Teatro Trianon Viviani




TEATRO TRIANON VIVIANI  Piazza Vincenzo Calenda, 9,  Napoli TEL. 0812258285

da giovedì 9 a domenica 19 novembre

CARLO BUCCIROSSO “IL POMO DELLA DISCORDIA”
di Carlo Buccirosso
con la partecipazione di MARIA NAZIONALE

“Doveva essere un giorno felice, si celebravano le nozze della dea del mare con un uomo bellissimo, e tutti gli dei erano venuti a festeggiare gli sposi, portando loro dei doni!… La sala del banchetto splendeva di mille luci e sulla tavola brillavano carafe e coppe preziose, colme di nettare ed ambrosia, e tutti gli invitati erano felici e contenti… solo Eris, dea della discordia, non era stata invitata, ma nel bel mezzo del banchetto, arrivò, lanciò una mela d’oro sul tavolo imbandito e scappò via, creando dissapori e contrasti tra i tutti i presenti.” Tutto ciò, in breve, appartiene alla classica mitologia greca, ma proviamo a trasferirla ai giorni d’oggi, in una normale famiglia benestante, dove l’atmosfera e l’euforia di una festa di compleanno organizzata a sorpresa per Achille, primogenito dei coniugi Tramontano, potrebbe essere turbata non da una mela, non da un frutto, bensì da un pomo, un pomo d’Adamo, o meglio, il pomo di Achille, il festeggiato, ritenuto un po’ troppo sporgente… E se aggiungiamo che Achille, vivendo un rapporto molto difcile con suo padre Nicola, è continuamente difeso a spada tratta da sua madre, la epica Angela, non essendosi ancora dichiarato gay, e non avendo mai presentato Cristian, il proprio fdanzato, che da anni bazzica in casa spacciandosi per il compagno di sua sorella Francesca… se aggiungiamo poi che alla festa sarà presente anche Sara, prima ed unica famma al femminile della sua tormentata adolescenza, Manuel estroso trasformista, Marianna garbata psicologa di famiglia, ed Oscar un bizzarro vicino di casa che non ha mai tenuto nascoste le proprie simpatie nei confronti di Achille… beh, allora possiamo realmente comprendere come a volte la realtà, possa di gran lunga superare le fantasie, anche quelle più remote della antica mitologia… Omero mi perdoni!


da giovedì 23 a lunedì 27 novembre

PAOLO CAIAZZO in  “PER FORTUNA SONO UN TERRONE”
di Paolo Caiazzo

Per fortuna che sono terrone” scritto, diretto e interpretato da Paolo Caiazzo si è dispiegata fra applausi del pubblico . Con ironia l’attore fa ridere e pensare, lasciando quella punta di amaro che insegue il sorriso. “Siamo nati terroni noi del Sud, e siamo fortunati”.  Con la leggerezza di una battuta e la nota di una risata, Caiazzo ironizza sul tema “terroni” Accompagnato dalla voce del veterano Lello Arena, e da una Band musicale composta di chitarra, percussioni, violino e contrabbasso, lo spettacolo percorre i luoghi comuni nulla cosiddetta “napoletanità”

Grazie alle scenografie di Roberto Crea, alle luci diEnzo Esposito e alle grafiche di Max Laezza, in un mix di musica, giochi di luci e immagini, Paolo Caiazzo trasporta il pubblico in un percorso storico napoletano dall’unità d’Italia tutto da ridere con ironia e un pizzico di malinconia e rammarico per ciò che abbiamo dimenticato, per aver rimosso le nostre radici. Si parla di terra dei fuochi, di fuga di cervelli e di terroni. Con una battuta, una nota musicale e un’informazione arguta, capiamo cosa ne stanno facendo della nostra città.

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da giovedì 30 novembre a lunedì 4 dicembre

OSCAR DI MAIO in “ NU BAMBNIELLO E TRE SAN GIUSEPPE “
di Gaetano Di Maio e Nino Masiello

Versione ridottissima nel cast e di conseguenza nel testo che diventa molto più “ snello “, adattando la piece ad una interpretazione più moderna diretta e veloce. I personaggi da 14 diventano 10, a scena unica.

