Teatro Nuovo

FINIR EN BEAUTÉ

25 e 26 giugno Napoli Sala Assoli

testo e ideazione Mohamed El Khatib
ambiente visivo Fred Hocké
ambiente sonoro Nicolas Jorio

Spettacolo programmato in collaborazione con La Francia in Scena. La Francia in Scena, stagione artistica dell’Institut français Italia, è realizzata su iniziativa dell’Ambasciata di Francia in Italia, con il sostegno dell’Institut français e della Fondazione Nuovi Mecenati.

ANDANTE

25 giugno Teatro Nuovo Napoli 

regia Igor Urzelai e Moreno Solinas
ideazione e realizzazione Giorgia Nardin, Eleanor Sikorski, Moreno Solinas e Igor Urzelai
collaborazione artistica Simon Ellis (skellis.net)
disegno luci Seth Rook Williams
suono Alberto Ruiz Soler (bertruiz.net)
scenografia e costumi KASPERSOPHIE (kaspersophie.com)
profumo Alessandro Gaultieri
training vocale Melanie Pappenheim (melaniepappenheim.com)
manager di produzione Hannah Blamire
produttore di compagnia Sarah Maguire
coproduzione Igor and Moreno, The Place e TIR Danza

prima nazionale

La filosofa e mistica francese Simone Weil scrisse che “l’attenzione è la forma più rara e più pura della generosità”. Andante è un invito a mettere in pausa, a connettersi con i propri sensi, ad essere in una stanza insieme ad altre persone e non dover necessariamente parlare o perfino vedere. Il lavoro è concepito come una generosa e paziente passeggiata all’interno di una nuvola formata di tempo e attenzione. La parola Andante, che prende origine dalla parola italiana “andare”, si riferisce a un tipo di movimento musicale moderatamente lento o distinto. Lo spettacolo di danza è accompagnato da una serie di workshops e dibattiti. Sul palco quattro danzatori, musica dal vivo, e una grande quantità di fumo, così come di profumo. Il pubblico parteciperà a un viaggio durante il quale la nebbia metterà a fuoco ciò che normalmente non può essere visto.
Igor Urzelai e Moreno Solinas si incontrano per la prima volta nel 2006; in seguito si ritrovano a studiare assieme alla London Contemporary Dance School (The Place), dove iniziano a collaborare. Il loro sodalizio artistico inizia nel 2007, dapprima co-fondando BLOOM! Dance Collective e successivamente creando la loro compagnia Igor and Moreno nel 2012.
I lavori di Igor and Moreno indagano la natura umana, le persone e tutte quelle componenti che rendono l’uomo un animale speciale. Gli elementi della loro ricerca sono il corpo in movimento e l’immediatezza dell’azione come veicolo di significati, idee e desideri. L’intento che Igor and Moreno si prefiggono è rivendicare il ruolo del Teatro come spazio di aggregazione e condivisione tramite le proprietà catartiche dello spettacolo dal vivo. Attraverso i loro lavori hanno sempre cercato di creare una cornice attraverso cui condividere la loro personale visione, senza tuttavia imporre una singola lettura dell’opera ma tracciando, piuttosto, uno spazio dedito alla riflessione dello spettatore.

SLAP AND TICKLE

28 e 29 giugno Sala Assoli

ideazione e interpretazione Liz Aggiss

Anticonformista, anarchico, indomito e senza paura: Slap e Tickle è una oscura e irriverente testimonianza fisica sui costumi e tabù sessuali. Liz Aggiss si colloca al centro della scena in un tour politicamente scorretto nel quale si passano in rassegna contraddizioni e interpretazioni riguardo donne, ragazze, madri, puttane e anziane. Decifrando mitologie, banalità, ritornelli e vecchie storie di mogli, Aggiss crea un “minestrone femminista” intriso di umorismo e fatto di movimento espressionista, music hall, cambi d’abito, giocoleria e recitazione. Lo spettacolo sfida le convenzioni attraverso pratiche di danza femminista. Slap and Tickle ha vinto il Total Theatre Award Edinburgh Festival nel 2017.
Liz Aggiss, coreografa, performer e artista inglese, negli ultimi 40 anni ha dato un’impronta inconfondibile alla danza contemporanea, rompendo ogni barriera tra arte elitaria e cultura popolare. Vincitrice del Bonnie Bird Choreography Award 1994, è – tra le altre cose – Professore Emerito in Visual Performance alla University of Brighton.

