Teatro Diana

DAL 24 NOVEMBRE AL 5 DICEMBRE 

LA DOLCE ALA DELLA GIOVINEZZA

ELENA SOFIA RICCI e GABRIELE ANAGNI

con Chiara Degani

Flavio Francucci Giorgio Sales Alberto Penna Anastasia Doaga

Musiche originali: Stefano Mainetti

Scene e costumi: Pier Luigi Pizzi

Regia: Pier Luigi Pizzi Eros Pascale Marco Fanizzi

oposta di Sonia Mormone e Marco Giorgetti, direttore del Teatro della Toscana, di pensare ad un progetto di regia per La dolce ala della giovinezza, è stato di grande stimolo e dopo un’attenta lettura, ho accettato, forte del fatto che avrei avuto la presenza nel cast, di Elena Sofia Ricci, nel ruolo della protagonista.

Come d’abitudine il mio progetto comprende l’ambientazione e i vestiti.
Williams ha una straordinaria abilità a costruire personaggi femminili al limite del delirio, sul bordo dell’abisso.

Alexandra del Lago, star del cinema in declino, non più giovanissima, alcolizzata e depressa, in fuga da quello che crede un insuccesso del suo ultimo film, cerca un rimedio alla solitudine nelle braccia di un gigolò, giovane e bello, un attore fallito in cerca di rilancio, ma destinato ad una triste fine, una volta che ha perduto il suo unico bene, la gioventù. Ma Williams, da grande drammaturgo è capace sempre di stupirci, sovvertendo genialmente il destino della nostra eroina.

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DALL' 8 AL 19 DICEMBRE

IL SILENZIO GRANDE

Una commedia di Maurizio De Giovanni

Massimiliano Gallo

con Stefania Rocca  Antonella Morea  Paola Senatore   Jacopo Sorbini

Regista Assistente: Emanuele Maria Basso

contro con Maurizio De Giovanni è stato nella mia carriera recente, portatore di novità importanti e di progetti che mi hanno appassionato.

In “Qualcuno volo sul nido del cuculo” l’adattamento di Maurizio mi ha permesso di portare quella storia che trasuda umanità, in Italia nel 1982, conferendole una immediatezza ed una riconoscibilità ancora più efficaci per il nostro pubblico, regalando allo spettacolo un successo straordinario.

Ho poi approfondito la mia conoscenza delle umanità raccontate da De Giovanni, interpretando l’ispettore Lojacono nella fortunatissima serie televisiva, giunta alla seconda stagione, “I bastardi di Pizzofalcone”.

Quando in una pausa a pranzo con Maurizio parlammo de “Il silenzio grande” vidi l’idea nascere lì in pochi minuti.

Ebbi subito la sensazione che, nelle sue mani, un tema importante come quello dei rapporti familiari, del tempo che scorre, del luogo dove le nostre vite scorrono e mutano negli anni, ovvero la casa, avrebbe avuto una evoluzione emozionante e sorprendente.

Immagino uno spettacolo dove le verità che i protagonisti si dicono, a volte si urlano o si sussurrano, possano farvi riconoscere, dove ,come sempre accade anche nei momenti più drammatici, possano esplodere risate, divertimento, insomma la vita.

Questa è una delle funzioni che il teatro può avere, quella di raccontarci come siamo, potremmo essere o anche quello che saremmo potuti essere. Questa storia ha poi al suo interno grandissime sorprese, misteri che solo un grande scrittore di gialli come Maurizio De Giovanni avrebbe saputo maneggiare con questa abilità e che la rendono davvero un piccolo classico contemporaneo.

Per rendere al meglio, il teatro necessita di attori che aderiscano in modo moderno ai personaggi e penso che Massimiliano Gallo, con il quale ho condiviso set e avventure cinematografiche, sia oggi uno degli attori italiani più efficaci e completi. Sarà per me una grande gioia dirigerlo in un personaggio per lui ideale.

Questo facciamo a teatro, o almeno ci sforziamo di fare, cerchiamo disperatamente la verità, e confidiamo nella vostra voglia di crederci.

