Teatro San Ferdinando

TEATRO SAN FERDINANDO Piazza Eduardo De Filippo 20 Tel: 081291878


RAGAZZE SOLE CON QUALCHE ESPERIENZA

DAL 20 DICEMBRE AL 7 GENNAIO 

di Enzo Moscato
regia Francesco Saponaro
con Veronica Mazza, Carmine Paternoster, Lara Sansone, Salvatore Striano
produzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro Uniti

Amore, eros, violenza e sangue, incastonati in una tragica ma esilarante condizione di solitudine, fanno da sfondo a Ragazze sole con qualche esperienzatesto del 1985 di Enzo Moscato, figura di spicco del teatro contemporaneo e capofila della nuova drammaturgia napoletana insieme ad Annibale Ruccello.
Due coppie di emarginati si incontrano per dare sfogo a un folle e inebriante appuntamento d’amore. Un plot surreale ed eccentrico, nel quale due travestiti, Grand Hotel e Bolero Film ricevono nella loro alcova Scialò e Cicala, due strampalati delinquenti in fuga da un agguato di camorra; un pretesto narrativo apparentemente inverosimile per raccontare, con impareggiabile qualità profetica, uno spaccato del tempo presente. Realtà e finzione si mescolano fino al cortocircuito tra l’esperienza biografica dei protagonisti e i loro ruoli. Scialò e Cicala sono Salvatore Striano e Carmine Paternoster, attori che dopo l’esperienza della detenzione hanno trovato un riscatto umano grazie al palcoscenico e a film come Gomorra di Matteo Garrone e Cesare non deve morire dei fratelli Taviani, successi internazionali premiati ai festival di Cannes e Berlino. Parallelamente, i personaggi di Grand Hotel e Bolero Film, sono affidati a Lara Sansone, nipote ed erede scenica di Luisa Conte, storica fondatrice del Teatro Sannazaro, tempio della tradizione popolare napoletana, e a Veronica Mazza, attrice dalla spiccata vis comica che declina nei territori del teatro, del cinema e della serialità televisiva.


DESIDERI MORTALI
DAL 24 GENNAIO AL 4 FEBBRAIO

Ruggero Cappuccio, torna per il terzo anno consecutivo allo Stabile di Napoli con Desideri Mortali, spettacolo che nasce dai suoni del mare, dal desiderio sfacciato e segreto della morte, dalla memoria come nostalgia di un silenzio che vagheggia suoni inauditi, una sorta di oratorio profano composto e diretto da Ruggero Cappuccio addensato nella rievocazione del mondo poetico di Tomasi di Lampedusa. Una rievocazione tra due lingue, napoletano e siciliano, nell’agone dei suoni e dei sogni di un unico regno, di due Sicilie, di due Napoli, di due terre gemelle che non vorranno mai migliorare, perchè gli uomini che le popolano sono convinti di essere perfetti. Una rievocazione del desiderio di morte che ispira in tutta l’opera di Lampedusa, che cresce e si mostra in una stupefacente solarità intrecciata di vitalismi spossanti, sogni impossibili nella loro assoluta possibilità. Così, la scrittura di Ruggero Cappuccio si dilata come un pentagramma per le note del Gattopardo, degli appunti autobiografici di uno scrittore consacrato ad una sapienza ritmica, ad una forza di materializzazione delle immagini riconosciute solo dopo la sua morte.


