Teatro Sannazaro

Giovedì 15 febbraio 2024 

ENSEMBLE ARS LUDI

I due leoni

Antonio Caggiano, Gianluca Ruggeri, Rodolfo Rossi, percussioni

Giovedì 22 febbraio 2024 

ALEXANDER LONQUICH, pianoforte

DAL 16 AL 25 FEBBRAIO 2024
METTICI LA MANO

Di Maurizio De Giovanni
Con Antonio Milo, Adriano Falivene, Elisabetta Mirra
Regia Alessandro D’alatri
Musiche originali Marco Zurzolo

Primavera del 1943, Napoli.
Una tarda mattinata di sole viene squarciata dalle sirene: arrivano gli aerei alleati e il pericolo di un nuovo e devastante bombardamento. La scena è uno scantinato che fa da rifugio improvvisato. In un angolo del locale una Statua della Madonna Immacolata, miracolosa-mente scampata alla distruzione di una chiesa. È qui che si ritrova una strana compagnia, riunita dalla necessità di riparo: Bambinella, un femminiello che sopravvive esercitando la prostituzione e che conosce tutto di tutti, e il Brigadiere Raffaele Maione, che ha appena arrestato Melina, una ventenne che ha appena sgozzato nel sonno il Marchese di Roccafusca, di cui la ragazza era la cameriera. Mentre fuori la porta le voci della gente si trasformano in un pauroso silenzio e poi nel progressivo avvicinarsi del fragore delle bombe, il dialogo tra i tre occupanti del rifugio si fa sempre più profondo e serrato, con una serie di riflessioni sulla vita, la morte, la giustizia, la fede, ma anche la fame e l’arroganza del potere. Mentre apprendiamo cosa sia realmente accaduto nel palazzo di Roccafusca e perché, Bambinella si trasformerà in un avvocato difensore e Maione nell’accusa di un processo che vedrà nella statua di gesso un giudice silenzioso ma accorato.
Maurizio De Giovanni

DAL 1A L 3 MARZO 2024

COME TU MI VUOI 

Di Luigi Pirandello
Con Lucia Lavia, Francesco Biscione, Alessandra Pacifico, Paride Cicirello, Nicola Costa, Alessandro Balletta, Alessandra Costanzo, Bruno Torrisi, Pierluigi Corallo, Isabella Giacobbe
Regia di Luca De Fusco
Adattamento Gianni Garrera e Luca De Fusco
Scene e costumi Marta Crisolini Malatesta  Luci Gigi Saccomandi  Musiche Ran Bagno
Movimenti coreografici Noa e Rina Wertheim-Vertigo Dance Company  Proiezioni Alessandro Papa
Produzione Teatro Stabile di Catania, Teatro della Toscana Teatro Nazionale, Tradizione e Turismo srl – Centro di Produzione Teatrale – Teatro Sannazaro

Un capolavoro della maturità di Pirandello, forse in assoluto il meno frequentato, scelto da un regista come Luca De Fusco che ha invece molto frequentato l’autore siciliano e che decide di portarlo ora in scena con una delle stelle nascenti del panorama attoriale italiano, Lucia Lavia, certamente all’altezza della grande interpretazione che pretende un testo tanto aspro, ostico e misterioso.

Con Come tu mi vuoi De Fusco prosegue nella sua ricerca su Pirandello, ma lo fa – tra l’altro da direttore del Teatro Stabile di Catania – con l’intenzione di inaugurare un preciso progetto volto a illuminare le aree meno consuete del repertorio pirandelliano. E come già con Così è (se vi pare) si allontana da ogni connotazione caricaturale dei personaggi per lasciare avanzare atmosfere quasi cinematografiche, da noir anni ’40, e sottolineare la drammatica, solitaria chiusura di tutti i personaggi, a cominciare proprio dall’Ignota, con la sua ricerca sull’identità personale.