La commedia è ambientata agli inizi degli anni sessanta in un piccolo paesino alle porte di Napoli, dove Carmelina (Marzia Di Maio), spinta dalla madre Lionora (Alessandra Borrelli) ma non dal padre Pasquale (OSCAR DI MAIO ) per sfuggire ad una realtà claustofobica e provinciale, accetta di recarsi a Roma, a Cinecittà, dove, contrariamente ai sogni e alle speranze che aveva riposto nel mondo incantato della celluloide, ai facili guadagni e alla grossolana popolarità, si ritroverà a girare un volgare filmetto hard, destinato ad un pubblico dalle semplici e becere emozioni. Pasquale racconta la terribile vicenda all’amico Filiberto (Stefano Sannino) il quale sembra molto interessato a vedere Carmelina nuda come l’ha fatta la madre. La ragazza verrà così bollata dai suoi compaesani come “svergognata, donna dai facili costumi”. In seguito la ragazza scoprirà di essere incinta, tesi confermata anche da Petrosina, l’ostetrica del paese. Il padre del nascituro sarà per tutti incerto: potrebbero essere lo scemo del villaggio Luigino, Nicolino venditore di uccelli, l'avv Pianese (Ciro Scherma) o il vero fidanzato della ragazza, Giovannino, emigrato in Germania per guadagnarsi da vivere.

Il doppio finale a sorpresa nasce dall'esperienza tramandata ad Oscar Di Maio, che ne cura la Direzione Artistica e Regia, darà un tocco di originalitá rispetto alle interpretazioni tradizionali susseguitesi negli anni.


da giovedì 7 a domenica 17 dicembre

“NOVECENTO NAPOLETANO “
regia BRUNO GAROFALO


da giovedì 21 dicembre a domenica 14 gennaio

 NINO D’ANGELO “LULTIMO SCUGNIZZO”

di 
Raffaele Viviani

NINO D’Angelo sarà il protagonista di uno dei maggiori titoli di Raffaele Viviani, L’ultimo scugnizzo, prodotto e allestito nel teatro del popolo che dirige e che ha voluto dedicare proprio al grande commediografo stabiese, magistralmente diretto da Tato Russo. “Con me che recito gli spettatori potranno rivivere le grandi emozioni che ci dà Viviani: emozioni autentiche, genuine, non addolcite in modo mieloso dal buonismo”. Nino D’Angelo sulla scena non impersona Antonio Esposito: è “Ntonio Esposito”, dimostrando di essere veramente “L’ultimo scugnizzo”, il figlio del popolo che riesce a diventare “segretario” dell’avvocato famoso, il quale ha una sua storia affettiva con una Signora del suo vicolo, ed una volta “accettato” come segretario riuscirà a salvaguardare gli affari di questa famiglia, a dimostrare la sua onestà, nonostante la sofferenza per la sua vera storia, quella del figlio che sta per nascere a Luisella, che si conclude in tragedia. Cuore e coraggio. E naturalmente l’arte vera, da antico animale da palcoscenico.


da giovedì 18 a lunedì 22 gennaio

“MAL’ESSERE”
di DAVIDE IODICE, ispirato all’Amleto di William Shakespeare


da giovedì 25 a lunedì 29 gennaio

ENZO MOSCATO in “RITORNANTI”
di Enzo Moscato


da giovedì 1 a domenica 11 febbraio

FABIO BRESCIA  “‘O SCARFALIETTO”
di Eduardo Scarpetta


da giovedì 15 a lunedì 19 febbraio

EDUARDO TARTAGLIA e VERONICA MAZZA in “TUTTO IL MARE O DUE BICCHIERI ? ”
di Eduardo Tartaglia

Alla domanda: «Che cosa è il Tesoro di San Gennaro?» non pochi Napoletani risponderebbero: «Una ricchissima collezione di ori e pietre preziose a lui dedicate».

