Teatro Mercadante


TEATRO MERCADANTE  Piazza Municipio  Tel. 0815513396

LE BACCANTI
di Euripide DAL 22 NOVEMBRE AL 3 DICEMBRE
adattamento e regia Andrea De Rosa
con Marco Cavicchioli, Cristina Donadio, Ruggero Dondi, Lino Musella, Matthieu Pastore, Irene Petris, Federica Rosellini, Emilio Vacca, Carlotta Viscovo
e con le allieve della Scuola del Teatro Stabile di Napoli Marialuisa Bosso, Francesca Fedeli, Serena Mazzei
scene Simone Mannino
costumi Fabio Sonnino
luci Pasquale Mari
sound designer G.U.P. Alcaro
musiche originali G.U.P. Alcaro e Davide Tomat
cura del movimento Alessio Maria Romano
produzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

Le baccanti di Euripide è un testo che pone sempre numerose sfide a chi lo voglia mettere in scena”, spiega il regista Andrea De Rosa, “la prima e la più importante delle quali consiste nell’essere l’unica tragedia il cui protagonista è un dio (Dioniso). Come rappresentarlo? Come mettere in scena un dio? “Dio è morto”, scrisse Nietzsche più di un secolo fa e, a dispetto delle assurde guerre di religione che ancora si affacciano all’orizzonte della nostra storia recente, quella sentenza di morte sembra irreparabile e definitiva. Ma il sacro? Il misterioso? Sono anch’essi spariti per sempre dalle nostre vite? Che senso dare oggi alla presenza di un dio sulla scena, in un mondo in cui l’orizzonte del sacro sembra perduto per sempre? Il teatro è ancora il luogo dove un dio può prendere vita? dove possiamo ancora ascoltare la sua voce e, soprattutto, ancora interrogarlo? Mosso da tutte queste domande, ho deciso di mettermi sulle tracce di Dioniso, il dio che da sempre ci affascina per il suo stretto legame con il senso di perdita di sé stessi e con la vertigine che ad esso si accompagna. È un dio difficile da afferrare, fragile e contraddittorio, insieme uomo e donna, debole e potente, creativo e distruttivo ma la posta in gioco è altissima perché egli promette agli uomini – attraverso il vino, la droga, la danza, la musica, il sesso e la morte – la liberazione dal dolore”.


RICCARDO II
di William Shakespeare DAL 5 AL 10 DICEMBRE
traduzione Peter Stein
regia Peter Stein
con Maddalena Crippa, Alessandro Averone, Gianluigi Fogacci, Vincenzo Giordano, Paolo Graziosi, Andrea Nicolini, Graziano Piazza, Almerica Schiavo  e Marco De Gaudio, Luca Iervolino, Giovanni Longhin, Michele Maccaroni, Laurence Mazzoni, Matteo Romoli, Alessandro Sampaoli
scenografia Ferdinand Woegerbauer
costumi Anna Maria Heinreich
luci Roberto Innocenti
produzione Teatro Metastasio di Prato

Uno dei grandi maestri del teatro europeo, Peter Stein, mette in scena Riccardo II di William Shakespeare con Maddalena Crippa nei panni dell’ultimo re d’Inghilterra del ramo principale dei Plantageneti. Durante il suo regno Richard II ha messo contro di sé tutte le forze sociali: egli ha sfruttato il proprio potere in tutte le direzioni immaginabili, egli ha sconfinato le proprie competenze e si è preso ogni libertà, anche sessuale. È un giocatore, un attore, ma pur sempre un re che, anche dopo la sua deposizione, rimane un re; mentre il suo rivale – che prende il suo posto sul trono come usurpatore – genera esattamente lo stesso meccanismo di ostilità contro il suo potere, poiché tale potere si basa sul puro arbitrio.
Richard, spiega il regista, che nella sua esaltazione va oltre il proprio tempo, poiché la monarchia assoluta si sarebbe sviluppata molto più tardi, può essere intrepretato utilmente da una donna che recita la parte maschile. In questo modo diventa ancora più chiaro il carattere inconsueto di questo re e gli aspetti fondamentali della discussione politica risultano più evidenti. Anche la profonda malinconia dell’ultimo monologo di Richard, quando è in carcere, dove parla dell’inutilità e della mancanza di senso dell’esistenza umana, ci può toccare in modo più commovente.


EMILIA  

Si comunica che a causa di un problema di salute dell’attrice protagonista Giulia Lazzarini lo spettacolo è stato annullato in tutta Italia

Comunicazione per gli abbonati: sarà possibile scegliere in alternativa qualsiasi altro spettacolo* in programma al Teatro Mercadante e al Teatro San Ferdinando. Tale spettacolo potrà prevedere una diversa assegnazione di posto e, in alcuni casi, di turno rispetto all'abbonamento in possesso.

* Per Richard II e Van Gogh. L’odore assordante del bianco disponibili esclusivamente posti di palco.

testo e regia Claudio Tolcachir 

DAL 12 AL 17 DICEMBRE
traduzione Cecilia Ligorio
con Giulia Lazzarini, Sergio Romano, Pia Lanciotti, Josafat Vagni
Paolo Mazzarelli
scene Paola Castrignanò
costumi Gianluca Sbicca
luci Luigi Biondi
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

Grande ritorno al teatro di Giulia Lazzarini, protagonista del testo scritto e diretto dal drammaturgo, regista e attore argentino Claudio Tolcachir.
Emilia è stata la bambinaia di Walter. Dopo vent’anni di lontananza, i due si incontrano e il ragazzo, ormai uomo in carriera, la invita a casa per presentarla alla sua famiglia. Emilia conosce Carolina, la donna che ha sposato, e Leo, il figlio che lei ha avuto dal precedente matrimonio con Gabriel. Sembrano tutti felici, ma è solo apparenza. Poco a poco scopriamo, attraverso i ricordi di Emilia, quanto Walter fosse difficile da bambino, ed è sempre più evidente come le strutture emotive dell’infanzia interferiscano sulla sua vita. I frammenti del passato spargono scariche elettriche sul terreno già crepato delle apparenze e dei sorrisi, rimettendo in discussione ogni cosa. Alternando dramma e commedia, Emilia è un’analisi sul rapporto tra la realtà vissuta e il filtro della “memoria” con cui i ricordi meno piacevoli vengono cancellati o edulcorati. La disconnessione tra le persone e la presenza di un amore incondizionato, che resiste al tempo e allo spazio, sono alla base di questo ritratto di famiglia con tragico segreto e identità ferite.


IL SERVO
DAL 10 AL 21 GENNAIO

dal romanzo omonimo di Robin Maugham
regia Pierpaolo Sepe, Andrea Renzi,
con (in ordine di apparizione) Tony Laudadio, Emilia Scarpati Fanetti, Andrea Renzi, Lino Musella, Maria Laila Fernandez
scene Francesco Ghisu
costumi Annapaola Brancia D’Apricena
luci Cesare Accetta
produzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Casa del Contemporaneo, Teatri Uniti, Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

Il servo è un romanzo breve di Robin Maugham. Quando nel 1948 fu dato alle stampe e distribuito nelle librerie inglesi fu considerato “un piccolo capolavoro di abiezione”, mentre la critica aveva riconosciuto al giovane scrittore un talento di narratore pari a quello dello zio, il grande Somerset Maugham. Ancora oggi, il romanzo è considerato una “commedia nera” e di scavo psicologico, la cui trama – chiusa all’interno di una casa borghese – si struttura come una ragnatela, lentamente tessuta dal servo. Al centro del racconto, la vicenda di un rapporto di dominazione e conseguente impotenza di un uomo su un altro uomo: Barrett è un domestico che prende servizio nella casa di Tony, ricco avvocato londinese.
Inizialmente, “il servo” sembra assolvere con zelo il proprio incarico, ma attraverso ambigui giochi psicologici si arriverà al rovesciamento dei ruoli “servo\padrone”. Nel gioco perverso entrano in campo anche l’amico-testimone della vicenda, Richard, la fidanzata di Tony, Sally, la nipote di Barrett, Vera e la misteriosa Mabel…
Il lavoro di Andrea Renzi e Pierpaolo Sepe parte dall’adattamento teatrale che lo stesso Maugham realizzò nel 1958 e si incrocia con le atmosfere del celebre film di Joseph Losey del 1963 con la sceneggiatura di Harold Pinter.