In una scenografia ispirata alla galleria degli specchi de La signora di Shangai di Orson Welles, i frammenti del proprio riflesso rimanderanno alla protagonista l’inquietudine fondamentale del suo personaggio: rivedersi le richiamerà all’incubo di non conoscersi. Così De Fusco proseguirà la sua storica collaborazione con la scenografa Marta Crinolini Malatesta e anche con Gigi Saccomandi, che userà le luci proprio come ritagli di inquadrature cinematografiche, anch’esse al servizio di un Pirandello cupo e carico di esistenzialismo, più che mai vicino al nostro tempo.

DAL 4 AL 6 MARZO 2024

IL BARBIERE DI SIVIGLIA
Da Pierre De Beaumarchais e Gioacchino Rossini
Progetto e regia Gianmarco Cesario  Arrangiamenti musicali Mariano Bellopede  Produzione I due della città del sole

Il progetto POPERA nasce con l’intento di avvicinare i giovani all’opera lirica, attraverso un’attualizzazione dei testi e delle musiche, queste ultime, per l’occasione, riarrangiate appositamente in chiave pop. Gli spettacoli che faranno parte di questo progetto saranno concepiti con uno studio dei testi d’origine che hanno ispirato i librettisti, i quali hanno fornito, a loro volta, il supporto testuale ai grandi musicisti che hanno composto quelle che sono, senza dubbio, i capolavori del melodramma. Scene, costumi, ed interpretazioni, saranno realizzati in perfetta sintonia con il concept, con la finalità di offrire un primo approccio alle nuove generazioni di un’arte che spesso rischia di risultare troppo lontana dal loro mondo visivo ed uditivo. Il 13 novembre 2023 si celebreranno i 155 anni dalla morte di Gioacchino Rossini, uno dei più importanti musicisti italiani, autore, tra l’altro, di immortali melodrammi ed indimenticabili opere buffe, tra le quali spicca, senza dubbio, “IL Barbiere di Siviglia”, che, con l’iniziale titolo di “Almaviva, o sia l’inutile precauzione” debuttava al Teatro Argentina di Roma il 20 febbraio 1816. Il libretto, scritto da Cesare Sterbini, si ispira piuttosto fedelmente all’opera originale di Pierre de Beaumarchais, dalla quale era già stato tratto un’altra opera buffa di Giovanni Paesiello su libretto di Giuseppe Petrosellini, e, dopo un breve conflitto fra le due opere, nel quale pareva dovesse avere la meglio l’opera di Paesiello, quella di Rossini riuscì a surclassarla, diventando una delle opere più rappresentate al mondo, ed il suo successo ancora oggi, dopo oltre due secoli, resta immutato. Il progetto POPERA debutta proprio con quest’opera. Il testo, rielaborando il libretto originale attraverso la contaminazione con il copione di Beaumarchais, evidenzia la grande vis comica del plot originale, i cui personaggi, ed i rocamboleschi intrecci, rivelano un’inequivocabile matrice della commedia dell’arte. Le note romanze che caratterizzano l’opera saranno riarrangiate in chiave moderna, in suoni che vanno dal rock (“Largo al factotum”), la musica cantautorale (“Se il mio nome”), il pop elettronico (“Io son docile”) fino al rap (“La calunnia”), in una multicolore esplosione di suoni che intende coinvolgere ed appassionare il pubblico di neofiti e divertire quello degli appassionati.

Giovedì 14 marzo 2024 

ANIELLO DESIDERIO, chitarra

DALL' 8 AL 17 MARZO 2024
LE 5 ROSE DI JENNIFER

Di Annibale Ruccello
Con Geppy Gleijeses e Lorenzo Gleijeses
Regia Geppy Gleijeses
Voce della radio Nunzia Schiano Voce di Sonia Gino Curcione Voce di Annunziata Mimmo Mignemi Voce del giornale radio Myriam Lattanzio
Scene Paolo Calafiore Costumi Ludovica Pagano Leonetti  Light designer Luigi Ascione
Colonna sonora a cura di Matteo D’amico  Aiuto regia Roberta Lucca Trucchi Cris Baron Parrucche Francesco Pogoretti Produzione Gitiesse Artisti Riuniti

