Teatro Bolivar

08/10/2022 H.21:00

INTERNO FAMILIARE
Open H.20:30
Teatro Bolivar - Napoli
Infinito Teatro presenta
Interno familiare
Iaia Forte
Javier Girotto
da un racconto di
Anna Maria Ortese
‘Il mare non bagna Napoli’
Interno familiare è un racconto tratto dalla raccolta “Il mare non bagna Napoli”, capolavoro della Ortese. E’ la vigilia di Natale. In una grande casa nel quartiere di Monte di Dio, Anastasia Finizio, una adulta zitella, viene a sapere che è tornato in città, dopo anni di assenza, un giovane di cui era stata innamorata. Questa notizia le risveglia i sogni sopiti, le fa immaginare la possibilità di una “vita nuova” aprendola ad un amore che però si rivelerà illusorio. Rinunciandovi rinuncerà a se stessa, e la sua vita ritornerà ad essere scandita solo da “casa e lavoro, lavoro e casa”.Intorno a lei una
famiglia atroce, in cui gli egoismi e le invidie condannano i personaggi ad una solitudine amara ed incosciente.
E’ un nero presepe, in cui la Ortese fa muovere con prepotente violenza, verità ma anche con passione queste icone di una falsa felicità domestica, microcosmo e metafora di Napoli stessa.

15/10/2022 h. 21.00
"Amor Cruel…Historia de Carmen”
Liberamente ispirato all’opera “Carmen” di G. Bizet

Regia e Coreografie ManuelaIannelli & @AntonioCampaiola
con GiadaBuono, GennyCalvanese, AntonioMarino

22/10/2022 H.21:00

GIOBBE COVATTA in RECITAL
con:  Ugo Gangheri: corde Giosy Cincotti: fisarmonica e pianoforte
Un recital che racchiude momenti tra i più significativi della produzione teatrale degli ultimi anni del comico napoletano nato a Taranto.
Accompagnato da tre musicisti sul palco ci farà ridere come nel suo stile dove ironia e satira si intrecciano a volte con la scienza e a volte con la carta dei diritti dell'infanzia e come spesso accade, gioca e ci fa riflettere sui paradossi della povertà, della fame dell'infanzia abbandonata.
Lasciando allo spettatore più di una sensazione amara ma vera, come spunto e riflessione da portare a casa.

06/11/2022 H.21:00

UNA FOLLE NORMALITA'
Sinossi
“Ivano Del Bagno,” autore e regista teatrale, viene contatto dal suo manager affinché scriva uno spettacolo per una attrice di scarsa fama, tale: “Aluna Seranova.” Il manager, mette subito in allarme Ivano circa i problemi psichici della donna, infatti pare che Aluna soffra di bipolarismo, disturbo della personalità e sesso compulsivo. Appena l’attrice giunge nello studio di Ivano, comincia, infatti ad avere una serie di comportamenti bislacchi, passa da un personaggio all’altro, da un discorso all’altro senza soluzione di continuità. Ovviamente Ivano, resta vittima delle stravaganze della donna e pur di non turbare l’armonia, l’asseconda in tutto e per tutto. Finalmente dopo un lungo periodo di esilarante e delirante follia, i due cominciano a lavorare sul testo, Aluna vorrebbe uno spettacolo che esalti il ruolo della donna e che vengano rappresentate le donne più importanti della storia. La commedia a questo punto, viaggia su un duplice binario: “la follia e l’omaggio alle donne della storia.” È un susseguirsi di sketch e situazioni divertenti, attraverso le quali vengono messe in risalto figure come: “Cleopatra, Lucrezia Borgia, Eva, Cenerentola, Wonder Woman e la Bella Addormentata,” ovviamente rappresentate in chiave parodistica. Dopo una carrellata travolgente di siparietti, c’è un duplice colpo di scena che stupirà letteralmente lo spettatore, fino a giungere alla morale finale, attraverso la quale l’attore e lo spettatore si chiederanno: “qual è il limite tra la follia e normalità?” O forse tutti noi viviamo: “una folle normalità!”

11/11/2022 H21.00

SOY MADERA
Teatro Bolivar - Napoli
CONCETTO
Questo lavoro vuole approfondire il concetto di rabbia nell’universo femminile come stato fisico ed emotivo e come motivo di propulsione a non fermarsi mai.
INTRODUZIONE DI SABRINA GARGANO
"Studiando Shiatsu (tecnica manuale giapponese basata sulla medicina cinese), ho realizzato che ognuno di noi ha un elemento (aria, acqua, terra fuoco e legno) che predomina sugli altri.
Il mio è il legno. Un elemento che ha come caratteristiche la flessibilità, la determinazione, il potere della decisione ed e’ associato alla rabbia come emozione.
Proprio per quest’ultima ho fatto fatica ad accettare di essere legno finché
non ho capito che la rabbia è stata sempre un ingrediente fondamentale della mia esistenza. La rabbia che mi ha spinto a fare, a riuscirci, a dimostrare di essere in grado e all’altezza, rabbia che si è trasformata in un’infinita determinazione che mi ha permesso di non fermarmi fino ad ora.
Ma che vuol dire non fermarsi, che vuol dire fermarsi? Questa è la domanda che pongo a me stessa in questo periodo storico della mia vita, dove forse riconosco che il non fermarsi è diventato quasi patologico.
Dovrei fermarmi? Come ci si ferma?"

13/11/2022 21:00
DIVIN 'A MMENTE DANTE
con Francesca Muoio e Luca Trezza
L’anno scorso sono passati 700 anni dalla morte di Dante Alighieri e celebrare la Divina Commedia, testo base della lingua italiana e, si può dire, simbolo dell’unità del nostro Paese, mai come in questo momento, crediamo sia un dovere, ma soprattutto un diritto prima come esseri umani e poi come cittadini. In questa triste epoca in cui, infatti, siamo più che mai “divisi” gli uni dagli altri e in cui la confusione e la paura ci rendono difficile pensare che “l’unità” e lo “stare insieme” possano essere fonte di forza e di speranza e non di malattia o debolezza, a maggior ragione dobbiamo fare il possibile per continuare a crederci con tutti noi stessi. Ma “unione” non vuol dire omologazione. Al contrario, è l’esaltazione delle differenze e delle peculiarità.
Ed è stato lo stesso Dante ad esserne convinto. Egli era affascinato dalla molteplicità delle lingue e dei dialetti. Era il primo a giocare con le loro musicalità e a rendersi conto della loro grande potenza artistica. E prova lo sono due personaggi dagli idiomi completamente inventati dal poeta, Pluto e Nembrotte, il re di Babele che fece costruire la famosa Torre. Il poeta sapeva che ogni lingua produce una letteratura e ogni letteratura può moltiplicarsi in altre ed altre lingue ancora, fino a diffondersi come una macchia infinita in tutto il mondo. Ed è proprio ciò che è successo alla Divina Commedia, che è stata tradotta in ormai duecento e più lingue e dialetti diversi, per raggiungere duecentomila e più popoli e renderla ad oggi davvero un’opera universale.
Ed ecco da dove nasce l’idea di Divin ‘a mmente Dante. C’è stata una donna napoletana, Matilde Donnarumma Pierro, pronipote per altro dell’omonimo Pierro, titolare della famosa casa editrice napoletana con la quale stamparono le loro opere anche Benedetto Croce, Salvatore Di Giacomo, Matilde Serao, Gabriele D’Annunzio ed Eduardo Scarpetta, che ha pensato bene di utilizzare il suo dialetto per “tradurre” l’opera di Dante e renderla così più comprensibile al popolo. Era il 1963 e la Divina Commedia in napoletano venne pubblicata con l’identica struttura di quella originale dei 14.233 versi in terzine di endecasillabi a rima incatenata. Cento canti che purtroppo, però, Matilde non ha fatto in tempo a pubblicare tutti. Abbiamo i canti dell’Inferno, alcuni del Purgatorio, ma nessuna traccia del Paradiso. La stessa però dichiarava che non si trattava di una vera e propria traduzione. “Il poeta è inimitabile, intraducibile, ma ci si può avvicinare molto senza tradirne il pensiero e il linguaggio.” E a noi piace pensare che, proprio per omaggiare il pensiero e il linguaggio di Dante, bisogna far conoscere anche questo piccolo grande capolavoro del patrimonio culturale della nostra Napoli. Napoli dove tutto è possibile. Dove persino una dolce anziana signora può diventare l’Alighieri dei nostri giorni. Dove la stessa anziana signora, pronipote di una storia enorme culturalmente parlando, ci insegna che il passato e il futuro possono e si devono incontrare, che un classico è tale perché può e deve diventare moderno e che l’incontro tra i due non deve per forza pregiudicare la poesia e il significato profondo del primo. Ci piace pensare che attraverso l’ascolto di una Divina Commedia così diversa rispetto a quella studiata a scuola, anziani, adulti e giovani possano riapprezzarne la bellezza e riconoscerne la familiarità. Possano ritrovarsi ancora oggi in quest’opera riassaporandone gli umori, le azioni e le tematiche. Vogliamo perciò esporre in maniera leggera e semplice la sua struttura alternandola alla lettura di alcuni frammenti di questi “nuovi” canti dell’Inferno. Ridaremo, così, voce e senso all’originale e lo daremo anche ad un Inferno napoletano diverso, forse non troppo conosciuto, ma sicuramente a noi più vicino. Divin’ a mmente Dante vuole ricordare che ricordare è fondamentale. Ed è per questo che “Tien ‘a mmente!”, il famoso detto napoletano, esplicita perfettamente il senso di ciò che vogliamo dire con questo progetto.
Tien ‘a mmente la Divina Commedia, tien ‘a mmente che è divina e perché lo è, tien ‘a mmente Dante, il suo ingegno e la sua poesia e, soprattutto, tienn ‘a mment che il dialetto di ogni singolo popolo è un patrimonio inestimabile che, come uno specchio teneramente implacabile, ci rivela ogni volta ciò che siamo stati e ciò che siamo oggi.
In omaggio a Dante Alighieri, a Matilde Donnarumma Pierro, a Napoli e a tutti gli altri Dante poliglotti sparsi nel mondo.