Teatro Mercadante


TEATRO MERCADANTE  Piazza Municipio  Tel. 0815513396


LA BANALITÀ DELL’AMORE
DAL 28 FEBBRAIO ALL 11 MARZO

di Savyon Liebrecht
regia Piero Maccarinelli
con Anita Bartolucci, Claudio Di Palma, Giacinto Palmarini, Federica Sandrini
scene Carlo De Marino
costumi Zaira de Vincentiis
produzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale

Il regista Piero Maccarinelli arriva allo Stabile di Napoli con lo spettacolo La banalità dell’amore di Savyon Liebrecht. La maggior parte delle azioni malvage viene compiuta da uomini che non hanno mai scelto consapevolmente di essere buoni o cattivi, è la loro normalità a fare paura ed è questa la banalità del male.
Hannah Arendt una delle importanti figure del 900 europeo è la protagonista di questa commedia di Savyon Liebrecht, nata in Germania e trasferitasi in Israele fin da bambina. Hannah nel suo appartamento di New York riceve la visita di un giovane che  si presenta con telecamera e registratore  come un ricercatore dell’Università di Gerusalemme,dell’archivio della Shoah.
Questa intervista da lei accettata per chiarire molte delle sue opinioni in merito al processo Eichmann ed al suo pensiero aprirà molti cassetti della memoria.
Con Hannah rivivremo sopra tutto le tappe del suo innamoramento per Martin Heidegger, uno dei più importanti filosofi del 900 dichiaratamente Nazionalsocialista.


UNA DELLE ULTIME SERE DI CARNOVALE
DAL 13 AL 18 MARZO

di Carlo Goldoni
regia Beppe Navello
con Antonio Sarasso, Maria Alberta Navello, Alberto Onofrietti, Diego Casalis, Daria-Pascal Attolini, Andrea Romero, Marcella Favilla, Matteo Romoli, Eleni Molos, Erika Urban, Alessandro Meringolo, Geneviève Rey-Penchenat, Giuseppe Nitti
scene e costumi Luigi Perego
musiche Germano Mazzocchetti
luci Gigi Saccomandi
produzione Fondazione Teatro Piemonte Europa con il contributo straordinario di Fondazione CRT

Una delle ultime sere di Carnovale costituisce la terza tappa di un’ideale trilogia civile che, dopo l’Alfieri de Il divorzio e il Marivaux de Il Trionfo del Dio Denaro, attraverso i toni sarcastici e irriverenti della commedia utopistica settecentesca, ha l’ambizione probabilmente ingenua “di proporre umili pause di riflessione civile a un paese troppo affannosamente confuso nella propria contemporaneità”.
È il momento di un’altra perdurante ragione di ansia collettiva, che dopo tre secoli riappare puntuale nel dibattito pubblico italiano: quello dei giovani costretti dall’indifferenza del mondo dei padri, a portare altrove, lontano, la loro voglia di lavorare per il futuro. I titoli giornalistici si sprecano, svariando in formule stereotipate quali “la fuga dei cervelli” o “la ricerca in esilio” o altro ancora. Un tema di bruciante attualità messo in scena da Beppe Navello con la compagnia di Teatro Piemonte Europa.


VAN GOGH. L’ODORE ASSORDANTE DEL BIANCO
DAL 20 AL 25 MARZO

di Stefano Massini
regia Alessandro Maggi
con Alessandro Preziosi e attori da definire
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
disegno luci Valerio Tiberi, Andrea Burgaretta
musiche Giacomo Vezzani
coproduzione Khora.teatro, Teatro Stabile D’Abruzzo
in collaborazione con Festival di Spoleto60

