Teatro Bellini

DAL 31 GENNAIO AL 5 FEBBRAIO 2023
LA TEMPESTA

di William Shakespeare
traduzione e adattamento Alessandro Serra
con Fabio Barone (Ferdinando), Andrea Castellano (Nostromo/Spirito), Vincenzo Del Prete (Stefano), Massimiliano Donato (Alonso), Paolo Madonna (Sebastiano), Jared McNeill (Caliban), Chiara Michelini (Ariel), Maria Irene Minelli (Miranda), Valerio Pietrovita (Antonio), Massimiliano Poli (Trinculo), Marco Sgrosso (Prospero), Bruno Stori (Gonzalo)

regia, scene, luci, suoni, costumi Alessandro Serra

Nella Tempesta tutti cercano di usurpare, consolidare o innalzare il proprio potere. Prospero trascura il governo, cioè gestisce male il potere, e subito suo fratello, il suo stesso sangue, trama contro di lui insieme al re di Napoli e lo condanna a una morte per acqua. Gonzalo lo salva, fornendogli segretamente la fonte di un potere ben più grande di quello politico: la magia. Ma chi è sradicato non può che sradicare, dice Simone Weil, e così non appena giunto sull’isola, Prospero usa il suo potere magico per sottrarla a Caliban, che prima adotta come figlio e poi trasforma in schiavo. Lo stesso farà con Ariel: lo libera dalla schiavitù ma lo condanna a servirlo per dodici anni. Persino il suo atteggiamento nei confronti di Ferdinando e Miranda è dettato da un mero interesse dinastico. Anche nella Tempesta, come in tutti i romances, c’è il tema dell’unione di due regni.
Non appena mettono piede sull’isola Antonio convince Sebastiano a uccidere suo fratello per divenire re di Napoli. Solo Gonzalo, in un mirabile monologo scritto da Shakespeare con le parole di Montaigne, vaneggia di una società ideale senza violenza in cui ogni bene sia in comune, senza alcuna sovranità, in simbiosi con la natura. Ed è proprio di fronte alla natura che nella prima scena si ribaltano le gerarchie: in un mare in tempesta comanda il Nostromo, non il re, perché “Che gliene importa ai cavalloni del titolo di re!”  
Ma in realtà chi comanda davvero è la natura, e quando la natura decide di riprendersi il suo spazio i marinai non possono che intonare il loro saggio requiem: È tutto inutile, preghiamo! Siamo fottuti!
Tutti sono sul punto di morire annegati, ma in realtà non muore nessuno, è più un’immersione battesimale, un’iniziazione nel proprio labirinto interiore al termine della quale, dice Gonzalo, “noi tutti ritrovammo noi stessi quando nessuno era più padrone di sé”. Nella tempesta il sovrannaturale si inchina al servizio dell’uomo, Prospero è del tutto privo di trascendenza, eppure con la sua “rozza magia” imprigiona gli spiriti della natura, scatena la tempesta, e resuscita i morti. Ma sarà Ariel, uno spirito dell’aria, ad insegnargli la forza della compassione e del perdono. “Lo credi davvero, spirito? Io sì, se fossi umano”.
Su quest’isola-palcoscenico tutti chiedono perdono e tutti si pentono ad eccezione di Antonio e Sebastiano, non a caso gli unici immuni alla bellezza e allo stato di estasi che pervade gli altri. Il fatto che Prospero rinunci alla vendetta proprio quando i suoi nemici sono distesi ai suoi piedi, ecco questo è il suo vero innalzamento spirituale, il soprannaturale arriva quando Prospero vi rinuncia, rinuncia a usarlo come arma.
Ma il potere supremo, pare dirci Shakespeare, è il potere del Teatro. La tempesta è un inno al teatro fatto con il “teatro” la cui forza magica risiede proprio in questa possibilità unica e irripetibile di accedere a dimensioni metafisiche attraverso la cialtroneria di una compagnia di comici che calpestano quattro assi di legno, con pochi oggetti e un mucchietto di costumi rattoppati. Qui risiede il suo fascino ancestrale, nel fatto cioè che tutto avviene di fronte ai nostri occhi, che tutto è vero pur essendo così smaccatamente simulato, ma soprattutto che quella forza sovrumana si manifesta solo a condizione che ci sia un pubblico disposto ad ascoltare e a vedere, a immaginare, a condividere il silenzio per creare il rito. L’uomo avrà sempre nostalgia del teatro perché è rimasto l’unico luogo in cui gli esseri umani possono esercitare il proprio diritto all’atto magico.
 