DIECI STORIE PROPRIO COSÌ
6/7/8 FEBBRAIO 

da un’idea di Giulia Minoli
drammaturgia Emanuela Giordano e Giulia Minoli
regia Emanuela Giordano
con Daria D’Aloia, Vincenzo d’Amato, Tania Garribba, Valentina Minzoni, Alessio Vassallo
e con Tommaso Di Giulio (chitarre), Paolo Volpini (batteria)
musiche originali Tommaso Di Giulio
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Emilia Romagna Teatro Fondazione
in collaborazione con The CO2 Crisis Opportunity Onlus

Dieci storie proprio così racconta di vittime conosciute e sconosciute della criminalità organizzata, storie di impegno civile e riscatto sociale, responsabilità individuali e collettive, connivenze istituzionali e taciti consensi. Racconta il coraggio espresso da associazioni di ragazzi caparbi, la tenacia dei parenti delle vittime, l’impegno di tutti cittadini che fanno della memoria un diritto inalienabile. Senza incorrere nell’enfasi celebrativa, le storie si intrecciano tra loro in un affresco corale, carico di energia vitale. Dieci storie proprio così è una “ragionata” provocazione contro quella rete mafiosa, trasversale e onnipresente, che vorrebbe sconfitta la coscienza collettiva, la capacità di capire e reagire.


MILENA & MICHAEL
10/11 FEBBRAIO

coreografia, luci e musiche Emanuel Gat
costumi creati in collaborazione con i danzatori
creato in collaborazione con e interpretato da Michael Loehr e Milena Twiehaus
produzione Emanuel Gat Dance, Maison de la Danse de Lyon
creato presso la Maison de la Danse de Lyon
con il patrocinio della Fondazione BNP Paribas

SACRE
musica I. Stravinsky, La sagra della primavera
coreografialuci e costumi Emanuel Gat
produzione Emanuel Gat Dance, The Suzanne Dellal Centre (Israele), Festival Uzès Danse, Monaco Dance Forum
con il patrocinio di Dellal Foundation, Theatre de l’Olivier-Istres, Ballet Monte-Carlo
produzione 2015 Emanuel Gat Dance creato durante durante una residenza artistica a Montpellier Danse, Agora –  Cité Internationale pour la Danse and at Maison de la Danse d’Istres

Il famoso coreografo israeliano trapiantato in Francia Emanuel Gat arriva al Teatro Stabile di Napoli con due coreografie. La prima è una danza ridotta ai suoi elementi essenziali, Milena and Michael è un riflesso dell’azione del danzare e, allo stesso tempo, racconta la storia di due persone che cercano un contatto.
Dopo aver sperimentato coreografie più complesse, Emanuel Gat sceglie di concentrarsi su una forma che implica un ritorno alle basiIl lavoro qui presentato può essere definito come una sorta di zoom sul vuoto e sulla fatuità respirabile tra i movimenti, tra i frammenti di coreografia, tra i suoni e tra i due danzatori.

Sacre è un riadattamento dell’opera dello stesso Emanuel Gat creata nel 2004 per la partitura eponima di Stravinsky. Sacre smonta le meccaniche della salsa cubana e le riassembla per creare una coreografia complessa e dal forte carico drammaturgico.
Una rilettura libera e frenetica nonché impegnativa del capolavoro di Stravinsky, Sacre non si focalizza sul concetto di sacrificio, ma piuttosto su quello di azione.
Questa coreografia ha ricevuto un Bessy Award nel 2006 per la sua performance al Lincoln Center Festival di New York.


EDEN TEATRO
DAL 27 FEBBRAIO ALL 11 MARZO

di Raffaele Viviani
regia Alfredo Arias
con Mariano Rigillo, Gaia Aprea, Gennaro Di Biase, Mauro Gioia, Gianluca Musiu, Anna Teresa Rossini, Ivano Schiavi, Paolo Serra, Enzo Turrin
produzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale

Dopo il grande successo internazionale di Circo equestre Sgueglia il regista franco argentino Alfredo Arias torna allo Stabile di Napoli con un nuovo Viviani: Eden Teatro. Arias racconta che non c’è niente di più accattivante del mondo di queste dive sull’orlo dell’abisso che si contendono una sopravvivenza miserabile sul manifesto e sulle tavole di un teatrino, ultima speranza di un mondo o più precisamente fine di un mondo. Viviani coglie le sue creature nelle difficoltà più assurde e ridicole della vita, risvegliando in noi, spettatori, un amore per un’arte che svanisce, evapora, consumata dalla sua stessa leggerezza. Ma cantare una canzone prima di scomparire nelle nebbie dell’oblio e dell’indifferenza è forse la sola prova per un artista di aver vissuto e di aver testimoniato il valore poetico di quell’esistenza. Valore destinato a essere ignorato dalla brutalità del reale. Così Viviani – senza aver bisogno di una trama drammatica – ci mette a confronto con personaggi che diventano lo specchio di quanto di più fragile e nobile possediamo fino a farci credere che un soffio può essere una tempesta e una canzone può essere immortale.


EMONE
LA TRAGGEDIA DE ANTIGONE SECONNO LO CUNTO DE LO INNAMORATO
 DAL 20 AL 25 MARZO 

di Antonio Piccolo
regia e scene Raffaele Di Florio
con Paolo Cresta, Valentina Gaudini, Anna Mallamaci, Marcello Manzella e attore da definire
testo vincitore del Premio Platea 2016
produzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro di Roma – Teatro Nazionale

Vincitore nel 2016 del Premio per la Nuova Drammaturgia italiana promosso dalla Fondazione P.L.A.TEA., Emone. La traggedia de Antigone seconno lo cunto de lo innamorato ripropone l’emblematica storia dell’eterno conflitto tra autorità e potere attraverso lo sguardo di Emone, personaggio minore della tragedia di Sofocle. Le parole di questo dramma – spiega Antonio Piccolo in una sua nota – vanno lette tutte per intero, senza troncamenti, aferesi o elisioni, tranne dove indicato con l’apostrofo. Richiedono, insomma, che si leggano non come parla il napoletano contemporaneo, bensì come si usa fare con la lingua di Giovan Battista Basile, che è il principale – ma non unico – inarrivabile maestro a cui questo testo indegnamente si ispira. Le libertà linguistiche restano comunque tante e tali perché si è giocato, in maniera presepiale e volutamente naïf, con vocaboli e codici dalle derivazioni più disparate, compresi quelli provenienti direttamente dalla fantasia dell’autore.


LA CUPA
FABBULA DI UN OMO CHE DIVINNE UN ALBERO
DALL 11 AL 22 APRILE

testo e regia Mimmo Borrelli
con Mimmo Borrelli e attori da definire
scene Luigi Ferrigno
costumi Enzo Pirozzi
musiche Antonio Della Ragione
luci Cesare Accetta
produzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale

Mimmo Borrelli giovane autore napoletano, definito dal critico de Il Sole 24 ore il più grande drammaturgo italiano vivente arriva al Teatro Stabile di Napoli con uno spettacolo inedito La Cupa. Il testo che determina lo “svango”, lo svuotamento, quel passaggio dalla Trinità dell’Acqua (’Nzularchia – 2003; ’A Sciaveca – 2006; La Madre: ’i figlie so’ piezze ’i sfaccimma – 2010) alla Trinità della Terra.

Mentre nella precedente trilogia il flusso dell’elemento materico ruotava attorno al cardine orizzontale della maternità: dall’umidità di un’infanzia violata, rinchiusa nell’utero materno di una pioggia incessante di memorie da raccogliere nella tinozza dei ricordi da ricostruire, di ’Nzularchia; per passare all’amore impossibile violentato, inzozzato, insufflato e travolto dai fiotti ondosi del mare de la ’A Sciaveca; fino ad arrivare ad un testo che affrontasse concretamente e non per richiami di allegoria la maternità stessa, ovvero La Madre; in questa invece affonderò le mie peregrinanti autoanalisi, nei versi del mio inconscio e il suo affiorare in getto e spruzzo furibondo alla pagina prima, alla scena poi, senza intralcio di naturale consequenzialità e senza dunque poter prescindere dalla mia stessa carne e messa in compromissione, negli atti al presente della mia stessa vita, sulla paternità e le sue e le mie paure, non così tanto nascoste.