COLTELLI NELLE GALLINE

29 e 30 giugno Teatro Nuovo Napoli

di David Harrower
traduzione Monica Capuani
regia Andrée Ruth Shammah
scene Margherita Palli
luci Camilla Piccioni
con Eva Riccobono, Alberto Astorri, Pietro Micci
coproduzione Teatro Franco Parenti, Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia, e Spoleto 62 Festival dei Due Mondi

prima assoluta

Il primo testo del pluripremiato drammaturgo scozzese David Harrower racconta di un triangolo sentimentale ambientato in un contesto rurale e primitivo attorno a cui ruotano gli intimi interrogativi di una donna, della quale non verrà mai pronunciato il nome, alle prese con le scoperte della vita.
Una scrittura selvaggia e spezzettata frattura il mondo in cui sono calati i tre personaggi protagonisti della storia. L’incontro con Gilbert Horn, l’emarginato mugnaio del villaggio, diviene decisivo per la giovane, che (ri)scopre, anche attraverso la scrittura, una maniera inedita di affrontare il proprio percorso di conoscenza. Il mugnaio si insinua nelle convinzioni preconcette della donna, gettando nuova luce sul suo matrimonio e sulla possibilità di costruirsi una vita al di fuori dei confini fisici e sociali di un villaggio “muto”, privo di parole.
«Quando mi è giunto questo testo ho provato subito una forte fascinazione per la potenza della scrittura e per il disegno dei personaggi, di tre vite autonome, di tre solitudini a confronto così primitive ed originali. Mai come in questo caso ritengo che la regia di una donna sia indispensabile per cogliere la densità passionale di cui l’opera è pervasa – scrive Andrée Ruth Shammah. Non a caso, lo spazio scenico sarà affidato a Margherita Palli, una delle più importanti scenografe del panorama teatrale e le luci, a Camilla Piccioni, solida light designer dei miei ultimi spettacoli.
Eva Riccobono, l’immagine femminile per eccellenza, è stata per me una vera rivelazione, una messa alla prova di una reciproca sensibilità femminile che nella mia storia ha più volte dato vita ad esperienze e produzioni di successo».

TIRESIAS …

1 luglio Sala Assoli
Regia, coreografia, costumi e scenografia Michalis Theophanous

Musiche originali Dickie Landry & Giwrgos Poulios
Editing sonoro Stephanos Droussiotis
Aiuto coreografo Georgia Tegou
Scenografia e costumi in collaborazione con Mayou Trikerioti
Luci in collaborazione con Mike Toon & Adrienne Ming
Performer Michalis Theophanous
Luci e suono Bruce Sharp
Fotografo Nikolas Louka
Editing video Max Dinnar
Co-prodotto da Change Performing Arts

prima nazionale

Tiresias… è un progetto allegorico basato sul personaggio mitologico dell’indovino cieco. Concepito come uno spettacolo che si muove sul confine tra danza e performing art, questo assolo vuole esplorare la complessa natura del personaggio di Tiresia, attraverso immagini e simbolismi che si riferiscono a tutte le informazioni che già conosciamo dell’eroe, ma anche a tutte le ipotetiche azioni che potrebbe compiere nell’intimità di una stanza privata, come se lo spettatore lo osservasse da uno spioncino. Questa doppia vita offre uno sguardo sulla sua cecità, sessualità, e sdoppiamento di personalità; ma anche su come la sua saggezza avrà la meglio sulla solitudine. Tiresias… è una meditazione in danza sull’antichità, la modernità e l’immanente ambiguità dell’esistenza. L’indovino è evocato in scena tramite uno stato fluido tra realtà e illusione. Il suo personaggio è ricordato attraverso un paesaggio sonoro mitologico, dove il suono corrente dell’acqua si mescola all’eco di animali nella foresta. Alla ricerca dei segni che alla fine riveleranno il profeta, l’attore graffia la scena con la sua partitura di battiti. Il suo corpo prende sembianze effimere che cambiano all’infinito, come un soggetto in continua evoluzione, che cerca in ogni nuovo passo un significato rinnovato, una nuova storia per il suo io interiore. Tiresia diventa così la nostra guida in un processo che parte dall’animale e dall’irrazionale, e successivamente irrompe nella sfera umana, dove il passato e il futuro si incontrano nella dimensione attuale. Un’immagine che non racconta una verità, ma che potrebbe darci una traccia per capirne la storia.