L’odore assordante del bianco è uno dei primi testi di Stefano Massini l’attuale consulente artistico del Piccolo di Milano, vincitore del Premio Pier Vittorio Tondelli 2004, qui interpretato da Alessandro Preziosi.
«La messinscena – afferma il regista Alessandro Maggi – ha l’obiettivo di riuscire a rappresentare sul palcoscenico il labile confine tra verità e finzione, tra follia e sanità, tra realtà e sogno, ponendo interrogativi sulla genesi e il ruolo dell’arte e sulla dimensione della libertà individuale».
Siamo nell’ospedale psichiatrico di Saint-Paul-de-Manson, in Provenza, nel 1889: in una stanza bianca vive Vincent Van Gogh, ridotto a uno stato di totale frustrazione a causa delle allucinazioni che scaturiscono dalla sua mente e dei divieti assurdi impartiti dai medici. I suoi pensieri sono ossessivi, non sa di cosa o di chi si può fidare, la sua mente lo tradisce: cosa è reale e cosa è illusione? In questo labirinto soffocante, in cui entra anche lo spettatore, Van Gogh porta avanti una guerra contro il mondo, ma soprattutto contro di sé perché i suoi stessi pensieri sono le mura di una prigione da cui fuggire.


PROMETEO
DAL 4 AL 15 APRILE

da Eschilo
adattamento, scene e regia Massimo Luconi
con Luca Lazzareschi, Alessandra D’Elia, Monica Demuru, Gigi Savoia, Tonino Taiuti, Vittorio Cataldi (fisarmonica)
installazione Moussa Traore
costumi Aurora Damanti
musiche Mirio Cosottini
consulenza storico letteraria Davide Susanetti
produzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

Luca Lazzareschi interpreta uno dei più affascinanti e misteriosi personaggi della mitologia greca, Prometeo, un ribelle incapace di accettare l’ordine imposto da Zeus e dai nuovi dei, che pretendono di piegare ogni cosa alla loro volontà.
“Senza farne attualizzazioni poco interessanti o cercarne una ricostruzione filologica”, spiega Massimo Luconi in una sua nota, “la vicenda di Prometeo può toccare corde molto sensibili per il pubblico di oggi e, pur con un inevitabile valore didascalico, la sua dolorosa e nobile immagine di ribelle, di uomo in rivolta, è carica di pathos senza tempo, di rimandi a momenti drammatici della nostra storia.
Occuparsi di Prometeo vuol dire compiere un viaggio alla ricerca del mito che ci appartiene come popoli del mediterraneo, che è dentro di noi e che portiamo addosso sedimentato da secoli di storia anche tragica. Gli attori diventano testimoni che raccontano con un doppio livello di narrazione (teatrale e emotivo) un dramma che appartiene ai canoni del teatro antico e moderno, e nello stesso tempo sono profondamente implicati nei personaggi che interpretano, guardando a questa opera straordinaria dell’antichità con l’attualità dello sguardo critico di uomini moderni e assumendone l’energia e il fascino primordiale”.


IL DESERTO DEI TARTARI
DAL 17 AL 22 APRILE

di Dino Buzzati
adattamento teatrale e regia Paolo Valerio
con (in ordine alfabetico) Alessandro Dinuzzi, Simone Faloppa, Emanuele Fortunati, Aldo Gentileschi (fisarmonica), Marina La Placa (theremin), Marco Morellini, Roberto Petruzzelli, Stefano Scandaletti, Paolo Valerio
movimenti di scena Monica Codena
scene Antonio Panzuto
video Raffaella Rivi
costumi Chiara Defant
musiche originali Antonio Di Pofi
luci Enrico Berardi
produzione Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale

Il regista Paolo Valerio racconta che il mondo di Dino Buzzati è affascinante e misterioso e ne Il deserto dei Tartari, il romanzo che segnò la sua vera consacrazione tra i grandi scrittori del Novecento italiano, sono presenti tutte le sue tematiche principali, oltre al suo immaginario onirico di paesaggi e personaggi. Lo scrittore bellunese in un’intervista affermò che lo spunto per il romanzo, il cui tema portante è quello della fuga del tempo, era nato “dalla monotona routine redazionale notturna che facevo a quei tempi.
Il protagonista è Giovanni Drogo, un giovane e speranzoso tenente mandato in servizio presso la “Fortezza Bastiani”, luogo relegato in cima ad un’impervia montagna e che da subito appare come sospesa tra sogno e veglia. Dopo poco però, la pacata e monotona vita della Fortezza Bastiani, la disciplina militare, gli orari dell’esistenza comunitaria e la convinzione o illusione che di lì a poco il nemico arriverà, fanno presa su Giovanni Drogo che, senza rendersene conto, trascorre in quel luogo remoto tutti gli anni della sua esistenza. Per Drogo, così come per i commilitoni, la speranza di veder comparire un nemico all’orizzonte si trasforma a poco a poco quasi in un’ossessione metafisica, in cui si fondono il desiderio di eroismo e la necessità dell’uomo di dare un senso alla propria esistenza.