NOTE DI REGIA
Mettendo in scena una commedia che ha per protagonisti due travestiti, credo si debba fare una riflessione a monte molto chiara e approfondita. Spesso soffermandoci ad analizzare parole che normalmente pronunciamo senza pensare, possiamo aprire squarci illuminanti sul loro significato. “Travestito” è una parola molto precisa ed indica, come sostantivo, “l’omosessuale maschile che si veste da donna e talvolta si prostituisce” e come aggettivo o participio passato del verbo “travestire” colui che nasconde la propria vera natura assumendo idee e atteggiamenti profondamente diversi dai propri”. Ecco che l’essere attore come l’avere assunto o finto l’identità femminile implica un processo già avvenuto di “travestimento” morale e fisico. Il travestito, ne ho frequentati tanti e negli anni in cui Annibale scrisse “Jennifer” sono stato amico di alcuni, recita la condizione femminile in ogni senso, comportamentale e fisico, è una creatura di confine, “figura deportata” come definisce Ruccello i suoi personaggi, non è un transessuale, non ha fatto il grande salto, vive la sua condizione generalmente in modo doloroso e comunque iperbolico, toccando gli estremi della depressione e dell’euforia, creatura meravigliosa, fragile, delicatissima, a volte violenta ma sempre emarginata. Come Pulcinella non è né bianco, né nero e viene rifiutato dai bianchi perché mezzo nero e dai neri perché mezzo bianco, il travestito non è un uomo, né donna ma una creatura preziosa, un’anima ermafrodita. Dobbiamo quindi considerare che, evitando la “maniera” (anche se Ruccello invita nelle note a mantenere una cantilena napoletana) e naturalmente il macchiettismo, interpretiamo personaggi sovente debordanti che già interpretano a loro volta un ruolo e una condizione. E quindi si deve essere attentissimi a non raddoppiare il travestimento e quindi l’interpretazione. Abbiamo scelto quindi un connotato di base assai realistico; la casa, le piccole cose che ci circondano, i feticci, la colonna sonora, i cibi che cuciniamo, gli odori che sentiamo. Su questa base Jennifer e Anna, dopo che abbiamo tentato di dare a loro verità e dignità, ci hanno portato nell’universo di Annibale Ruccello che dalla meraviglia di un’orrida quotidianità ti proietta in una condizione espressionista di grande disperazione, inframezzato da pochi attimi di euforia. Come voleva Annibale il processo interpretativo di questo caso, non deve essere lo straniamento, non è l’attore che scherza su Jennifer, è Jennifer che guarda se stessa. Un gioco molto più complesso, più sfumato di rapporti. E alla fine del nostro spettacolo, davanti alla sua “toletta” struccandosi, Jennifer si spoglia dalla sua condizione di travestito (e l’attore che la interpreta nello stesso istante si stacca da lei) ma per lei non c’è vita oltre quel distacco poiché, e questa è la profonda differenza, quella sua finzione è la sua verità, l’unica possibile. C’è ancora tanto da dire su Ruccello, perché aldilà di alcune lucide analisi, ancora l’emozione fa velo sull’approfondimento della vera natura di questo grande autore. Di lui si deve dire però che tra i contemporanei di caratura importante, quasi tutti napoletani, egli aveva questo senso straordinario della composizione drammaturgica, più che della brillantezza del linguaggio, della “crastola” linguistica abbagliante (che pure aveva in larga misura). Annibale possedeva questo dono singolare di costruire delle strutture perfette di commedia e di dramma, delle storie circolari e complete in cui riusciva a calarci con la sapienza di un talento folgorante per un ragazzo di venticinque anni. Annibale è morto a trent’anni, oggi avremmo la stessa età. Il rimpianto, la stima, il dolore e lo stupore per una sorte così assurda non si sono attenuati in questi anni e non svaniranno mai.

