Pompeii Theatrum Mundi

La scelta di allestire per la prossima edizione di Pompeii Theatrum Mundi l’Antigone di Anouilh, scritta nel 1941, è motivata dalla bellezza e originalità del testo – che rileggendolo ho trovato meraviglioso – e perciò degno di essere messo in scena, a sottolineare anche il compito che da questo punto di vista deve avere uno Stabile, di riproposizione di opere pochissimo frequentate seppur, come in questo caso, importanti per la drammaturgia del ‘900.
Un’opera che ha portato i segni di una ambiguità tra fascismo e antifascismo, originata dalla circostanza di una prima assoluta durante l’occupazione nazista di Parigi. In realtà il fascismo non c’entra niente. Creonte è tutto tranne che un fanatico. Tutta la pièce è pervasa da un’amara rassegnazione alla natura umana in cui ogni personaggio non può che seguire il proprio destino. Così anche una versione particolarmente struggente, amara, del personaggio di Antigone. Mi sembra che si possa parlare di una Antigone esistenzialista e a quel periodo penso ci ispireremo.
Mi piace anche annunciare che lo spettacolo, nella sua riproposta nel cartellone 2020/2021, chiuderà il ciclo di seminari sul rapporto tra teatro e giustizia curato dal Prof. Gennaro Carillo, intitolato appunto Verso Antigone.

Plutus, ultima commedia di Aristofane pervenutaci integra, propone una generale riflessione sulla diseguale distribuzione della ricchezza nel mondo. I protagonisti, due modesti cittadini ateniesi irritati dalle ingiustizie economiche e sociali, si imbattono casualmente in un vecchio cieco, cencioso e logoro, che si rivela loro come Pluto, il Dio del danaro. La cecità del Dio, conseguenza di una punizione da parte degli altri Dei, sarebbe la causa della ineguale e casuale distribuzione della ricchezza tra gli uomini. I due rapiscono il Dio, gli ridanno la vista e lo costringono a redistribuire equamente il danaro tra la gente. Le conseguenze di questa azione si riveleranno nefaste per l’ordine sociale del mondo. Aristofane, su un tema ancora attualissimo, propone prima una soluzione utopica, e poi una questione fondamentale: Neanche un “miracolo” ci salverà? Neanche avere fede in un Dio?
Penia, Dea della povertà, ci provoca affermando che è proprio la diseguaglianza il motore del mondo. Senza la necessità (di sopravvivere) non ci alzeremmo neanche dal letto la mattina.
Nell’attualità del tema, considerando le continue crisi finanziarie internazionali, le istituzioni economiche che provano a regolarle, come BCE, fondi monetari internazionali, ministeri delle finanze ecc, sono entità che appaiono a noi comuni mortali proprio come un Dio Pluto agli antichi, e a cui noi stessi affibbiamo una cecità di fondo nel considerare i problemi sociali. Nella nostra riscrittura, stiamo immaginando un luogo contemporaneo, periferico, in cui, in una situazione di necessità estrema, si palesa, la soluzione divina alle iniquità economiche e sociali. Un luogo sperduto che diventa l’ombelico del mondo. Una panacea ambita, come un osso lanciato in mezzo al “branco umano” da una comica casualità, che scatena appetiti selvaggi tra i protagonisti. E che genera, infine, altre e ben più inquietanti domande: nel nuovo ordine mondiale, con la miseria scompare anche la disonestà? È il possesso a rendere ingiusti, o bisogna possedere il talento della disonestà per poter essere davvero ricchi?