Ma sicuramente molti di più non esiterebbero ad individuare il Tesoro autentico in quelle piccole teche d’argento (in realtà in sè tutt’altro che di inestimabile valore), che custodiscono le ampolle contenenti quel liquido rosso bruno da tutti indicato come il « Preziosissimo » Sangue del Santo. Testimonianza perenne del suo martirio, certo. Ma anche e soprattutto unico e invalicabile confine tra Fisica e Metafisica.

Tanto premesso, non dovrebbe allora risultare difficile indovinare quale sia lo stato d’animo e quali siano i pensieri del malcapitato Vice Commissario di Polizia Ercole Portone: giunto in piena notte nel Duomo pochi istanti dopo che qualcuno ha trafugato proprio le ampolle con il sangue di San Gennaro! Ed oltretutto impossibilitato a fare il benchè minimo progresso nelle indagini a causa delle testimonianze sconclusionate ed involontariamente esilaranti del frastornato Angiolino Spertoso aiutante del sagrestano nonchè unico testimone; spalleggiato dalla moglie Lucia: affetta (tra l’altro !) dalla Sindrome di Tourette ; e dall’amico Gerardo: logorroico ed in perenne conflitto con sintassi e grammatica !...

E quando poi tutte le ipotesi investigative (terrorismo islamico, gesto dimostrativo della Camorra, azione di un mitomane, furto a scopo estorsivo …) verranno clamorosamente smentite, la situazione per lo scalognato Commissario non potrà che complicarsi. Chi si è impossessato del Preziosissimo Sangue lo ha fatto con lo scopo folle di CLONARE SAN GENNARO !!!... Estrarre cioè una cellula dal liquido posto nell’ampolla e riprodurre vivo e vegeto il Santo in carne ed ossa!!!...

Di qui una pirotecnica ed irresistibile ridda di interrogativi e di risposte tutta giocata sul filo del paradosso. Dove San Gennaro potrebbe assumere le vesti ora di un vero e proprio Super Eroe dotato di super poteri a difesa della città, una sorta di Uomo Ragno ante litteram capace di fermare i treni e gli autobus lanciati a folle velocità (ipotesi in vero poco verificabile a Napoli tra infiniti lavori della Metropolitana e annosi problemi di traffico urbano…). Ora di un guaritore su scala mondiale collegato via internet con l’intero universo. Ora di baluardo della Cristianità contro il proliferare delle dottrine new age. Ora, infine, di garante della Pace e della Felicità di tutti i Popoli.

E se invece le motivazioni del gesto nascondessero, soltanto un interesse particolarissimo ed incoffessabile !?... E se, a ben riflettere, più che di San Gennaro in carne ed ossa, il mondo alla fine avesse ancora bisogno solo ed esclusivamente del suo sangue, perchè bisognoso non di testimonianze e fatti, ma solo di una Fede tanto più forte proprio perchè indimostrabile ?!...

Il nuovo lavoro di Eduardo Tartaglia racconta dunque una vicenda solo apparentemente grottesca e surreale. E che invece, ad una analisi meno superficiale, rivela quanto le sue radici affondino ben salde proprio nelle insanabili contraddizioni della nostra epoca e quanto da esse traggano tutta la loro linfa vitale ed autentica.

È così che anche questa commedia presenta, ancora una volta, tutti i tratti distintivi e le caratteristiche più tipiche della drammaturgia dell’Autore che ben ha saputo rinverdire in questi ultimi anni i fasti della Grande Tradizione.

Giudicato dal pubblico e dalla critica come “… l’esponente più vicino alla lezione eduardiana della fiorente scuola napoletana contemporanea …”, Tartaglia nuovamente mette in luce la sua straordinaria capacità di affrontare temi di grande impatto sociale e civile con la leggerezza tipica dello Scrittore comico; confermando quella eccezionale alchimia tra la serietà degli argomenti narrati e la capacità di costruire personaggi e situazioni di irresistibile divertimento, che è stata alla base di tanti suoi successi (basti citare almeno: “Ci sta un Francese, un Inglese e un Napoletano” e “La valigiasul letto”, le cui affermazioni teatrali sono state bissate con i due omonimi film prodotti e distribuiti dalla Medusa nel 2008 e nel 2010; e “Questo bimbo a chi lo do? anch’esso ormai prossimo ad essere trasposto dal palcoscenico al grande schermo).

Saper individuare gli stati d’animo che turbano e inquietano il cosiddetto immaginario contemporaneo, per coglierne con sapienza ed incisività gli esilaranti paradossi che sempre si annidano proprio nelle storie più spinose e difficili, è sicuramente la cifra drammaturgica che contraddistingue la scrittura dell’Autore.

Le mille domande che da sempre accompagnano il progresso tecnico scientifico; gli innumerevoli interrogativi anche angoscianti che si pongono alle coscienze individuali e collettive di fronte al Mistero; l’eterno e insoluto conflitto tra Fede e Scienza, potevano essere certamente l’oggetto di operazioni teatrali di ben altro colore. (Per tutti, si pensi al “Galileo” di B. Brecht).

Ma è proprio nel coraggio di rendere questo soggetto materia di una commedia molto divertente e nella conseguente capacità di trattare questioni delicatissime con leggerezza e non con superficialità, che risiede l’originale misura delle commedie di Tartaglia.

E forse, anche il motivo del loro successo.


da giovedì 22 a lunedì 26 febbraio

TONI SERVILLO in “TONI SERVILLO LEGGE NAPOLI”

Napoli, città dai mille volti e dalle mille contraddizioni nella quale da sempre convivono vitalità e disperazione, prende vita nella voce di Toni Servillo. Un viaggio nelle parole di Napoli, da Salvatore Di Giacomo a Ferdinando Russo, da Raffaele Viviani a Eduardo De Filippo, fino alla voce contemporanea di Enzo Moscato e Mimmo Borrelli. Ne emerge una fuga dalle icone più obsolete della napoletanità, ma insieme un bisogno perentorio di non rinunciare ad una identità sedimentata da quattro secoli di letteratura.


da giovedì 5 a lunedì 9 aprile

“LA PARANZA DEI BAMBINI “
di ROBERTO SAVIANO e MARIO GELARDI

"Il Nuovo Teatro Sanità e Mario Gelardi non sono solo resistenza e non sono semplicemente teatro. Loro sono il nucleo intorno al quale alla Sanità, a Napoli, si costruisce un presente reale, che si può toccare vedere e ascoltare. Un futuro che si può immaginare. Loro sono voci che sovrastano urla, sono mani tese. Con loro, con Mario, lavoro per portare in scena La paranza dei bambini. Solo loro possono trasformare in corpi, volti e voci le mie parole."

Roberto Saviano

Hanno scarpe firmate, famiglie quasi normali e grandi ali "d’appartenenza" tatuate sulla schiena. Sfrecciano in moto contromano per le vie di Napoli perché sanno che la loro unica possibilità è giocarsi tutto e subito. Non temono il carcere né la morte. Sparano, spacciano, spendono. Sono la paranza dei bambini.

Nel gergo camorristico "paranza" significa gruppo criminale, ma il termine ha origini marinaresche e indica le piccole imbarcazioni per la pesca che, in coppia, tirano le reti nei fondali bassi, dove si pescano soprattutto pesci piccoli per la frittura di paranza. L’espressione "paranza dei bambini" indica la batteria di fuoco, ma restituisce anche con una certa fedeltà l’immagine di pesci talmente piccoli da poter essere cucinati solo fritti, proprio come quei giovanissimi legati alla camorra che Roberto Saviano racconta nel suo ultimo best seller.