DAL 18 AL 20 MARZO 2024
IL NOBILE GUARDAPORTE

Di Roberto Del Gaudio
Con Antonio De Rosa
Regia Maria Verde Produzione Artistik@labmente

Note dell’autore

Il Guardaporte Spinelli, un uomo “fuori tempo massimo”: un esponente della antica nobiltà napoletana, caduto in disgrazia, costretto a vendere appartamento per appartamento l’ultimo palazzo di famiglia, laddove però resiste ritagliandosi il ruolo di portiere, appunto di “guardaporte”. Posizione, quella della guardiola, che, seppure indice di una sconfitta personale e di una debacle storica irreversibile, gli consente di guardare le porte dei condomini come se fossero trasparenti, e di analizzare dunque una umanità persa nel quotidiano piccolo borghese vizio di essere al mondo per nulla. Né Religione, né Arte, nessun anelito metafisico sembrano pervadere le esistenze di questo nucleo bizzarro di persone, che Spinelli racconta con colta ironia, con raccapriccio, con umanità. Il condominio come metafora del mondo, delle comunità di oggi, della vita sociale stessa, con le sue situazioni drammatiche, comiche, assurde, ridicole, poetiche. L’amore, la cultura, il sapere, poi, quali ultimi disperati trampolini di lancio verso la perduta Bellezza, verso la dimensione di nobiltà smarrita, ritrovata nel suo sognante rapporto con Fiammetta, clavicembalista che riempie il suo cuore, il palazzo e la scena della musica dei grandi Maestri del passato: un tappeto fatato del tempo destinato a decadere verso le derive della modernità mercificata. Che ne sarà del Guardaporte , che ne sarà di Fiammetta, del loro amore inconfessato? Che ne sarà del rumore di sottofondo dei condomini, il rumore monotono e scialbo degli uomini della nostra epoca? La risposta, almeno in teatro, è ancora nel solito motto: “Chi è di scena!”

DAL 5 AL 21 APRILE 2024
CAFE' CHANTANT

Di e con Lara Sansone
Con Lucio Pierri, Massimo Peluso, Mario Aterrano
E con il Balletto e l’orchestra del Cafè Chantant
Musiche e direzione d’orchestra Ettore Gatta
Coreografie Alessandro Di Napoli  Costumi Romeo Gigli  Produzione Tradizione E Turismo – Centro Di Produzione Teatrale – Teatro Sannazaro

Note di regia
Mitico tempio del varietà napoletano che ha cavalcato la storia fino ad arrivare ai nostri giorni, ammantandosi di un’aneddotica ai limiti del favolistico, il Café Chantant non è solo una grande festa spettacolo. Il Café Chantant è un “modo” di fare teatro, di giocare con gli stereotipi, con le citazioni, con le dissacrazioni, con i ricordi. Una successione imprevedibile e mai uguale di performance di teatro, musica, danza e cabaret avvolge una platea fatta non più di belle poltrone messe in ordinata fila, ma di tavoli! Il pubblico viene coinvolto in una incredibile macchina teatrale totale. Un’antica tradizione rinnovata ogni anno in forme sempre diverse e al passo con i tempi. Perché l’originario Café Chantant della Belle Époque, simbolo della vita spensierata, non parlava mai al passato, ma sempre al presente e al futuro. Non potevamo esimerci dal mettere in programma il nostro amatissimo format che è diventato un vero e proprio cult delle feste natalizie.
Il Sannazaro diventerà ancora un luogo dell’arte e dell’anima dove lo spettatore è totalmente al centro dell’azione scenica e diventa protagonista consapevole ed inconsapevole di una grande festa del teatro. Il nostro spettacolo, nato oltre venti anni or sono è da considerarsi un autentico format teatrale.
Reinventiamo e reiteriamo azioni sceniche antiche e modernissime allo stesso tempo. Senza una apparente logica, l’unico fil rouge è l’operazione stessa, completamente pensata per il pubblico.