Durata: 105 minuti


DAL 7 AL 12 FEBBRAIO 2023

MOBY DICK ALLA PROVA

di Orson Welles
adattato dal romanzo di Herman Melville (prevalentemente in versi sciolti)
traduzione Cristina Viti

uno spettacolo di Elio De Capitani

costumi Ferdinando Bruni
musiche dal vivo Mario Arcari, direzione del coro Francesca Breschi
maschere Marco Bonadei, luci Michele Ceglia, suono Gianfranco Turco

con Elio De Capitani
e Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Enzo Curcurù, Alessandro Lussiana, Massimo Somaglino, Michele Costabile, Giulia Viana, Vincenzo Zampa, Mario Arcari

Moby Dick alla prova, scritto da Orson Welles e inedito in Italia, è lo spettacolo a cui Elio De Capitani ha lavorato nel corso dell’inverno del 2020/21. Un grande esempio di metateatro che solca due mari in cerca di bianco cetaceo, mentre all’orizzonte si prospetta già una tempesta che nulla ha da invidiare a quella che colpisce il povero vecchio Lear. In scena, un gioco crudele di potere e vendetta, in cui luci plumbee ed echi acquatici rimbalzano su atmosfere invase dal fragore delle onde, dai colori del temporale e dalla potenza delle tenebre, mentre gli attori portano in teatro questo oceanico romanzo, colossale ed intimista al tempo stesso.

Durata: 140 minuti

MARTEDI' 14 FEBBRAIO 2023
FOJA in concerto Miracoli e Rivoluzioni
TEATRO BELLINI NAPOLI
I SETTORE € 25.00 / II SETTORE € 22.00 / III SETTORE € 16.50

DAL 17 AL 19 FEBBRAIO 2023
LILLI ELBE SHOW

liberamente ispirato al libro The Danish Girl

coreografia Simone Repele e Sasha Riva

danzatori Sasha Riva, Simone Repele, Silvia Azzoni, Jamal Callender, Christine Ceconello

costumi Francesco Murano
musiche di Musiche: J.S.Bach, D.Haugaard, V.Wesenlund, Folkstow, Adamson & Vaggvisor, D.Lang, Everando, I. Nielsen, Antony & The Johnsons, M.Richter
compagnia RIVA & REPELE

Una storia vera. Una vicenda privata e intima che, in realtà, appartiene a ognuno di noi. Questo racconto apparentemente lontano,
è invece più vicino di quanto possa sembrare grazie all’interpretazione e alla scrittura coreografica di Sasha Riva e Simone Repele
che esplorano il demone dell’insoddisfazione umana, il bisogno di accettazione che ognuno di noi pretende da sè stesso e quel
senso di inadeguatezza che spesso prende il sopravvento.
Questa è la storia del pittore paesaggista Einar Wegener e della moglie, la ritrattista Gerda Wegener: viaggio di trasfigurazione e di
metamorfosi oggi interpretato attraverso la magica lente della danza e della coreografia, dopo essere stata affrontata in un libro e
in una pellicola cinematografica. Nella narrazione chiara e leggibile, caratteristica peculiare delle pièce di Riva & Repele, si
affacciano in Lili Elbe Show due piani di realtà: il racconto della vicenda di Einar che, nell’ansia di ricerca della propria identità
diventerà Lili e il livello della fiaba, degli “spiriti”, dei “fantasmi” che intorno a Lui/Lei si aggirano. Una “petite femme fatale”
scolpisce fin dall’inizio l’anima nuda di Einar ma è anche l’immagine della figlia desiderata che Gerda e Einar non sono mai riusciti a
concepire seppure spinti da un profondo e controverso desiderio di genitorialità. Sulla scena una cornice senza specchio
rappresenta uno “stargate”, un passaggio segreto che porta a questa dimensione altra, dove si scatenano le visioni dei sogni e dove
la “petite femme” è già Lili: sagoma fedele delle emozioni più intime di Einar.
La cornice riprende quindi anche la figura forte e carismatica di Gerda che, compassionevole, sostiene il marito nella ricerca e
nell’affermazione della sua identità finale: è lei l’artista che sulla tela ha saputo disegnare l’immagine esatta di Einar vestito da
donna e sono proprio questi i quadri che l’hanno resa famosa. L’altra figura senza nome, ma dalla forte connotazione maschile, è lo
stereotipo del sesso forte che incarna il desiderio: quello che dovrebbe esserci, quello che in questa vicenda prende forme
inaspettate, quello che sottolinea la spinosa “differenza”. Il pittoresco narratore, deus ex machina, è l’incarnazione dell’estro
artistico di Einar e Gerda e del destino che si compie: lui sa già quale sarà il finale. Einar seduto su una sedia rotelle, aiutato da
tutti i personaggi che si vestono di camice bianco e strumenti operatori, trasforma la morte in metamorfosi. Con struggente ironia e
gusto impeccabile, Einar lascia dunque la scena a Lili che è finalmente pronta per il suo sfavillante Show.

MARTEDI' 21 FEBBRAIO/ MERCOLEDI' 22 FEBBRAIO 2023
ANGELO DURO in Sono Cambiato

SONO CAMBIATO, è questo il titolo del nuovo spettacolo di Angelo Duro, che si preannuncia ancora più potente dei primi due, dove il comico raccontava e analizzava tutte le sue idiosincrasie dichiarando di avere un carattere di merda. Adesso (è scritto anche a caratteri cubitali sul manifesto) ci fa sapere d’essere cambiato, di non essere più quello di prima. E qui ci vengono mille dubbi. In che senso sarà cambiato? Non sarà più scontroso, irriverente e polemico come prima? Sarà diventato più buono? Lo vedremo finalmente sorridere?
I dubbi sono tanti anche perché da uno come lui non sai mai cosa aspettarti. Di certo la notizia di questo suo cambiamento ha aumentato la nostra curiosità, e adesso non aspettiamo altro che vederlo nel suo nuovo spettacolo (che da quest’anno è pure autoprodotto dalla società che ha fondato e chiamato, in perfetto suo stile, “Da Solo Produzioni”).

DAL 24 FEBBRAIO AL 5 MARZO 2023
ASPETTANDO GODOT

di Samuel Beckett
regia, scene e costumi Theodoros Terzopoulos
con Paolo Musio, Stefano Randisi, Enzo Vetrano
musiche Panayiotis Velianitis
produzione ERT / Teatro Nazionale | Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini

Quali sono le condizioni minime perché una vita valga la pena di essere vissuta?
Aspettando Godot è ambientato sulle rovine del mondo, in un futuro più o meno prossimo, in cui ogni ferita è acuita. È un viaggio verso il tentativo di coesistere con il prossimo e con l’altro che è in noi.
L’umanità può emanciparsi senza abbattere i muri tra dentro e fuori?



DAL 7 AL 12 MARZO 2022

SLAVA’S SNOWSHOW

creato e messo in scena da SLAVA

tournée italiana organizzata da ATER – Associazione Teatrale Emilia Romagna

in collaborazione con SLAVA e Gwenael Allan

Torna SLAVA’S SNOWSHOW al Teatro Bellini e con lui coriandoli, ragnatele, nebbia, palloni colorati e clown. Un viaggio magico, una festa continua che alterna gag esilaranti a liricità malinconica. Un teatro che nasce dai sogni e dalle fiabe e che ci spinge a sognare a nostra volta, come dice lo stesso Slava. Un evento imperdibile, per ritornare bambini e lasciarsi rapire dal sogno e delle emozioni.

Durata: 115 minuti



SABATO 18 MARZO 2023 ore 22.00
BRAD MEHLDAU solo
TEATRO BELLINI NAPOLI
I SETTORE € 49.50 / II e III SETTORE € 38.50

DAL 14 AL 19 MARZO 2023

PROMENADE DE SANTÉ
Passeggiata di salute

di Nicolas Bedos
traduzione di Monica Capuani

con Filippo Timi, Lucia Mascino

scene e luci Lucio Diana
costumi Stefania Cempini
musiche originali Valerio Camporini Faggioni
direttore di scena Mauro Marasà
luci Michele Stura
fonico Jacopo Pace
realizzazione costumi sartoria Teatro delle Muse
realizzazione scene Spazio Scenico

regia Giuseppe Piccioni

produzione MARCHE TEATRO


Ascolto solo canzoni. Perché dicono la verità. Più sono stupide e più sono vere. E poi non sono stupide…” - La signora della porta accanto, Francois Truffaut.

Torna in scena la coppia Timi-Masciano, per il debutto a teatro del regista Giuseppe Piccioni, con Promenade de santé (Passeggiata di salute) di Nicolas Bedos un testo complesso, pieno di insidie e di possibili chiavi di lettura, come ci spiega lo stesso regista. Concavo e convesso, chiuso ma abbastanza aperto, il testo di Bedos si presta ad una rappresentazione personale, l’ideale per uno come Piccioni che ama lavorare con gli attori e vede nel loro esprimersi e confrontarsi il cuore della propria ricerca. Una storia d’amore che racconta il “contagio amoroso”, una malattia necessaria, che da sempre ostinatamente si cerca di rinnovare, nonostante controindicazioni e conseguenze, sempre incapaci di giungere ad una immunità che ci ponga definitivamente al riparo dalle inevitabili sofferenze. Perché parlare d'amore in tempi come questi? Perché come in un qualsiasi film di Traffaut ad un certo punto bisognerebbe lasciar perdere le notizie e ascoltare solo canzoni “perché dicono la verità. Più sono stupide e più sono vere. E poi non sono stupide...”, eh no! Perché le canzoni parlano sempre d’amore e “senza amore non siamo niente”.
“Non volevamo fare semplicemente uno spettacolo. C’era l’urgenza e la responsabilità di tornare a fare qualcosa [...] in modo non rituale, di assecondare quella nuova energia e di trasferirla sulla scena.”

-Giuseppe Piccioni
 

Durata: 75 minuti



DAL 22 AL 26 MARZO 2023
LA MIA VITA RACCONTATA MALE 

da Francesco Piccolo

con Claudio Bisio
e i musicisti Marco Bianchi e Pietro Guarracino

musiche Paolo Silvestri
scene e costumi Guido Fiorato

luci Aldo Mantovani
regia Giorgio Gallione

produzione Teatro Nazionale di Genova

Un po’ romanzo di formazione, un po’ biografia divertita e pensosa, un po’ catalogo degli inciampi e dell'allegria del vivere, La mia vita raccontata male ci segnala che se è vero che ci mettiamo una vita intera a diventare noi stessi, quando guardiamo all'indietro la strada è ben segnalata da una scia di scelte, intuizioni, attimi, folgorazioni e sbagli, spesso tragicomici o paradossali. Attingendo dall'enorme e variegato patrimonio letterario di Francesco Piccolo, lo spettacolo si dipana in una eccentrica sequenza di racconti e situazioni che inesorabilmente e bizzarramente costruiscono una vita che si specchia in quella di tutti. Dalla prima fidanzata alle gemelle Kessler, dai mondiali di calcio all'impegno politico, dall'educazione sentimentale alla famiglia o alla paternità, dall'Italia spensierata di ieri a quella sbalestrata di oggi, fino alle scelte professionali e artistiche che inciampano in Bertolt Brecht o si intrecciano con Mara Venier, lo spettacolo, montato in un continuo perfido e divertentissimo ping-pong tra vita pubblica e privata, reale e romanzata, racconta "male", in musica e parole, tutto ciò che per scelta o per caso concorre a fare di noi quello che siamo.
Perché la vita, sembra dirci questo viaggio agrodolce nella vita del protagonista, forse non è esattamente quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda. E che spesso non si vive la vita come vuoi tu, ma come vuole lei. Lo spettacolo è perciò anche una indiretta riflessione sull’arte del narrare, su come il tempo modifica e trasfigura gli accadimenti, giocando spesso a idealizzare il passato, cancellando i brutti ricordi e magnificando quelli belli, reinventando così il reale nell’ordine magico del racconto. Ma, ha scritto Gabriel Garcia Marquez, le bugie dei bambini non sono altro che i segni di un grande talento di narratore. In questa tessitura variegata e sorprendente si muove Claudio Bisio accompagnato da due musicisti d’eccezione, per costruire una partitura emozionante, spesso profonda ma pure giocosamente superficiale, personale, ideale, civile ed etica.