MASQUERADE
27/28 GENNAIO 

regia Rimas Tuminas
scenografia Adomas Jacovskis
costumi  Maxim Obrezkov
luci Maya Shavdatuashvilli
musica  Faustas Latenas The Waltz di Aram Khachaturyan
con Evgeny Knyazev, Maria Volkova, Leonid Bichevin, Lidia Velezhova, Alexander Pavlov, Mikhail Vaskov, Yury Shlykov, Victor Dobronravov e altri attori in via di definizione
e con Anna Antonova, Vladimir Beldiyan, Maria Berdinskikh, Mikhail Vaskov, 
Irina Dymchenko, Andrei Zaretskiy, Evgeny Kosyrev, Yury Kraskov, Alexander Pavlov, Alexander Ryshchenkov, Ekaterina Simonova, Alexandra Streltsina,  
Vasilisa Sukhanova, Maria Shastina, Tatyana Kazuchits
produzione Teatro Vakhtangov di Mosca

Rimas Tuminas è uno dei maggiori registi teatrali contemporanei; dal 2007 dirige il Teatro Vakhtangov di Mosca, uno dei maggiori teatri russi. Tuminas porta al Teatro Stabile di Napoli lo spettacolo Masquerade (in russo con sovratitoli in italiano) un capolavoro della letteratura che nel 1999 ha ricevuto il premio più importante del teatro russo, la Maschera d’oro. Lo spettacolo Masquerade si basa su un dramma in versetti di uno dei migliori poeti romantici del XIX secolo Mikhail Lermontov che scopre una scomoda verità sulle moralità della società sanpietroburghese dell’epoca e descrive il carattere ribelle e lo spirito nobile del protagonista Eugène Arbénine spesso paragonato all’ Otello di Shakespeare Nel 1941 il famoso compositore Aram Khachaturian creò un valzer per la realizzazione di Masquerade nel Teatro Vakhtangov. La piece si muove tra numerosi intrighi, amori, giochi politici, giochi d’azzardo, perdite, opportunità trovate; un intrigo sconsiderato che diventa malvagio. Masquerade di Rimas Tuminas è una tragedia, una triste commedia dell’Arte con attori splendidi, che intrattiene lo spettatore con la musica e ha sullo sfondo una nevosa San Pietroburgo immersa nel mistero.


INTRIGO E AMORE
 DAL 30 GENNAIO AL 4 FEBBRAIO di Friedrich Schiller
regia Marco Sciaccaluga
con Roberto Alinghieri, Alice Arcuri, Enrico Campanati, Andrea Nicolini,  Orietta Notari, Tommaso Ragno, Simone Toni, Mariangeles Torres, Marco Avogadro, Daniela Duchi, Nicolò Giacalone
scene e costumi Catherine Rankl
musiche Andrea Nicolini
luci Marco D’Andrea
produzione Teatro Stabile di Genova

Il regista ligure Marco Sciaccaluga torna a Napoli con una grande compagnia di interpreti per Intrigo e Amore, scritta nel 1783 quando Schiller aveva solo 24 anni, è la storia di un legame profondo e impossibile, di una passione indomabile, di intrighi e gelosie, di unioni e duelli, di verità e menzogne, di corruzione e libertà: c’è tutto questo nel dramma di Schiller, il cui nucleo è il conflitto tra il potere tirannico e il diritto alla felicità dell’essere umano, oggettivato nell’incontro-scontro fra due classi, la nobiltà ricca e la piccola borghesia povera.
Gli aspetti melodrammatici di Intrigo e Amore diedero lo spunto a Giuseppe Verdi, per comporre, nel 1848, la Luisa Miller, ispirata proprio al testo di Schiller.
Il regista Marco Sciaccaluga racconta: “Qualche anno fa visitai la casa di Schiller a Weimar. Nella camera da letto dei suoi figli, vidi incorniciati dei disegni infantili. Un disegno in particolare mi commosse: una bimbetta fa una linguaccia e sotto c’è scritto, di pugno di Schiller – La mia bimba abbia una vita nella libertà e che le sia risparmiato il destino di Luise Millerin! – Un padre sogna per la sua bambina un destino di libertà, mentre nella sua testa di poeta drammatico infuria la passione di un destino di schiavitù e ribellione. Guardando quel disegno ho sentito forte la consapevolezza che Arte e Realtà si saldano e si giustificano a vicenda: Intrigo e amore continua a parlarci dalla pace di quella casa borghese di Weimar”.


L’ANATRA ALL’ARANCIA
DAL 7 AL 18 FEBBRAIO dal testo The Secretary Bird di William Douglas-Home
versione francese di Marc-Gilbert Sauvajon
regia Luca Barbareschi
con Luca Barbareschi, Chiara Noschese, Gerardo Maffei, Margherita Laterza
e con la partecipazione di Ernesto Mahieux
scene Tommaso Ferraresi
costumi Silvia Bisconti
luci Iuraj Saleri
produzione Teatro Eliseo, Fondazione Teatro della Toscana

L’anatra all’arancia è una bella storia universale di un uomo e di una donna e di come il protagonista si inventi un modo per riconquistare la moglie che lo ha tradito e che amava, architettando un piano per dimostrare che lui è il suo unico amore anche dopo 25 anni – racconta Luca Barbareschi. Spettacolo cult del teatro comico, titolo emblematico di quella drammaturgia che suscita comicità con classe e attraverso un uso sapiente e sottile della macchina teatrale, la piece viene proposta in una moderna edizione, impreziosita da un cast di primi nomi: Luca Barbareschi, – che firma anche la regia, Chiara Noschese, Ernesto Mahieux, Gianluca Gobbi e Margherita Laterza animeranno l’ingranaggio della commedia sostenendo il ritmo e la vorticosa energia dello spettacolo con la precisione di una partitura musicale.


LA BANALITÀ DELL’AMORE
DAL 28 FEBBRAIO ALL 11 MARZO

di Savyon Liebrecht
regia Piero Maccarinelli
con Anita Bartolucci, Claudio Di Palma, Giacinto Palmarini, Federica Sandrini
scene Carlo De Marino
costumi Zaira de Vincentiis
produzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale

Il regista Piero Maccarinelli arriva allo Stabile di Napoli con lo spettacolo La banalità dell’amore di Savyon Liebrecht. La maggior parte delle azioni malvage viene compiuta da uomini che non hanno mai scelto consapevolmente di essere buoni o cattivi, è la loro normalità a fare paura ed è questa la banalità del male.
Hannah Arendt una delle importanti figure del 900 europeo è la protagonista di questa commedia di Savyon Liebrecht, nata in Germania e trasferitasi in Israele fin da bambina. Hannah nel suo appartamento di New York riceve la visita di un giovane che  si presenta con telecamera e registratore  come un ricercatore dell’Università di Gerusalemme,dell’archivio della Shoah.
Questa intervista da lei accettata per chiarire molte delle sue opinioni in merito al processo Eichmann ed al suo pensiero aprirà molti cassetti della memoria.
Con Hannah rivivremo sopra tutto le tappe del suo innamoramento per Martin Heidegger, uno dei più importanti filosofi del 900 dichiaratamente Nazionalsocialista.


UNA DELLE ULTIME SERE DI CARNOVALE
DAL 13 AL 18 MARZO

di Carlo Goldoni
regia Beppe Navello
con Antonio Sarasso, Maria Alberta Navello, Alberto Onofrietti, Diego Casalis, Daria-Pascal Attolini, Andrea Romero, Marcella Favilla, Matteo Romoli, Eleni Molos, Erika Urban, Alessandro Meringolo, Geneviève Rey-Penchenat, Giuseppe Nitti
scene e costumi Luigi Perego
musiche Germano Mazzocchetti
luci Gigi Saccomandi
produzione Fondazione Teatro Piemonte Europa con il contributo straordinario di Fondazione CRT

Una delle ultime sere di Carnovale costituisce la terza tappa di un’ideale trilogia civile che, dopo l’Alfieri de Il divorzio e il Marivaux de Il Trionfo del Dio Denaro, attraverso i toni sarcastici e irriverenti della commedia utopistica settecentesca, ha l’ambizione probabilmente ingenua “di proporre umili pause di riflessione civile a un paese troppo affannosamente confuso nella propria contemporaneità”.
È il momento di un’altra perdurante ragione di ansia collettiva, che dopo tre secoli riappare puntuale nel dibattito pubblico italiano: quello dei giovani costretti dall’indifferenza del mondo dei padri, a portare altrove, lontano, la loro voglia di lavorare per il futuro. I titoli giornalistici si sprecano, svariando in formule stereotipate quali “la fuga dei cervelli” o “la ricerca in esilio” o altro ancora. Un tema di bruciante attualità messo in scena da Beppe Navello con la compagnia di Teatro Piemonte Europa.


VAN GOGH. L’ODORE ASSORDANTE DEL BIANCO
DAL 20 AL 25 MARZO

di Stefano Massini
regia Alessandro Maggi
con Alessandro Preziosi e attori da definire
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
disegno luci Valerio Tiberi, Andrea Burgaretta
musiche Giacomo Vezzani
coproduzione Khora.teatro, Teatro Stabile D’Abruzzo
in collaborazione con Festival di Spoleto60

L’odore assordante del bianco è uno dei primi testi di Stefano Massini l’attuale consulente artistico del Piccolo di Milano, vincitore del Premio Pier Vittorio Tondelli 2004, qui interpretato da Alessandro Preziosi.
«La messinscena – afferma il regista Alessandro Maggi – ha l’obiettivo di riuscire a rappresentare sul palcoscenico il labile confine tra verità e finzione, tra follia e sanità, tra realtà e sogno, ponendo interrogativi sulla genesi e il ruolo dell’arte e sulla dimensione della libertà individuale».
Siamo nell’ospedale psichiatrico di Saint-Paul-de-Manson, in Provenza, nel 1889: in una stanza bianca vive Vincent Van Gogh, ridotto a uno stato di totale frustrazione a causa delle allucinazioni che scaturiscono dalla sua mente e dei divieti assurdi impartiti dai medici. I suoi pensieri sono ossessivi, non sa di cosa o di chi si può fidare, la sua mente lo tradisce: cosa è reale e cosa è illusione? In questo labirinto soffocante, in cui entra anche lo spettatore, Van Gogh porta avanti una guerra contro il mondo, ma soprattutto contro di sé perché i suoi stessi pensieri sono le mura di una prigione da cui fuggire.


PROMETEO
DAL 4 AL 15 APRILE

da Eschilo
adattamento, scene e regia Massimo Luconi
con Luca Lazzareschi, Alessandra D’Elia, Monica Demuru, Gigi Savoia, Tonino Taiuti, Vittorio Cataldi (fisarmonica)
installazione Moussa Traore
costumi Aurora Damanti
musiche Mirio Cosottini
consulenza storico letteraria Davide Susanetti
produzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

Luca Lazzareschi interpreta uno dei più affascinanti e misteriosi personaggi della mitologia greca, Prometeo, un ribelle incapace di accettare l’ordine imposto da Zeus e dai nuovi dei, che pretendono di piegare ogni cosa alla loro volontà.
“Senza farne attualizzazioni poco interessanti o cercarne una ricostruzione filologica”, spiega Massimo Luconi in una sua nota, “la vicenda di Prometeo può toccare corde molto sensibili per il pubblico di oggi e, pur con un inevitabile valore didascalico, la sua dolorosa e nobile immagine di ribelle, di uomo in rivolta, è carica di pathos senza tempo, di rimandi a momenti drammatici della nostra storia.
Occuparsi di Prometeo vuol dire compiere un viaggio alla ricerca del mito che ci appartiene come popoli del mediterraneo, che è dentro di noi e che portiamo addosso sedimentato da secoli di storia anche tragica. Gli attori diventano testimoni che raccontano con un doppio livello di narrazione (teatrale e emotivo) un dramma che appartiene ai canoni del teatro antico e moderno, e nello stesso tempo sono profondamente implicati nei personaggi che interpretano, guardando a questa opera straordinaria dell’antichità con l’attualità dello sguardo critico di uomini moderni e assumendone l’energia e il fascino primordiale”.


IL DESERTO DEI TARTARI
DAL 17 AL 22 APRILE

di Dino Buzzati
adattamento teatrale e regia Paolo Valerio
con (in ordine alfabetico) Alessandro Dinuzzi, Simone Faloppa, Emanuele Fortunati, Aldo Gentileschi (fisarmonica), Marina La Placa (theremin), Marco Morellini, Roberto Petruzzelli, Stefano Scandaletti, Paolo Valerio
movimenti di scena Monica Codena
scene Antonio Panzuto
video Raffaella Rivi
costumi Chiara Defant
musiche originali Antonio Di Pofi
luci Enrico Berardi
produzione Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale

Il regista Paolo Valerio racconta che il mondo di Dino Buzzati è affascinante e misterioso e ne Il deserto dei Tartari, il romanzo che segnò la sua vera consacrazione tra i grandi scrittori del Novecento italiano, sono presenti tutte le sue tematiche principali, oltre al suo immaginario onirico di paesaggi e personaggi. Lo scrittore bellunese in un’intervista affermò che lo spunto per il romanzo, il cui tema portante è quello della fuga del tempo, era nato “dalla monotona routine redazionale notturna che facevo a quei tempi.
Il protagonista è Giovanni Drogo, un giovane e speranzoso tenente mandato in servizio presso la “Fortezza Bastiani”, luogo relegato in cima ad un’impervia montagna e che da subito appare come sospesa tra sogno e veglia. Dopo poco però, la pacata e monotona vita della Fortezza Bastiani, la disciplina militare, gli orari dell’esistenza comunitaria e la convinzione o illusione che di lì a poco il nemico arriverà, fanno presa su Giovanni Drogo che, senza rendersene conto, trascorre in quel luogo remoto tutti gli anni della sua esistenza. Per Drogo, così come per i commilitoni, la speranza di veder comparire un nemico all’orizzonte si trasforma a poco a poco quasi in un’ossessione metafisica, in cui si fondono il desiderio di eroismo e la necessità dell’uomo di dare un senso alla propria esistenza.


I MISERABILI
DAL 25 APRILE AL 6 MAGGIO

dal romanzo di Victor Hugo
adattamento teatrale Luca Doninelli
regia Franco Però
con Franco Branciaroli e cast in via di definizione
produzione CTB Centro Teatrale Bresciano, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro degli Incamminati

«Quella di portare I Miserabili sulle tavole di un teatro di prosa – scrive Luca Doninelli, che cura l’adattamento del romanzo per lo spettacolo diretto da Franco Però e interpretato da Franco Branciaroli – è un’impresa sicuramente temeraria, una sfida per chiunque sia disposto a sopportare un grande insuccesso piuttosto che un successo mediocre.
Millecinquecento pagine che appartengono alla storia non solo della letteratura, ma del genere umano. Come l’Odissea, come la Commedia, il Chisciotte Guerra e Pace.
Le ragioni per cui era impossibile non accettare questa sfida sono tante. La prima è quello strano miracolo che rende un’opera come I Miserabili capace di parlare a ogni epoca come se di quell’epoca fosse il prodotto, l’espressione diretta.
I miserabili sono ciò che sta oltre il terzo e il quarto stato, e rappresentano l’umano nella sua nudità: spogliato non solo dei suoi beni terreni, ma anche dei suoi valori, da quelli etici fino alla pura e semplice dignità che ci è data dall’essere uomini».