I MISERABILI
DAL 25 APRILE AL 6 MAGGIO

dal romanzo di Victor Hugo
adattamento teatrale Luca Doninelli
regia Franco Però
con Franco Branciaroli e cast in via di definizione
produzione CTB Centro Teatrale Bresciano, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro degli Incamminati

«Quella di portare I Miserabili sulle tavole di un teatro di prosa – scrive Luca Doninelli, che cura l’adattamento del romanzo per lo spettacolo diretto da Franco Però e interpretato da Franco Branciaroli – è un’impresa sicuramente temeraria, una sfida per chiunque sia disposto a sopportare un grande insuccesso piuttosto che un successo mediocre.
Millecinquecento pagine che appartengono alla storia non solo della letteratura, ma del genere umano. Come l’Odissea, come la Commedia, il Chisciotte Guerra e Pace.
Le ragioni per cui era impossibile non accettare questa sfida sono tante. La prima è quello strano miracolo che rende un’opera come I Miserabili capace di parlare a ogni epoca come se di quell’epoca fosse il prodotto, l’espressione diretta.
I miserabili sono ciò che sta oltre il terzo e il quarto stato, e rappresentano l’umano nella sua nudità: spogliato non solo dei suoi beni terreni, ma anche dei suoi valori, da quelli etici fino alla pura e semplice dignità che ci è data dall’essere uomini».


STAGIONE 2017/18 RIDOTTO MERCADANTE


15 > 25 febbraio
IL VENTRE DI NAPOLI – prima parteregia Fausto Nicolini con Chiara Baffi

8 > 18 marzo
IL VENTRE DI NAPOLI – seconda parte regia Alberto Massarese conChiara Baffi

produzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale

Dopo i cicli dedicati a Annamaria Ortese, Raffaele La Capria, Giuseppe Patroni Griffi, Enzo Striano, il Teatro Stabile di Napoli propone tre spettacoli dedicati a Matilde Serao e alla sua opera più famosa, Il ventre di Napoli, diretti, rispettivamente, da Fortunato Calvino, Fausto Nicolini e Alberto Massarese. Spesso considerato con frettolosa superficialità, “un reportage”, il romanzo della Serao ha la forza della verità che si fa letteratura, del rifiuto per quella oleografia fatta di golfo e mandolini che piace a quella parte di pubblico che non vuole guardare in faccia a una realtà fatta di miserie e nefandezze. La sua denuncia resta, a un secolo di distanza, di straordinaria attualità: “Questo ventre di Napoli, se non lo conosce il governo, chi lo deve conoscere? A che sono buoni tutti questi impiegati alti e bassi, questo immenso ingranaggio burocratico che ci costa tanto?”


DAL 12 AL 22 APRILE  

TERESA SORRENTINO
di Elvio Porta
regia Armando Pugliese
con Lalla Esposito
musiche e canzoni Sergio Esposito
scene e costumi Roberto Crea
produzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro,

La commedia Teresa Sorrentino di Elvio Porta è un “virtuosismo” per una sola attrice alle prese con una serie di personaggi che non ci sono. La protagonista vive la sua vigilia di Natale in un mondo visionario, che è la chiave per scoprire il reale percorso emotivo della sua vita.
“La realizzazione di questo piccolo-grande lavoro teatrale – spiega Armando Pugliese in una sua nota – non vuol essere per me un’esibizione registica ma, avvalendomi dell’interpretazione di una delle più brave e più folli interpreti della scena napoletana, Lalla Esposito, con cui spesso ho collaborato, delle musiche di Sergio Esposito e delle scene di Roberto Crea, vorrei rendere omaggio ad un amico ed ad un autore recentemente scomparso che, come tanti, ha dato a Napoli forse più di quanto ha ricevuto. La nostra collaborazione è di lunga data: dal Masaniello del 1974 fino all’ultimo lavoro, scritto ancora assieme, dal titolo Cani, poco prima che Elvio volasse a miglior vita (almeno spero) e che, prima o poi, riuscirò a realizzare”.