“Ci sono due tipi di storie che si possono raccontare: quelle che fanno sentire migliori e quelle che fanno sentire peggiori, ma quello che ho capito è che alla fine ognuno di noi è fatto di un equilibrio finissimo di tutte le cose, belle o brutte; e ho imparato che, come i bastoncini dello shangai – se tirassi via la cosa che meno mi piace della vita, se ne verrebbe via per sempre anche quella che mi piace di più.”

-Francesco Piccolo



DAL 29 MARZO AL 3 APRILE 2023
PIECES OF WOMAN

Regia di Kornél Mundruczó

Testo adattato da Kata Wéber
Assistente alla sceneggiatura Soma Boronkay

Scenografia e costumi Monika Pormale
Musiche Asher Goldschmidt
Direttore luci Paulina Góral

con Dobromir Dymecki, Monika Frajczyk, Magdalena Kuta, Sebastian Pawlak, Marta Ścisłowicz, Justyna Wasilewska, Agnieszka Żulewska

Un dramma familiare, dal carattere marcatamente femminista, ambientato nella Varsavia di nostri giorni. Alimentato dalla forza e dalla determinazione di forti personaggi femminili, Pieces of a Woman usa una riunione di famiglia come pretesto per mettere analizzare al microscopio i problemi e i conflitti interni della società polacca.
Maja, protagonista trentenne di questa storia è alle prese con una tragedia personale e per rimettersi in carreggiata, dovrà mettere in discussione la sua vecchia vita e ricostruire da zero i rapporti con la sua famiglia. Pieces of a Woman è un quadro evocativo della donna moderna e della sua lotta per la conquista dell’inalienabile diritto a decidere della propria vita. Kornél Mundruczó, regista, e Kata Weber, autore della sceneggiatura, tratteggiano ogni personaggio con grande empatia e senza giudizi. Impiegando mezzi espressivi di gusto cinematografico, lo spettacolo polacco affascina gli spettatori con una narrazione intima, data dal realismo dei dettagli e dalla tenerezza delle creazioni degli attori. Pieces of a Woman è il secondo spettacolo, dopo The Bat (2012), di Kornél Mundruczó ad essere prodotto in Polonia dal TR Warszawa. Entrambi gli spettacoli hanno ottenuto il riconoscimento del pubblico polacco e internazionale.

"Il cammino intrapreso da Maja è il cammino di tutte le donne. Maya sperimenta ciò che tutte le donne sperimentano quando i loro desideri vengono schiacciati. Schiacciate dal dolore fino al momento in cui finalmente riescono a dispiegarsi e aprirsi ad una vita di maggiore consapevolezza, profondità e gioia, ovviamente. La combinazione di queste relazioni femminili mostrate nel nostro spettacolo sono autentiche e contengono amore, rabbia, delusione e guarigione, tutti aspetti oggi associati all'intimità".

-Kornél Mundruczó

SABATO 22 APRILE 2023

FRANCESCA MICHIELIN " BONSOIR Tour "

TEATRO BELLINI NAPOLI

I SETTORE € 51.75 / II SETTORE € 46.00 / III SETTORE € 40.00

DAL 25 AL 30 APRILE 2023

FAMILIE FLOZ FESTE

Una produzione di Familie Flöz
in coproduzione con Theaterhaus Stuttgart, Theater Duisburg, Theater Lessing Wolfenbüttel
con il supporto del Hauptkulturfonds

un opera di Andres Angulo, Björn Leese, Hajo Schüler, Johannes Stubenvoll, Thomas van Ouwerkerk, Michael Vogel

con Andres Angulo, Johannes Stubenvoll, Thomas van Ouwerkerk

regia Michael Vogel
aiuto regia Bjoern Leese

maschere Hajo Schüler
set Felix Nolze, Rotes Pferd

In una maestosa villa sul mare, tutto è pronto per la celebrazione di un matrimonio e della conseguente festa. Dietro la villa, si nasconde un cortile, sporco e caotico, dove il personale lavora senza sosta per cucinare, preparare, sorvegliare, pulire, ordinare. 