STAGIONE 2017/18 RIDOTTO MERCADANTE


ALL IN - IL GIOCO PUO’ CAUSARE SOLITUDINE

DAL 4 AL 12 NOVEMBRE
di Roberto Nugnes
regia Giuseppe Miale di Mauro
con Gennaro Di Colandrea, Geremia Longobardo
scene Luigi Ferrigno
musiche di Antonio Della Ragione
produzione I due della città del sole
in collaborazione con Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionalesi ringraziano per la collaborazione i ragazzi del progetto RagazziOggi2000 del Comune di Napoli gestito da ERA Coop. e GESCO Sociale per la prevenzione delle dipendenze

Giuseppe Miale di Mauro firma la regia di All in. Il gioco può causare solitudine, un testo su uno dei problemi sociali più attuali, la dipendenza dal gioco d’azzardo. “All in – spiega il regista in una sua nota – per i giocatori di poker significa giocarsi tutto, con la concreta possibilità di non poter tornare mai più indietro. E lo spettacolo è proprio la tragicomica storia di due amici, Ernesto e Ruggero, che vivono in maniera totale, ossessiva e conflittuale la loro solitudine e che non possono più tornare indietro: si attraggono e si respingono, litigano e fanno pace, come rinchiusi nella gabbia della loro vita. L’ottimismo osceno del giocatore contro il pragmatismo realistico e prudente dell’amico di sempre. Fino all’ultima scommessa. Fino all’ultimo confronto, fino al punto del non ritorno. Della loro amicizia e forse… della loro vita.

‘Perché il gioco dovrebbe essere peggiore di qualunque altro modo per far quattrini come, per esempio, del commercio? Vero è che su cento, uno solo vince, ma a me che importa?’ (Fëdor Dostoevskij)”.


IL SACRIFICIO DI EVA EZSAK

DAL 23 NOVEMBRE AL 3 DICEMBRE
dal romanzo Il sacrificio di Eva Izsàk di Januaria Piromallo
adattamento e regia Alessandra Felli
con Andrea Renzi, Teresa Saponangelo
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
musiche Francesco De Nigris

produzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale

Alessandra Felli firma la regia di Eva riduzione teatrale del romanzo di Januaria Piromallo, Il sacrificio di Éva Izsák, ricostruzione della vicenda della giovane ebrea ungherese, morta suicida nell’estate del 1944 nella grande foresta di Debrecen. Eva è una giovane militante del movimento sionista Hashomer Hatzair (la Giovane Guardia) e proprio nella piccola cellula di resistenti di Nagyvárad, incontrerà la futura stella dell’epistemologia moderna, Imre Lakatos, che oltre ad accoglierla e proteggerla, decreterà anche la necessità del suo suicidio. “Il sacrificio di Éva Izsákracconta innanzitutto una storia che ha tutto il sapore del disincanto” spiega la Felli. “Le grandi narrazioni cui la cultura moderna ha dato i natali per legittimare il proprio ordine, senso e realtà, quali illuminismo, idealismo e marxismo, sono giunte a compimento. Nella vicenda di Eva deflagrano i principi di moralità e giustizia, quei presupposti che sono fondamento e garanzia di ogni patto sociale che si stabilisce tra gli individui appartenenti a una stessa comunità. Il racconto delle peripezie di Eva, che segue passo dopo passo le tracce di una storia esemplare, tipica di una dottrina che ha reinterpretato il marxismo, è ricolmo di personaggi che hanno completamente perso il proprio senso etico. Se una comunità perde il senso dell’etica perde irrimediabilmente con esso anche il senso del tragico. Questo è il testamento che il pubblico è chiamato a custodire, diventando l’ultimo depositario di una staffetta di testimonianze che hanno attraversato la Storia”.