un dramma sulla fine delle cose e sugli addii. Mi sbagliavo, o meglio, credo che fossi nel posto sbagliato al momento sbagliato – come se non avessi avuto abbastanza esperienze di vita da poterla analizzare sotto la luce giusta. Oggi, dal mio punto di vista, posso affermare che Il giardino dei ciliegi tratta dell’inesorabile forza del cambiamento. Mettere in scena Il giardino dei ciliegi nel 2021 significa parlare d’un tempo di profonda ed invisibile mutazione sociale, un tempo abitato da personaggi che non capiscono che quello che loro chiamano straordinario rappresenta la nuova normalità. Mettere in scena Il giardino dei ciliegi significa parlare di uomini e donne convinti di vivere qualcosa di unico che non è mai stato vissuto prima. Significa parlare d’uno straordinario momento storico, che parla dei dolori e delle speranze d’un nuovo mondo che nessuno ha ancora pienamente studiato”.