In un poetico equilibrio fra tragedia e comicità, gli adorabili personaggi di FESTE fanno del loro meglio per assicurare l'approvvigionamento e il perfetto funzionamento della magnifica casa sul mare. Condannati però a rimanere fra i deboli e i vinti, lottano per la loro dignità e il rispetto da parte dei ricchi padroni. 

Ma improvvisamente il mare scompare, lasciando solo un deserto di sabbia e pietra. Per un momento, tutto si ferma. La musica, tuttavia, suona ancora e ancora più forte, perché la celebrazione dell'amore deve continuare con tutti i mezzi. FESTE è una favola per adulti senza parole. Una storia tragicomica sul perseguimento della felicità individuale, dietro la quale c'è di più. Come negli angeli di Klee, le maschere testimoniano con la loro silenziosa immobilità l'impetuosa follia del progresso.

"Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine cresce davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo progresso, è questa tempesta." 


-Walter Benjamin

Familie Flöz fa teatro servendosi di mezzi che vengono “prima” del linguaggio parlato. Ogni conflitto si manifesta prima di tutto nel corpo.
Il conflitto corporeo è l'origine di ogni situazione drammatica. Tutte le pièce teatrali hanno origine da un processo creativo-collettivo, nel quale tutti gli interpreti fungono anche da autori di figure e di situazioni. Nel corso di svariate improvvisazioni, il gruppo individua un tema, raccoglie materiale drammatico e ne discute ancora molto a lungo, prima di mettere in gioco le maschere.
Similmente a un testo, una maschera porta con sé non solo una forma, ma anche un contenuto. Il processo di sviluppo di una maschera, che va dalla sperimentazione sul palco, fino alla simbiosi attore/maschera è determinante per il risultato.
Il paradosso fondamentale della maschera, cioè il fatto di celare un viso animato dietro una forma statica e con essa di creare figure viventi, costituisce per l’attore una vera e propria sfida da raccogliere. E non solo per lui. La maschera prende vita innanzitutto nell'immaginazione dello spettatore, il quale in questo modo ne diventa, in una certa misura, anche il creatore.
Ricettivi anche verso le reazioni degli spettatori, con uno sguardo critico sempre rivolto al proprio lavoro, tutte le produzioni Flöz vengono spesso modificate nel corso del tempo, sviluppando così la loro pienezza e intensità. 

Durata: 90 minuti

DAL 2 AL 14 MAGGIO 2023
L'UOMO PIU' CRUDELE DEL MONDO

testo e regia Davide Sacco

con Lino Guanciale, Francesco Montanari

scene Luigi Sacco
luci Andrea Pistoia
organizzazione Ilaria Ceci

produzione Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini, LVF, Teatro Manini di Narni

L’uomo più crudele del mondo, Paolo Veres, è seduto alla sua scrivania in una stanza spoglia di un capannone abbandonato. Davanti a lui un giovane giornalista di una testata locale è stato scelto per intervistarlo. La chiacchierata prende subito una strana piega e in un susseguirsi di serrati dialoghi emergeranno le personalità dei due personaggi e il loro passato, fino a un finale che ribalterà ogni prospettiva.

Durata: 60 minuti



DAL 16 AL 28 MAGGIO 2023
SEI PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE

di Luigi Pirandello

con Valerio Binasco e cast in via di definizione

regia Valerio Binasco

coproduzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale | Teatro Nazionale di Genova | Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini

Un classico del teatro di Luigi Pirandello che, ancora oggi, riesce a riproporre il valore e la tensione che attraversano i poli di un palcoscenico: parole e regia, interpretazione e vita reale. Nella storia, apparentemente scontata, di questa famiglia spezzata, Binasco ritrova gli elementi che caratterizzano la propria poetica: i fili sottili che regolano i rapporti umani e le loro fragilità, la ricerca della vera sostanza dell’essere umano e la forza di quella sfida attoriale che mira a restituirci l’essenza più intima della nostra collettività. Arte e vita, umanità e maschere, compongono qui il centro di una crisi, che investe il concetto stesso di identità e, allo stesso tempo, rivela la debolezza di un’industria culturale sempre più legata al denaro.