Giovedì 11 aprile 2024

IAN BOSTRIDGE, tenore

CAPPELLA NEAPOLITANA

ANTONIO FLORIO, direttore


16/17 APRILE 2024

FRANCO RICCIARDI in concero

Giovedì 18 aprile 2024 

ENSEMBLE BAROCCO DI NAPOLI

DAL 26 AL 28 APRILE 2024

E.G.O. ovvero l'arte di essere felici

Scritto Da Riccardo Pechini E Mariano Lamberti
Con Lorenzo Balducci
Regia Mariano Lamberti Musiche Andrea Albanese
Disegno Luci Emilio Barone Produzione Teatro Segreto

Dopo il notevole riscontro di pubblico di Allegro non troppo (sold out in quasi 30 città) e la consacrazione col successivo Fake (spettacolo di Natale all’Off Off Theatre di Roma), torna Lorenzo Balducci per chiudere un’ideale trilogia di spettacoli che, pur utilizzando il classico registro graffiante e provocatorio della stand up comedy, hanno sempre trattato temi impegnativi e di rilevanza socioculturale. E.G.O. L’arte di essere felici, non fa eccezione, anzi, affronta un argomento ancora più scomodo. Il mistero più grande e affascinante che accomuna da sempre l’intero genere umano: la morte. E.G.O. è infatti l’acronimo di Extreme Game Over. Date le premesse, può sembrare azzardato che il titolo comprenda anche la parola felicità, eppure è proprio su questo paradosso che lo spettacolo vuole riflettere. Poiché rimuovere la finitezza della nostra esistenza ci porta in definitiva a condurre vite infelici. Prendendo spunto dalla celebre frase di Ungaretti “Spero che la morte mi colga vivo”, E.G.O. passa in rassegna le tragicomiche strategie con le quali rifuggiamo dal pensiero della nostra dipartita (che non si declina solo come paura della morte fisica ma anche freudianamente come paura del cambiamento, dell’invecchiamento, della solitudine e dell’abbandono). Ed ecco allora le nuove frontiere della chirurgia estetica.

DAL 3 AL 12 MAGGIO 2024
PIERINO E IL LUPO

Fiaba musicale per voce recitante e orchestra di Sergei Prokofiev
Con Peppe Barra
Elaborazione per ottetto di Giorgio Mellone
Con Ensemble Spaccanota Produzione Tradizione E Turismo – Centro Di Produzione Teatrale – Teatro Sannazaro
Ag Spettacoli Ensemble Spaccanota

Flauto – Marco Salvio  Violino – Armand Priftuli   Clarinetto – Gaetano Falzarano  Viola – Pino Navelli  Fagotto – Fabio Marone  Violoncello – Aurelio Bertucci
Percussioni – Pasquale Benincasa Contrabbasso – Gianluigi Pennino

Pierino e il Lupo, per voce recitante e orchestra op. 67, è una fiaba musicale per bambini che Sergei Prokofiev compose su proprio testo nel 1936, quasi a voler evadere, con un geniale gioco, dalle violente problematiche che imperversavano allora in Unione Sovietica sul ruolo e le funzioni della musica. Essa narra la storia di un bimbo, Pierino, che con l’aiuto di un uccellino cattura un temibile lupo. La fiaba ha lo scopo non solo di divertire, ma anche di esercitare i ragazzi a riconoscere, attraverso il racconto, i vari strumenti dell’orchestra; infatti, ciascun personaggio è rappresentato da un differente strumento e ha un suo tema conduttore. Una voce recitante narra la fiaba mentre la musica di Prokofiev commenta ogni scena illustrando il carattere, i sentimenti e descrivendo le azioni di ciascun personaggio.

17/18 MAGGIO 2024
UN DONNA SOLA

Di Dario Fo e Franca Rame
Con Rosalia Porcaro
Regia Enrico Maria Lamanna
Produzione Teatro Parioli e Tradizione e Turismo Centro di produzione teatrale Teatro Sannazaro

Una dimensione tutta femminile, una donna sola, una donna chiusa in una casa, un computer: la sua fuga, una vicina impicciona, un marito assente, un cognato convivente bloccato su una sedia a rotelle per un incidente, suoni di Skype, PC che richiedono assistenza, voci metalliche, porte e telefoni che parlano, un vicino guardone e fucili ad alta precisione… follia che esplode, donna quasi violata… un’altalena scende ed eccola la donna sola diventata lei, Franca, vittima di uno stupro, racconta la sua esperienza, il suo dolore… l’altalena dondola, libera Franca e le fa riconquistare la fiducia… ma per poco… il dondolo resta solo e Franca si allontana… si li denuncerà domani! Buio.