ritratto di dora

dal 19 al 23 febbraio 

Ginestran PALADINO
RITRATTO DI DORA M.
progetto a cura di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
parole di Fabrizio Sinisi
regia Francesco Frongia
musiche originali Carlo Boccadoro
scene e costumi Erika Carretta
disegno luci Sarah Chiarcos
suono Silvia Laureti
la maschera del Minotauro è di Mimmo Paladino
produzione Teatro Filodrammatici di Milano
Dora Maar sarebbe stata apprezzata e ammirata se non
fosse stata l’amante di Picasso? E le sue fotografie sarebbero
passate alla storia? Sì, non c’è dubbio. Ma Dora Maar è stata
vittima di un cliché: essere, secondo lo stesso Picasso, “La
donna che piange”. Così Victoria Combalìa, nell’introduzione
al catalogo della mostra “Nonostante Picasso” da lei curata
a Palazzo Fortuny a Venezia nel 2014. Dora Maar ha
attraversato tutto il ‘900 (era nata a Parigi nel 1907 e a Parigi
morirà 90 anni dopo nel 1997) e nella prima metà della sua
vita è stata sempre vicina al cuore della Parigi artistica e
culturale dell’epoca in quel momento magico e irripetibile in
cui la città era il centro del mondo. La sua carriera fotografica
fu breve, ma intensa: si colloca fra il 1931 e il 1937, anno in
cui, spinta da Picasso, abbandonò la fotografia per la pittura,
dopo aver testimoniato con una serie di storici scatti la
creazione di Guernica. In seguito, avrebbe riesumato e
rielaborato vecchi negativi, conseguendo risultati
estremamente interessanti. Questo passaggio dalla
fotografia, un’arte che Dora padroneggiava con maestria,
alla pittura in cui non arriverà mai a superare una faticosa
mediocrità, è uno dei momenti che segnano un percorso
esistenziale segnato da brusche cesure e dolorosi cambi di
rotta. Al momento dell’incontro con Pablo, Dora è una donna
realizzata, dalla bellezza fiammeggiante. Picasso la vede per
la prima volta in un ristorante mentre gioca con un affilato
coltello e conserverà per tutta la vita il suo guanto di pizzo
nero sporco di sangue, reliquia del loro colpo di fulmine. Dora
era stata l’amante di Bataille, amica di Eluard, di Prévert, di
Bunuel. Le sue foto testimoniavano la Parigi proletaria
dell’epoca, erano foto poetiche e politiche nello stesso tempo
che ritraevano gli abitanti della cosidetta “Zone”, una sorta
di bidonville ai confini della città, o, a Barcellona, il popolo
della Boqueria, il suo impegno politico coincideva con la sua
appartenenza al gruppo dei surrealisti, di cui era
un’esponente non secondaria. Cinque anni dopo, alla fine
della sua relazione con Picasso, che la lascia per la più
giovane Francoise Gilot, Dora è una donna spezzata, che si
aggira nuda nell’androne di casa sua, in preda a una crisi
psicotica. “Tutti pensarono che mi sarei suicidata dopo che
Picasso mi aveva lasciata, ma non lo feci per non dargli
questa soddisfazione”. Fu soccorsa, curata e accudita da
Jacques Lacan e da sua moglie Sylvia Bataille e trovò due
strade per superare l’abbandono: la pittura e la religione.
Dopo un breve periodo “mondano” in compagnia di Marie
Laure de Noailles, in cui frequentò Cocteau, Balthus, Lucien
Freud, Alice Toklas, Dora Maar poco a poco si chiuse in
un’esistenza fatta di meditazione, di preghiera e di solitudine,
una clausura misteriosa che durò quasi cinquant’anni e in
cui nessuno fu mai ammesso. Sono queste tre immagini
di donna così lontane fra loro che ci hanno affascinato,
incuriosito e appassionato. Dora Maar raggiante musa dei
surrealisti, la donna che gioca coi coltelli, Dora Maar, la
donna che piange nei ritratti di Picasso, annientata da un
amore assoluto, Dora Maar la reclusa, la mistica piegata
nel corpo dall’artrosi, ma sempre più raffinata nello spirito.
Ginestra Paladino ha lanciato una provocazione che
abbiamo raccolto con gioia, coinvolgendo per la scrittura
del testo Fabrizio Sinisi, che ci è sembrato avere il tocco e
il linguaggio perfetti per costruire questo trittico: tre facce,
tre maschere, tre stazioni di un percorso esistenziale unico,
lontani da qualsiasi tentazione di biopic, più vicini all’idea di
una sorta di melologo in cui la musica di Carlo Boccadoro -
un musicista che ha l’esperienza teatrale e la versatilità per
“dipingere” questi ritratti musicali – accompagna la voce di
Dora, immersa nel flusso di immagini che creeremo per lei,
attraverso le tre tappe della sua lunga vita.
conserverà per tutta la vita.
La loro fu una relazione tormentata, divorata dalla passione,
che terminò in maniera drammatica nel 1943 quando
Picasso lasciò Dora, l’unica a non avergli dato figli, per
un’amante più giovane. Dora dirà: “dopo Picasso, solo Dio” e
con questa frase entra nella leggenda sottraendosi al mondo
di lei non sappiamo quasi più nulla, si rinchiude nella casa
in campagna rifiutando ogni contatto. Dora diventa mistero,
una donna carismatica, profondamente intelligente che col
suo tocco leggero reclama il suo posto nel panorama delle
avanguardie artistiche del novecento.