direttore artistico/coreografo Akram Khan drammaturgia Ruth Little
danzatori Ching-Ying Chien, Andrew Pan, Dominique Petit, Mythili Prakash, Sam Pratt, James Vu Anh Pham
luci Aideen Malone visual design Tom Scutt musiche originali e design del suono Vincenzo Lamagna
costumi Kimie Nakano drammaturgia Jordan Tannahill direttore prove Mavin Khoo voce fuoricampo Dominique Petit
Outwitting the Devil è ispirato ad un frammento delle dodici tavolette d’argilla che insieme formano uno dei maggiori capolavori della letteratura mondiale, l’antico ciclo epico di origine sumera, L’Epopea di Gilgamesh. Nello specifico un violento capitolo dell’infanzia di Gilgamesh, letto e ricordato da sé stesso più vecchio e morente. Narra dell’addomesticamento e dell’amicizia di Gilgamesh con l’uomo selvaggio Enkidu, il loro viaggio nella vasta Foresta dei Cedri, abitata da esseri selvaggi e spiriti, e l’uccisione del suo guardiano Humbaba. Forte e orgoglioso, il giovane Gilgamesh è determinato a raggiungere la fama e fortificare la città di Uruk come monumento a se stesso. Ma l’uccisione di Humbaba, la distruzione della foresta e degli animali che vi abitano irritano gli dei, che puniscono il giovane Re prendendosi la vita del suo amato Enkidu.
Di fronte alla verità e al dolore della mortalità umana, Gilgamesh è passato alla storia per essere un frammento tra i resti della cultura e della memoria umana. Outwitting the Devil è un mito di tutti i tempi, del nostro tempo.
Outwitting the Devil inizia attorno ad un tavolo, con un’immagine de L’ultima cena. O meglio, con la risposta dell’artista australiana Susan Dorothea White all’iconico dipinto di Leonardo da Vinci, la sua opera The First Supper, che ritrae donne di diverse culture attorno ad un tavolo. L’intento dell’artista è sfidare le convenzioni della religione patriarcale.
Akram Khan vide un’immagine de L’ultima cena per la prima volta a scuola e rimase colpito dalla diversità dei corpi e delle culture che ritraeva. È molto importante il modo in cui raccontiamo le storie dei nostri miti: i nostri sistemi di credo e le nostre forme di potere sono definite in base a chi siede a quel tavolo. Le scene di Tom Scutt per Outwitting the Devil prevedono una grande scatola di legno nera; un tavolo, ma anche un tomba – il primo come nell’ultima cena. È allo stesso tempo un luogo di incontro e un monumento, e si trova tra centinaia di frammenti e resti che rappresentano le rovine della cultura umana e la depredazione della natura. L’idea della “prima cena” ci riporta indietro alle storie di una delle prime civiltà mondiali, gli antichi Sumeri, raccolte nel poema epico di Gilgamesh quasi 4000 anni fa.
Gilgamesh potrebbe essere stato un Re di Uruk nel Sud della Mesopotamia. Il suo governo coincise con l’ascesa di grandi città murate, una cultura urbana stratificata, la schiavitù, le guerre, scritture letterarie e creazione di documenti storici. La sua cultura era patriarcale e gerarchica; i suoi Dei assunsero forme umane e si pensava avessero fatto l’umanità – come le tavolette su cui gli scribi annotavano le sue azioni senza tempo – sull’argilla. Ma i popoli, come le tavolette d’argilla, la grande città di Uruk e la stessa civiltà sumera, cadono e si frantumano. Tra i frammenti del poema epico rinvenuti in Iraq nel 2011 vi era un coccio di argilla contenente venti righe della tavoletta V fino ad allora sconosciute. Descrivono lo sbalordimento di Gilgamesh davanti all’abbondanza e alla biodiversità della grande Foresta di Cedri, e il dispiacere di Enkidu per averla ridotta ad una terra desolata. Si tratta quindi del primo poema ambientale.
Outwitting the Devil è allo stesso tempo memoria e confessione, un puzzle composto al buio che contiene la storia di chi eravamo un tempo, e che potremmo diventare di nuovo.

Raggiungere Pompei è più facile con Pompeii Theatrum Mundibus, un servizio bus a/r dal Teatro Mercadante al Teatro Grande di Pompei acquistabile entro e non oltre 48 ore prima dell’inizio dello spettacolo, al costo di 10 euro.

Sarà possibile comprare il biglietto combinato spettacolo + navetta sia online su www.vivaticket.it che presso le nostre biglietterie al Teatro Mercadante e al Teatro San Ferdinando.

Coloro che fossero già in possesso del titolo d’ingresso allo spettacolo potranno acquistare il servizio navetta esclusivamente recandosi presso le biglietterie del Teatro Stabile di Napoli: