Teatro Bracco


TEATRO BRACCO Via Tarsia 40 Napoli  Tel. 0815645323


DAL  27 OTTOBRE ALL' 11 NOVEMBRE
Giacomo Rizzo Caterina De Santis in
Il Malocchio
di G. Benincaso G. Rizzo
Regia di Giacomo Rizzo

“Totonno Passaguaje”, il protagonista della commedia, è un personaggio ambiguo, suggestionato dalla credenza popolare che esistano persone in grado di esercitare influssi iettatori.
Egli è fermamente convinto di essere stato colpito da una fattura al punto da imputare ogni sua disgrazia, o anche il più piccolo contrattempo, a questa malefica influenza piovutagli addosso.
L’evolversi della vicenda non fa altro che rinforzare questa convinzione di Totonno, finché lo stesso pensa di rivolgersi ad una maga per potersi liberare da tale maleficio.
La principale caratteristica di questo lavoro è costituito dal fatto che intorno al tema centrale si intrecciano diverse altre situazioni le quali offrono al regista ed all’attore innumerevoli spunti di irresistibile comicità.
Altrettanto efficace appare la caratterizzazione dei personaggi, una vasta gamma di tipi , alcuni bizzarri, altri mistificanti o creduloni, ma tutti ugualmente partecipi al trionfo finale della superstizione.
Un tourbillon di esilaranti equivoci porteranno i nostri personaggi ad inseguimenti e sotterfugi con un ritmo da Commedia dell’Arte per offrire al pubblico grande divertimento.


DAL 16 AL 18 NOVEMBRE

Francesco Virginia Bellomo
presentano:
Gianfranco Jannuzzo in
Il berretto a sonagli
di Luigi Pirandello
adattamento diFrancesco Bellomo e Moreno Burattini
con
Emanuela Muni – Beatrice Franco Mirabella – Commissario Spanò Carmen Di Marzo – Saracena
Alessandra Ferrara – Fana Caterina Milicchio – NinaGaetano Aronica – Fifì
con la partecipazione di Anna Malvica nel ruolo della Signora Assunta
Regia di Francesco Bellomo
Scena Carmelo Giammello
Costumi THE ONE Musiche Mario D’Alessandro Voce solista Francesca Gambina

Il berretto a sonagli” prende spunto da due novelle: “Certi obblighi” e “La verità”; in entrambi i casi si narra di un marito che, nonostante sia a conoscenza dell’adulterio della moglie, lo accetta con rassegnazione, ponendo come unica condizione la salvaguardia dell’onorabilità. La società costringe gli individui ad apparire rispettabili, obbedendo a precisi codici di comportamento; in realtà tutto è permesso purché si salvino le apparenze. La vicenda trascende, nel suo giuoco beffardo, la realtà dell’ambiente, ma non si sarebbe potuta realizzare al di fuori di quella. Ciampa, scrivano in una cittadina all’interno della Sicilia, è inserito in una società piccolo-borghese, condizionata dai “galantuomini”, ma non esclusa da un rapporto attivo, anche se subalterno, con la classe superiore. La morale sessuale è pur sempre sofisticata, ma acquisisce, nel caso di Ciampa, il decoro convenzionale e ipocrita del codice borghese del perbenismo, un codice sul quale la beffarda rivalsa del subalterno gioca una sua partita arguta e teorizza il sistema pratico, socio-morale delle “tre corde”: la seria, la civile e la pazza.Il personaggio di Ciampa proposto da Gianfranco Jannuzzo è il distillato di questa contaminatio pirandelliana e si muove con pacatezza e lucidità nell’arco dei sentimenti di dolore, furore, pietà e ironia che permeano il suo essere ora uomo, ora pupo, ora personaggio.Una recitazione sommessa che cova la sua esplosione, un personaggio ragionante eppure tempestato di offese laceranti.Si è voluto creare un apparentamento tra Ciampa e il professor Toti di “Pensaci Giacomino” per una certa similitudine tra i due protagonisti, ma principalmente per le situazioni. Lo spirito che anima Toti, pieno di rassegnazione pur di mantenere gli affetti, risulta dominante, seppure in maniera diversa, anche in questa sorta di triangolo tra Ciampa, la moglie Nina e il Cavalier Fiorica.