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DAL 21 DICEMBRE AL 16 GENNAIO

ALESSANDRO SIANI in LIBERTA' TOUR

La scelta di ritornare sulle tavole del palcoscenico è stata spinta soprattutto dalla voglia di potermi confrontare con il pubblico, perché lo spettatore è l’unico vero metronomo della vita di un artista. Sentire un applauso, una pausa, guardarsi negli occhi resta ancora l’unico deterrente contro l’incomunicabilità, oggi più che mai, accentuata dalla realtà virtuale.

In questo viaggio artistico non sarò da solo ma ad accompagnarmi ci sarà il maestro e compositore Umberto Scipione che dal vivo suonerà e segnerà le tappe cinematografiche della mia carriera da Benvenuti al Sud passando per Il Principe Abusivo e Si accettano miracoli per concludersi con Mister Felicità.

I monologhi saranno l’occasione per poter raccontare non solo il dietro le quinte di queste pellicole ma anche l’opportunità per poter parlare delle differenze tra Nord e Sud, tra ricchi e poveri e di sviscerare quelle che si propongono come le nuove tendenze religiose, ma soprattutto evidenziare i tic e le manie di una società divisa tra ottimisti e pessimisti, tra disperati di professione e sognatori disoccupati.

Tutto questo per un unico obiettivo, divertirsi insieme. Anche perché come dico nel film Mister Felicità: ‘’Quando si è da soli la felicità dura poco, ma se condivisa dura nu’ poco e’cchiu’’.

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DAL 26 GENNAIO AL 6 FEBBRAIO
I SOLITI IGNOTI

Personaggi - Interpreti

Cosimo - Paolo Giovannucci  Capannelle - Salvatore Caruso

Mario - Antonio Grosso  Ferribbotte - Vito Facciolla

Tiberio - Fabio Troiano  Peppe (il Pantera) - Giuseppe Zeno

Nicoletta/Carmela - Marilena Anniballi  Dante - Ivano Schiavi

Ci sono dei film che segnano la nostra vita e I soliti Ignoti, per me, è uno di questi.

Come uomo mi sono divertito e commosso di fronte alle peripezie di questo gruppo di scalcinati ladri. Come attore mi sono esaltato davanti alla naturalezza con cui recitano mostri sacri come Mastroianni e Gassman.
Come regista ho amato il perfetto equilibrio con cui Monicelli rende un argomento drammatico in modo leggero.

Così l’idea di curare l’adattamento teatrale del film mi ha immediatamente conquistato. È una storia bella e necessaria, che ci parla del presente immergendoci nel passato. La povertà del dopoguerra è una piaga che resiste ancora oggi, sebbene in altre forme, in tante zone d’Italia.

Vorrei restituire sulla scena l’urgenza sentita dai personaggi di superare la miseria che li affligge, insieme alla vitalità indistruttibile e alla magia di un’Italia passata verso la quale proviamo nostalgia e tenerezza.
Spero che gli spettatori possano uscire dal teatro con gli stessi sentimenti che provo io dopo una visione del film: divertiti, commossi e perdutamente innamorati di quei personaggi indimenticabili.

Adattare un classico è sempre una sfida rischiosa e difficile. Ma sono le sfide che vale la pena vivere, insieme ai miei compagni di strada.


DAL 9 AL 20 FEBBRAIO
IL BERRETTO A SONAGLI

Gabriele Lavia

Federica di Martino

e altri 6 attori in via di definizione

Regia: Gabriele Lavia

Il “Berretto a Sonagli” fu scritto da Luigi Pirandello nel 1916 in Siciliano per il grande Angelo Musco a cui la commedia non piaceva e con la quale non ebbe successo: la regia era di Nino Martoglio. Poi Pirandello la tradusse in Italiano.
Non c’è dubbio che in Siciliano questa “commedia nerissima” sia più viva e lancinante.
Noi faremo una mescolanza tra la “prima” e la “seconda” versione di questo “specchio” di una umanità che
fonda la sua convivenza “civile” sulla menzogna.
Il “Berretto a sonagli” è il primo esempio radicale di teatro italiano “espressionista” amarissimo,
comicissimo e crudele.


DAL 23 FEBBRAIO AL 20 MARZO

NAPOLETANO ? E FAMME NA' PIZZA

Scritto, diretto ed interpretato

da Vincenzo Salemme

Scene e costumi

Francesca Romana Scudiero

Musiche: Antonio Boccia

in collaborazione con Valeria Esposito

Napoletano? E famme ‘na pizza” è uno spettacolo che nasce dal mio libro uscito con lo stesso titolo agli inizi di marzo. Titolo che fa riferimento ad una battuta di una mia commedia teatrale, “E…. fuori nevica”, nella quale uno dei personaggi chiede al fratello di dimostrare la sua presunta napoletanità facendogli una pizza. E sì, perché ogni buon napoletano deve saper fare le pizze, deve saper cantare, deve essere sempre allegro, amare il caffè bollente in tazza rovente, ogni napoletano che si rispetti deve essere devoto a San
Gennaro, tifare Napoli, amare il ragù di mamma’… e via così con gli stereotipi che rischiano di rendere la vita di un napoletano più simile ad una gabbia che ad un percorso libero e indipendente. Tutte le città vivono sulla propria pelle il peso degli stereotipi ma Napoli più di ogni altra. E, molto spesso, sono i
napoletani stessi a pretendere dai propri concittadini una autenticità così ortodossa da rischiare l’integralismo culturale. Allora io con questo spettacolo provo a capire, in chiave ironica, se sono un napoletano autentico o un traditore dei sacri e inviolabili usi e costumi della nostra terra. Cominciando
dalla confessione di un primo tradimento, una sorta di peccato originale che rischierebbe di intaccare la mia immagine di attore comico napoletano. Così, il più delle volte, mi definiscono quando mi presentano da qualche parte. Ed io, il più delle volte sto zitto. Ebbene, confesso il mio peccato: io non sono nato a
Napoli ma a Bacoli, in provincia di Napoli! Quindi questo che vuol dire? Che non sono napoletano d.o.c.? Significa che da anni usurpo un titolo culturale? Voglio cercare con voi la risposta a questa domanda: “sono” napoletano o “faccio” il napoletano? Aiutatemi!

DAL 23 MARZO AL 3  APRILE

Andy e Norman 

Commedia di Neil Simon

Gigi e Ross

Regia di Alessandro Benvenuti

è una storia di amicizia fra due uomini prima, e poi fra i due uomini di prima e una donna all’improvviso… Ma è anche una storia d’amore in tempi simultanei degli stessi due uomini verso la medesima improvvisa donna.

Amore perché ci si può innamorare anche solo dell’amore in se e farsi da esso sbatacchiare emotivamente, o amore come sentimento di completo trasporto tenuto ben nascosto verso una lei o un lui precisi perché… capita che dal nulla, a volte, il caso faccia scaturire una scintilla di vita fra un lui e una lei o viceversa… o viceversa ancora e ancora e ancora viceversa.

Se vi sembra che il concetto sia un po’ troppo ripetitivo o abbia qualche stramba nota di surreale, si, è così; ma la sensazione è dovuta solo al fatto che i tre personaggi di cui vi parlo sono decisamente strambi e anche sanamente surreali.

O se vi sembra che la storia sia solo e tutta qui… allora vi chiederei l’atto di fiducia di farvela raccontare perché c’è modo e modo di narrare una storia semplice, e quello che abbiamo scelto noi è decisamente stravagante e pieno di piccole inattese epifanie.

Da sempre mi piace, nel dirigere colleghi attori, cogliere attraverso il loro talento le malattie curiose della natura umana. Il genere comico è un ottimo modo di raccontare le nostre imperfezioni avendo sempre, e ben presente come scopo finale quello di regalare non tanto una soluzione o un’assoluzione (ma poi da che?) al pubblico, ma piuttosto regalare uno specchio elegante e lindo dentro al quale, se non guarirci, almeno sorvegliare le nostre febbricitanti, piccole, indifese anime.