IN FLAGRANTE DELICTO GESUALDO DA VENOSA, PRINCIPE DEI MUSICI

4 e 5 luglio Sala Assoli
ideazione e regia Roberto Aldorasi

testi Francesco Niccolini
luci Danilo Facco
sound engineering Carmine Minichiello
con Marcello Prayer
musiche Alessandro Grego
produzione Occupazioni Insolite

Sulle tracce di Gesualdo da Venosa. Un lavoro di ricostruzione e ricerca, di verità storica e riproposizione poetica, fra storia, mito e leggenda. Il tentativo di sottrarre all’oblio un personaggio dall’ombra inquietante, pieno di contraddizioni e turbamenti e un tempo, quello tra fine Cinquecento e inizio Seicento, cupo e violento, eppure ricco di scoperte rivoluzionarie.
E, come in un quadro di Caravaggio, tra luce e ombra provare a ricostruire il mosaico: la vita, l’epoca, i sentimenti, la religione, la colpa, il dovere, la forma e la musica. Come in un madrigale, tessere la trama delle mille voci della mente di Gesualdo, la polifonia dissonante della sua coscienza e delle sue passioni, della sua indole e dei suoi doveri, delle sue composizioni sublimi e dei suoi delitti, esplorando il confine tra narrazione e teatro drammatico proprio come, all’inizio del Seicento, la composizione musicale oscillava tra polifonia e monodia, tra la pittura musicale dei testi e la nascita
del melodramma.
Lo spettatore di In flagrante delicto è immerso in una camera d’ascolto disegnata con cinque diffusori che compongono uno spazio acustico dinamico e intermediale: la drammaturgia delle voci, dei suoni e delle musiche dello spettacolo genera e trasforma ambienti, in un movimento continuo gestito dalla regia del suono e, tramite gli impulsi vocali, dall’attore stesso.

SCHIAPARELLI LIFE

8 e 9 luglio Sala Assoli 

con Nunzia Antonino e Marco Grossi
regia Carlo Bruni
testo Eleonora Mazzoni
scena Maurizio Agostinetto
immagini in movimento Bea Mazzone
luci Tea Primiterra, Giuseppe Pesce
consulenza/costumi Luciano Lapadula, Vito Antonio Lerario, Maria Pascale
organizzazione Nicoletta Scrivo
ufficio stampa Paola Maritan
amministrazione Franca Veltro
produzione Casa degli Alfieri – Teatro di Dioniso
con la collaborazione di sistemaGaribaldi e Linea d’Onda
si ringraziano Rosellina Goffredo e Rossana Farinati per la gentile collaborazione

Fra il 1953 e il ’54, Elsa Schiaparelli, fra le più grandi stiliste di tutti i tempi, decide di concludere il
proprio itinerario artistico e professionale, pubblicando un’autobiografia che già nel titolo ne riassume l’intensità: Shocking life.
Italiana, nata a Roma, in una famiglia colta e ricca di talenti, protagonista fra le due guerre di quella rivoluzione del costume che avrebbe ispirato molte generazioni future, amica e collaboratrice di artisti come Dalì, Cocteau, Aragon, Ray, Clair, Duchamps, Sartre, dopo aver vestito Katharine Hepburn, Lauren Bacall, Greta Garbo, Marlene Dietrich, Elsa decide che quel “nuovo” mondo non la riguarda più e lo lascia, ritirandosi a vita privata.
«Il nostro lavoro – si legge nelle note – prova a evocare questo passaggio, prediligendo un’indagine emotiva sul distacco, tributo necessario ad ogni cambiamento, all’impossibile impresa di sintetizzare la vita di questa donna straordinaria. Per un paio d’anni, sul primo isolato di via Garruba a Bari, hanno tenuto il loro fantastico bazar Atelier 1900, Luciano Lapadula e Vito Antonio Lerario. Esperti di storia della moda e stilisti, sono stati loro a farci conoscere Elsa ed è con loro che abbiamo incominciato il percorso verso il quarto ritratto femminile del nostro più recente repertorio. Per questa produzione, oltre alla collaborazione di un fotografo e scenografo, Maurizio Agostinetto, ci è sembrata felice la disponibilità di Eleonora Mazzoni, scrittrice, che, condividendo l’impresa, ci ha assistiti nella redazione del testo. L’attore Marco Grossi e la cartoonist Beatrice Mazzone hanno infine completato il gruppo dedito alla creazione».