Il recupero del copione originale consente di evidenziare la spontaneità della vis comica pirandelliana; Inoltre il reinserimento di alcune scene tagliate permette di identificare meglio e la tematica dell’opera e i caratteri dei personaggi. Ci si riferisce in particolare al primo atto, (quadro I) dove la protagonista afferma che ogni notte ha la tentazione di ammazzare il marito, al quadro III in cui Fifì accusa la sorella di un’ambiguità sessuale, che sarebbe a suo dire il problema per cui il marito cerca altre donne, o ancora al quadro V con la battuta di Spanò sul pane francese o all’atto secondo (quadro I) con la scena dello scorpione nella biancheria, indicatore del tradimento nella casa. Per dare maggiore impatto emotivo si è anche aggiunto un prologo in flashback all’inizio dello spettacolo, dove gli amanti clandestini vengono colti in flagranza di reato ed arrestati, scena che non esisteva e di cui si sentirà il racconto durante la commedia. L’ambientazione, collocata nell’immediato dopoguerra, permette di recuperare certe situazioni tipiche del mondo siciliano ed particolare agrigentino di quel tempo. Le musiche di Mario D'Alessandro ci riportano a quelle sonorità forti e terragne che hanno caratterizzato la produzione cinematografica dei film di ispirazione siciliana degli anni ’50. La scenografia di Carmelo Giammello è ispirata alle case siciliane dell’epoca, dove si era soliti coprire le pareti con i teli neri e tutti i mobili e le finestre con dei drappi, metafora di un desiderio di non contaminazione e conseguentemente di una mancanza di rapporto tangibile con le cose e le persone.



DAL 23 NOVEMBRE AL 10 DICEMBRE

Fabio Brescia
in è proprio ‘Na Santarella
Liberamente ispirato a Eduardo Scarpetta
di Fabio Brescia






E’ proprio ‘Na Santarella è il terzo spettacolo dedicato alla comicità scarpettiana della compagnia di Fabio Brescia, la formula è ormai nota ai più, una compagnia formata da 15 attori, tutti maschi, da’ vita ai classici della comicità di Scarpetta, riadattandoli ai giorni nostri , nel linguaggio e nella trama, dimostrando così l’universalità temporale di questo genere, rimasto unico nella storia della letteratura teatrale del nostro paese. Il fatto che attori uomini interpretino, attenzione, interpretino, non scimmiottino, dei ruoli femminili, da un valore aggiunto alla comicità già intrinseca del testo, la modernizzazione del linguaggio e la regia quasi televisiva dello spettacolo, lo rendono fruibile ad un pubblico sempre più vasto e sempre più abituato alla frenesia del telecomando. E’ proprio ‘Na Santarella è uno spettacolo comico-musicale adatto a tutta la famiglia.


DAL 25 DICEMBRE AL 6 GENNAIO

Gigi e Ross presentano
TUTTI INSIEME 
con Alessandro Bolide Ivan e Cristiano Tony Figo Antonio Rocco





Gigi e Ross e i loro “compagni di viaggio comico” ritornano sul palco del teatro bracco ma stavolta non con una commedia teatrale ma con la loro massima espressione della comicità ovvero il cabaret.
La kermesse comica che proporranno è ambientata proprio nel periodo di natale: in cui bisogna essere più buoni ma la fantomatica bontà di Gigi e Ross sarà messa duramente alla prova dalle incursioni di Alessandro bolide, Ivan e Cristiano, Toni Figo .
Le musiche saranno affidate a Maurizio Bosnia e Gianni Gallo
E sul palco ci sarà come ospite musicale Antonio Rocco.


DALL' 11 AL 13 GENNAIO

Le ultime lune
con Andrea Giordana Vanessa Gravina  Luchino Giordana
di Furio Bordon
Regia di Daniele Salvo








Le ultime lune, ultimo spettacolo teatrale interpretato da Marcello Mastroianni, va in scena per la prima volta il 10 novembre 1995 al Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni, con la regia di Giulio Bosetti. E’ un testo scritto dal triestino Furio Bordon, e nel 1993 vince il premio dell’Istituto del Dramma Italiano – premio IDI – per la miglior novità teatrale dell’anno. Questo testo è tradotto e allestito all’estero in più di venti lingue e vince numerosi premi, tra cui il Premio della Critica a Bruxelles nel 2003, come migliore spettacolo dell’anno. Esso è un’analisi profonda sulla terza età.
Solo dopo un mese dal debutto Marcello deve sospendere le recite a causa di un malore. Le date programmate non sono cancellate, ma solo rinviate, e il 20 febbraio 1996 torna a recitare, debuttando una seconda volta a Bologna. Gli è diagnosticata una grave malattia. Così, la vita reale s’identifica con la finzione. Mastroianni tuttavia continua a recitare fino a che le forze glielo consentono.
È a Napoli che nel novembre 1996 Mastroianni va in scena per l’ultima volta. Marcello ha recitato finché le forze glielo hanno consentito, fino alla fine, perché amava profondamente il teatro e il suo lavoro. La sua interpretazione molto intensa è percepita dal pubblico che lo riempie di applausi irrefrenabili. Gli spettatori avvolgono in un abbraccio ricco d’affetto e gratitudine il grande Attore e, soprattutto, il grande Uomo Marcello Mastroianni.
Le ultime lune continuano a essere rappresentate in giro per il mondo e, come ricorda Furio Bordon, tutti gli attori, ovunque, continuano a parlare di Marcello. È un modo per farlo vivere, per sentirlo ancora vicino, per ricordare un uomo e un attore indimenticabile.
Il Padre (il protagonista della piece interpretato da Andrea Giordana), è un professore universitario in pensione, che decide di lasciare la casa del figlio – dove vive con lui, la nuora e i nipoti – per trasferirsi in una residenza per anziani. È una decisione dettata dall’orgoglio, dal desiderio di non essere di troppo in un appartamento diventato piccolo dopo la nascita della seconda nipote. È facile intuire che l’anziano avrebbe sperato in un consenso un po’ meno sollecito da parte del figlio riguardo questa sua decisione. Il protagonista, vedovo da molti anni, parla spesso con la moglie ( Vanessa Gravina) morta giovane e ricorda il tempo passato.
Egli non ha più fiducia verso il prossimo e non ha il coraggio di parlare a nessuno delle proprie paure e dei propri pensieri. Non riesce a comunicare nemmeno con suo figlio, (Luchino Giordana) troppo distante da quelle problematiche e incapace di comprenderlo pienamente.
È un testo che si occupa di un tema umano sociale, e anche attuale, visto l’aumento della popolazione degli anziani, parla della lacerazione profonda tra “mondo dei vecchi” e “mondo dei giovani”. L’incomunicabilità esistente tra questi due mondi si attua in un silenzio straziante, un’indifferenza basata su dialoghi spesso insignificanti e superficiali.
In questa edizione Andrea Giordana saprà onorare meravigliosamente bene il grande Marcello Mastroianni,


DAL 25 AL 27 GENNAIO

AMICI AMORI AMANTI ovvero LA VERITA’
con Pino Quartullo Eva Grimaldi Attilio Fontana  Daniela Poggi
di Florian Zeller
Regia di Enrico Maria Lamanna







La commedia gioca con il classico tema del tradimento coniugale portandolo alle estreme conseguenze, in un continuo scambio di ruoli tra i quattro personaggi della pièce; una sorta di gioco a specchi che è il vero divertimento della commedia; specchi che rimbalzano verità sorprendenti e che nascondono la Verità, come il titolo ricorda.
Michel e Laurence, Paul e Alice, due coppie di coniugi amici; ma anche Michel e Alice, e forse Paul e Laurence due coppie di amanti “amici”. Infatti la storia inizia con Michel e Alice che hanno appena finito di fare l’amore; Michel ha fretta di rientrare a casa, da Laurence, sua moglie, mentre Alice è assalita da continui sensi di colpa, perchè Paul, suo marito, è anche il miglior amico di Michel. Laurence non ci mette molto a capire che quelle continue riunioni serali in ufficio sono solo una miserabile scusa, ma sopporta in silenzio come una moglie timorosa di suscitare conseguenze gravi al proprio rapporto di coppia. Alice non resiste alla tentazione di raccontare tutto al suo amato Paul, che a sua volta non si scandalizza più di tanto: secondo lui, infatti, tutti hanno diritto alle proprie zone di libertà, tant’è che anche lui non è stato, ed è immune da qualche distrazione. Così Michel si troverà a doversi giustificare col suo migliore amico di un’azione davvero indegna. Ma mai così bassa come quello che Paul gli confesserà col sorriso sulle labbra. A questo punto le molteplici verità della storia si complicano.
“Il pubblico viene condotto per mano, allegramente, tra tradimenti veri e tradimenti raccontati. La natura dei singoli personaggi oscilla continuamente dal ruolo della vittima a quella del colpevole… e alla fine al pubblico rimarrà il piacere di capire, dalle ultime battute di Laurence, la Verità del titolo… ma sarà un bene conoscerla davvero ? Perchè com’ è noto, la Verità può anche far male.”.



DALL' 8 FEBBRAIO AL 3 MARZO

Giacomo Rizzo Caterina De Santis in
Ce penza Mammà
di Gaetano Di Maio
con la Compagnia Stabile del Teatro Bracco
Daniela Cenciotti e con la partecipazione di Corrado Taranto
Scene Laboratorio SACS Costumi Sartoria Maria Pennacchio







Regia di Giacomo Rizzo

Ritorna la straordinaria interpretazione di Giacomo Rizzo nel personaggio di Bernardino che tanti successi ha raccolto nelle tante edizioni precedenti, incominciando dal 1990 con la grande Luisa Conte e poi ancora con Rosalia Maggio; per questa edizione Giacomo Rizzo sarà affiancato dalla bravissima Caterina De Santis continuando il sodalizio artistico che li vede protagonisti, da tre stagioni, con straripante successo.
Gli attori della Compagnia Stabile del teatro Bracco hanno raggiunto, grazie alla direzione di Giacomo Rizzo, un affiatamento e uno spessore di ottimo livello artistico e tutta la commedia è un susseguirsi di esilarante divertimento di gag per irresistibili risate del pubblico, da lagrime agli occhi !
Una storia anche di profondi sentimenti umani ma raccontati con apparente leggerezza che nulla toglie allo spessore di una delle più belle commedie scritte da Gaetano Di Maio.


La scomparsa prematura di mammà in giovane età, lascia soli quattro figli. Margherita è la più grande e con mammà morta ci parla tutte le notti. Dall’altro mondo le dà consigli, le dice quello che deve fare e le raccomanda di prendersi cura della famiglia. Geppino è pieno di debiti fino al collo, motivo dei continui litigi con la moglie Giannina e l’invadente e focosa suocera Rachele.
Bernardino il figlio ‘nu poc abbunat’ non può rischiare di essere chiuso in un ospizio. La casa è un viavai di personaggi bizzarri e indiscreti come la pettegola vicina di casa Titina e il fioraio ipocondriaco. Ma il fantasma di mammà sembra tornare dal passato e materializzarsi in Lauretta figlia illegittima di Geppino, che a mammà è “tale e quale. Due gocce d’acqua!”.
Dal momento in cui si insinua nella casa paterna insieme al fidanzato Agostino creerà alla famiglia non poche difficoltà. A ingarbugliare ancora di più il racconto scenico si presenta la figura di Armando Pastore, amore giovanile di Margherita, ormai diventato prete.
Margherita con immenso amore e obbedendo agli ordini della defunta mammà, sarà il capro espiatorio per cercare di risolvere i problemi di tutti; ma alla fine dei suoi tanti sacrifici, seguirà un amara verità.


DALL' 8 MARZO

L’Imbianchino
con Matilde Brandi Gianni Nazzaro Nadia Rinaldi
di Donald Churchill



Regia di Claudio Insegno



La vicenda prende le mosse a casa di Marta Valenti, ricca e affascinante signora dell’alta borghesia, appena rientrata dalle vacanze trascorse con il suo amante. La presenza in casa di un imbianchino che deve finire un lavoro di tinteggiatura rappresenta per Marta solo una scocciatura, che la spinge con freddezza e snobismo a trattare male il povero disgraziato. Lui, Walter, è un depresso al quale il destino non ha regalato nulla e fa parte di un gruppo di sedicenti attori, persone depresse come lui, che recitano per motivi terapeutici. Mentre la signora è in attesa che suo marito ritorni da un viaggio di lavoro, irrompe in casa Gilda, la moglie del suo amante, che, decisa a vendicarsi per il tradimento di questi con Marta, annuncia che ritornerà quella sera stessa per raccontare tutto al marito di Marta. Quest’ultima, colta dal panico, si rivolge proprio a quell’imbianchino che prima ha trattato con disprezzo, e gli chiede di interpretare la parte di suo marito davanti all’altra donna. Nonostante il suo scarso successo come attore, Walter prende molto seriamente questo incarico come interprete del marito di Marta. Le prove in vista della scena del confronto con l’altra donna, lo vedono pieno dell’orgoglio del professionista, declamare, gesticolando, delle battute ricordate solo a metà da commedie famose e prendersela con Marta se solo si azzarda ad avanzare anche la più cauta delle critiche. Walter minaccia ripetutamente di andarsene se Marta non è in grado di apprezzare la sua arte, e al contempo se la prende sprezzantemente
con lei perché non riesce ad interpretare il ruolo che lui ha ideato per lei. Finalmente l’inganno ha luogo, con esilaranti risultati per i tre protagonisti: la moglie che riteneva di aver subito un torto da Marta decide che la maniera migliore di vendicarsi è quella di andare lei a letto col marito di quella (ovvero Walter, l’imbianchino), il che si dimostra un’esperienza da estasi per tutti e due. E quando Marta apprende che l’imbianchino/attore/marito è andato a letto con la sua rivale, esige di avere l’opportunità di dimostrare a Walter quanto sia brava a letto anche lei! Tre caratteri a confronto, tre ossessioni diverse, tipiche della nostra società, per un finale a sorpresa. Sarà l’imbianchino a modificare le due signore e ad esprimere con la sua emarginazione tragicomica quanto l’uomo di oggi viva un’esistenza arida, stereotipata ed angosciosa. “L’ imbianchino” è un testo di impatto comico, ma che nasconde anche poi uno spessore umano e psicologico molto profondo e che parla anche delle paranoie e dei problemi dell’uomo d’oggi. E’ un testo tutto giocato su equivoci e qui pro quo, ricco di comicità e ironia paradossale, sospeso tra il meccanismo della farsa e una cifra grottesca che sconfina nel surreale.