DAL 6 AL 25 APRILE
MINE VAGANTI

Uno spettacolo di Ferzan Ozpetek

Scene: Luigi Ferrigno

Costumi: Alessandro Lai

Luci: Pasquale Mari

Come trasporto i sentimenti, i momenti malinconici, le risate sul palcoscenico?

Questa è stata la prima domanda che mi sono posto, e che mi ha portato un po’ di ansia, quando ha cominciato a prendere corpo l’ipotesi di teatralizzare Mine vaganti. La prima volta che raccontai la storia al produttore cinematografico Domenico Procacci, lui rimase molto colpito aggiungendo entusiasta che sarebbe potuta diventare anche un ottimo testo teatrale. Poco dopo avviammo il progetto del film e chiamammo Ivan Cotroneo a collaborare alla sceneggiatura.

Oggi, dietro invito di Marco Balsamo, quella prospettiva si realizza con un cast corale e un impianto che lascia intatto lo spirito della pellicola.

Certo, ho dovuto lavorare per sottrazioni, lasciando quell’essenziale intrigante, attraente, umoristico. Ho tralasciato circostanze che mi piacevano tanto, ma quello che il cinema mostra, il teatro nasconde, e così ho sacrificato scene e ne ho inventate altre, anche per dare nuova linfa all’allestimento.

L’ambientazione pure cambia. Ora una vicenda del genere non potrebbe reggere nel Salento, perciò l’ho ambientata in una cittadina tipo Gragnano o lì vicino. In un posto dove un coming out ancora susciterebbe scandalo. Rimane la famiglia Cantone, proprietaria di un grosso pastificio, con le sue radicate tradizioni culturali alto borghesi e un padre desideroso di lasciare in eredità la direzione dell’azienda ai due figli. Tutto precipita quando uno dei due si dichiara omosessuale, battendo sul tempo il minore tornato da Roma proprio per aprirsi ai suoi cari e vivere nella verità.

Racconto storie di persone, di scelte sessuali, di fatica ad adeguarsi ad un cambiamento sociale ormai irreversibile. Qui la parte del pater familias è emblematica, oltre che drammatica e ironica allo stesso tempo.

Le emozioni dei primi piani hanno ceduto il posto a punteggiatura e parole; i tre amici gay sono diventati due e ho integrato le parti con uno spettacolino per poter marcare, facendone perfino una caricatura, quelle loro caratteristiche che prima arrivavano alla gente secondo le modalità mediate dallo schermo. Il teatro può permettersi il lusso dei silenzi, ma devono essere esilaranti, altrimenti vanno riempiti con molte frasi e una modulazione forte, travolgente. A questo proposito, ho tratto spunto da personali esperienze.

A teatro non ci si dovrebbe mai annoiare. Sono partito da questo per evitare che lo spettacolo fosse lento. Ho optato per un ritmo continuo, che non si ferma, anche durante il cambio delle scene. Qui c’è il merito di Luigi Ferrigno che si è inventato un gioco di movimenti con i tendaggi; anche le luci di Pasquale Mari fanno la loro parte, lo stesso per i costumi di Alessandro Lai, colorati e sgargianti.

Ho realizzato una commedia che mi farebbe piacere andare a vedere a teatro, dove lo spettatore è parte integrante della messa in scena e interagisce con gli attori, che spesso recitano in platea come se fossero nella piazza del paese e verso cui guardano quando parlano. La piazza/pubblico è il cuore pulsante che scandisce i battiti della pièce.


DAL 4 AL 22 MAGGIO
SOGNO E SON DESTO .... OGGI E' UN ALTRO GIORNO

l nuovissimo spettacolo musicale con il titolo ancora in via di definizione con il grande Massimo Ranieri. L’attesissimo debutto con la grande musica con un padrone della scena assoluto, capace di sorprendere sempre, senza mai tradire lo stile raffinato e popolare che lo rende un autentico istrione.