NELLA LINGUA E NELLA SPADA

8 Luglio Teatro Nuovo

elaborazione drammaturgica, regia e interpretazione Elena Bucci
musica Luigi Ceccarelli
con Michele Rabbia (percussioni) e Paolo Ravaglia (clarinetti)
luci Loredana Oddone
cura del suono della voce Franco Naddei
coproduzione Ravenna Festival, Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia, Compagnia Le belle bandiere

prima assoluta

Nella lingua e nella spada è un progetto ispirato alla storia d’amore e alle vite della giornalista Oriana Fallaci, e del politico, rivoluzionario e poeta greco Alekos Panagulis. Un melologo che accosta le suggestioni della storia recente agli echi della tragedia greca antica: il racconto della Grecia moderna e contemporanea attraverso un canto parlato che prende spunto proprio dalle pagine di Un Uomo della Fallaci e dai versi di Panagulis. Scrive Elena Bucci: «Non userò le parole di Oriana Fallaci, non oserò strappare brani da un libro perfetto, ma proverò a raccontare con le mie povere parole di lei e di lui, di quell’epoca, di quella terra e della mia, di altri scrittori e artisti che vissero l’orrore della dittatura. Attraverso il loro dolore e la loro forza di resistenza amplierò il mio sguardo di fortunata, nata in tempo di pace, ma che ora vede avvicinarsi il buio. Questo progetto evoca per me l’immagine di un teatro che sia assemblea viva, pensante, emozionata, dove gli errori della storia e l’errare degli umani diventino pretesto per migliorare e per trovare nuove comprensioni e abbracci. Anche la parte musicale si propone di integrare la musica greca, nei suoi aspetti artistici più significativi, con quella musica contemporanea che negli ultimi anni ha allargato i suoni orizzonti fina a divenire un genere multiculturale».

NON DOMANDARMI DI ME, MARTA MIA

12 e 13 luglio Sala Assoli 

dalle lettere di Luigi Pirandello e Marta Abba
di Katia Ippaso
regia Arturo Armone Caruso
con Elena Arvigo
produzione Nidodiragno/CMC

Non domandarmi di me, Marta mia si situa in un preciso punto del tempo, il 10 dicembre del 1936, data della morte di Luigi Pirandello, e in un preciso punto dello spazio, New York, dove Marta Abba stava recitando al Plymouth Theatre di Broadway. Quella sera, dopo aver fatto al pubblico l’annuncio dell’improvvisa scomparsa di Pirandello alla fine dello spettacolo, Marta Abba legge l’ultima lettera che Pirandello le aveva scritto, solo sei giorni prima della sua morte, nella quale non accennava minimamente alla sua malattia.
Nella calma allucinata di quella notte, dopo la rappresentazione, Marta si trova a dover fare i conti con il suo passato. L’attrice ha portato con sé le lettere che negli anni le ha scritto Pirandello dal 1926 al 1936 ma anche quelle che lei aveva indirizzato al suo Maestro. Le sparge sul letto e sul pavimento, vi si immerge, e rievoca così la loro storia, la storia di un rapporto elettivo, agli altri segreto e in una qualche forma incomprensibile, “un fatto d’esistenza”, annotava Pirandello in una lettera del ‘29.
In un viaggio notturno attraverso i passaggi cartacei di una corrispondenza dalla quale affiora pulsante l’emozione, l’attrice e la cantante protagoniste dello spettacolo, dando una precisa tonalità orfica al testo, fanno emergere il lungo, intenso e per tanti versi doloroso rapporto tra Luigi Pirandello e la sua attrice musa, Marta Abba. I temi dell’impossibile fusione amorosa, del senso dell’arte, di cosa si vale realmente, della vecchiaia inesorabile, della morte e della forma che soffoca la vita irrompono sulla scena lasciandoci al termine dello spettacolo l’ombra di una sedia vuota che evoca una irrimediabile perdita mentre una lanterna magica continua a proiettare tutt’intorno le immagini fantasmagoriche di un teatrino delle ombre.

EXIT m“Grazie dei fiori”

13 e 14 luglio Teatro Nuovo Napoli 

di Antonio Marfella e Giovanni Esposito
con Simona Marchini e Susy Del Giudice
drammaturgia Antonio Marfella Giovanni Esposito
regia Giovanni Esposito
aiuto regia Felice Panico
costumi Rossella Aprea
scene Luigi Ferrigno
progetto luci Nadia Baldi
produzione La Pirandelliana SRL

prima assoluta

Una madre e una figlia. Un rapporto scandito da una quotidianità necessaria, fatta di delusioni, frustrazioni e accuse reciproche. Due donne che combattono con la solitudine e il vuoto interiore. I loro sogni falliti e le aspirazioni deluse sono al centro di Exit, uno spettacolo che porta con sé una visione – a volte ironica – dell’incapacità delle persone di comunicare. Il suicidio annunciato dalla figlia fa da catalizzatore, e costringe le due donne a parlare tra loro, a contrastarsi per cercare una via d’uscita, un equilibrio precario nel quale galleggiare fino alla prossima crisi. Forse il tempo però è finito.

ARSENICO E VECCHI MERLETTI

13 e 14 luglio nTeatro Mercadante 

di Joseph Kesserling
con Anna Maria Guarnieri e Giulia Lazzarini
regia di Geppy Gleijeses liberamente ispirata alla regia di Mario Monicelli
produzione Gitiesse Artisti Riuniti

prima assoluta

Nell’anno del decimo anniversario dalla scomparsa di Mario Monicelli, Geppy Gleijeses riprende Arsenico e vecchi merletti, commedia teatrale di Joseph Kesselring, resa nota al pubblico del grande schermo dalla trasposizione cinematografica di Frank Capra, e prima regia teatrale del grande regista italiano.
Lo scrittore Mortimer Brewster, ex scapolo convinto, torna a casa dalle zie Abby e Martha per raccontare del suo fresco matrimonio con Elaine Harper. Qui scopre che le due amabili e anziane ziette “aiutano” quelli che affettuosamente chiamano i “loro signori” – ossia gli inquilini ai quali affittano le camere – a lasciare la vita con un sorriso sulle labbra: le due zie offrono loro del vino di sambuco corretto con un miscuglio di veleni, e li seppelliscono nel Canale di Panama, la cantina di casa dove il fratello di Mortimer, Teddy (che crede di essere Theodore Roosevelt), scava e ricopre di continuo nuove buche per occultare i cadaveri. Deciso a porre fine alla pazzia delle due donne e del fratello, Mortimer cerca di far internare Teddy in una casa di cura, ma i suoi piani vengono sconvolti dall’arrivo dell’altro fratello Jonathan, un efferato pluriomicida i cui lineamenti sono stati rovinati a seguito di numerosi interventi di chirurgia plastica. Anche Jonathan, che è accompagnato dal suo fidato amico, il dottor Einstein, ha un cadavere di cui disfarsi e tenta di seppellirlo nella cantina, per poi eliminare anche il fratello Mortimer. Ormai credutosi l’ultimo erede di una famiglia di pazzi maniaci, Mortimer cerca di allontanare da sé Elaine per il timore di farle del male, ma poco prima della partenza di Teddy per la clinica, le due zie (che intendono seguire Teddy nella casa di cura) rivelano che in realtà Mortimer è il figlio illegittimo di una domestica che era andata a lavorare in casa Brewster poco prima che Mortimer nascesse.