DAL 23 MARZO
GABRIELE CIRILLI in  MI PIACE
REGIA CLAUDIO INSEGNO

DAL 6 APRILE
Lo chiamavano Scarfalietto
Liberamente ispirato a Eduardo Scarpetta
con Fabio Brescia
di Fabio Brescia
Regia di Fabio Brescia










Il secondo spettacolo della trilogia Scarpettiana vede in scena gli stessi attori, di Miseria e Nobiltà, impegnati a dar vita a quello che sembra, e probabilmente è, a tutti gli effetti, un esempio molto efficace di “teatro dell’assurdo”. Ho riscritto il testo dividendolo in due blocchi precisi: la “commedia” e il “vaudeville”, nella prima parte conosciamo i personaggi e la storia che, per quanto improbabile, abbiamo trasportato ai giorni nostri, nell’ambientazione e nel linguaggio. La seconda parte, con la brevissima introduzione del “secondo atto” fatto addirittura a sipario chiuso, è solo il trait d’union con il processo, è il vero motore comico di tutta l’operazione che ho riscritto ispirandomi alla drammaturgia di Achille Campanile. La comicità è continua, ad ogni battuta, in un crescendo che lascia lo spettatore senza fiato.


DAL 13 APRILE

Nel giallo dipinto di giallo
Un comicissimo caso per l’Ispettore Occhipinti
con MLucio Pierri Claudia Mercurio
di Lello Marangio Lucio Pierri
Regia di Lucio Pierri







Per un po’ di tempo vi consigliamo di non accettate inviti a teatro: in questo periodo girano assassini senza scrupoli.

“Nel giallo dipinto di giallo” è il primo tentativo di unire la collaudatissima scrittura di

romanzi gialli alla scrittura teatrale comica più moderna.
Il pubblico presente in sala infatti diventa spettatore/testimone di una classica pièce teatrale che fa riferimento alla letteratura “giallista” ma con ampissime sfumature comiche che ha l’intenzione di rapire lo spettatore con un articolato caso di alcune misteriose morti violente, ma allo stesso tempo di farlo ridere con battute, gags e situazioni caratteristiche del miglior teatro comico e del cabaret più attuale.
Nella fattispecie, in questo atto unico, l’ingegnere MARC GRIMALDI viene ammazzato in diretta davanti a tutti, nel ristorante dove sta cenando e dove sta festeggiando una importante premiazione professionale.
Con lui in scena la moglie, l’amante, la sua diretta manager, il marito della sua amante e anche il cameriere che li serve a tavola, tutti imbrigliati in un plot da vero “giallo” ma contemporaneamente comico, molto comico.
A risolvere l’intricato caso poliziesco ci pensa, anzi ci dovrebbe pensare l’ispettore IVAN OCCHIPINTI (Lucio Pierri) un poliziotto moderno e stranulatamente sui generis, amante del canto e dei giochi musicali televisivi, per puro caso amico della vittima, un personaggio a metà strada fra il commissario Montalbano e l’ispettore Clouseau di Peter Sellers.
E come succede normalmente, dei gialli non si può svelare più di tanto, ma l’invito vale per tutti: accomodatevi in teatro e gustatevi questo “Nel giallo dipinto di giallo” un lavoro teatrale corale che coinvolge il pubblico in sala per le tante risate e lo tiene attaccato alle poltrone per i tanti colpi di scena e per la suspense che si susseguiranno in attesa del finale… e solo alla fine vi diremo chi è l’assassino mentre tutti insieme avremo fatto “il giallo”.