E quel romanzo diventa ora uno spettacolo teatrale che racconta una verità cruda, violenta, senza scampo. Non a caso lo spettacolo nasce nel Nuovo Teatro Sanità, un luogo ’miracoloso’ nel cuore di Napoli, dove si tenta di costruire un presente reale e immaginare un futuro possibile.

"L’infanzia è una malattia, un malanno da cui si guarisce crescendo", diceva William Golding, l’autore de Il signore delle mosche. E come nel romanzo di Saviano così anche nello spettacolo i protagonisti creano una loro comunità che impone regole feroci per perdere l’innocenza e diventare grandi.

Dopo la felice esperienza dello spettacolo Gomorra, Roberto Saviano e Mario Gelardi si uniscono di nuovo in questo progetto teatrale per raccontare la controversa ascesa di una tribù adolescente verso il potere, pronta a piombare nel buio della tragedia scespiriana (lo studioso Jan Kott non diceva forse che è il macello uno dei temi nodali dell’opera di Shakespeare?) e nel nero infinito dei fumetti di Frank Miller.

"Io per diventare bambino ci ho messo dieci anni, per spararti in faccia ci metto un secondo".


da giovedì 12 a lunedì 16 aprile

I VIRTUOSI DI SAN MARTINO in “TOTO’ CHE TRAGEDIA ! “

ideato e interpretato dai Virtuosi di San Martino, in collaborazione con Teatri Uniti. Uno spettacolo che, nello stile originale di questo ensemble, si propone di rivisitare materiali di repertorio tra avanspettacolo e opera. I Virtuosi di San Martino (Premio Ciampi 2014) sono un quintetto che lavora sulla rivisitazione di materiale di repertorio, attingendo alla tradizione della canzone popolare degli anni trenta in una formula che occhieggia alla musica colta e al teatro, tra avanspettacolo e opera. In questa occasione affrontano il repertorio di Totò, scoprendo del grande attore napoletano anche il mondo più privato e una storia sentimentale poco nota: il tormentato amore con la ballerina Liliana Castagnola, il cui tragico epilogo fa da contraltare alla potenza spettacolare di uno dei più grandi comici del Novecento.

Il punto di partenza è la militanza artistica di Totò nell’avanspettacolo e nella rivista; le sue frequentazioni con il leggendario impresario Peppino Jovinelli, con Ettore Petrolini e poi con Anna Magnani, Aldo Fabrizi e Alberto Sordi e naturalmente Eduardo e Peppino De Filippo, nella costruzione della sua personale macchina comica: il burattino, il cantante, l’attore, l’autore, facoltà virtuosistiche rivolte all’arte della risata. Ma dietro questa c’è l’uomo e la sua storia con Liliana, la sua “militanza sentimentale”. Totò che tragedia! è il racconto di un doppio binario di dolore e di gioia, di parole e musica, sul quale si fonda il mito del Principe De Curtis.


da giovedì 19 a lunedì 23 aprile

ROSALIA PORCARO in “CORE ‘GRATO”

E' la storia di una mamma che si ammala di Alzheimer, che perde la memoria e ha bisogno di essere seguita». «E' uno spettacolo grottesco  perché le caratterizzazioni e i toni sono comici. Poi, però, c'è anche un momento di verità, quando figlia e madre analizzano la loro condizione. Un momento commovente ed emozionante.


da giovedì 26 a lunedì 30 aprile

LUCIO PIERRIDAVIDE MAROTTAYULIYA MAYARCHUK in
“TFR – TRATTAMENTO DI DFINE RAPPORTO”
con la partecipazione di ROSARIA DE CICCO, ERNESTO LAMA

Tre operai disposti a tutto pur di salvaguardare il proprio posto Di lavoro…un imprenditore cinese a capo di una cordata pronto a Rilevare l’azienda per trasformarla in un enorme centro massaggi..un europarlamentare colluso con la malavita…e al centro, Una fabbrica per la produzione di pannelli fotovoltaici…potrebbe Sembrare la storia di un thriller americano, il racconto di Un’avventura di spionaggio industriale in stile mission impossible, La denuncia della connivenza tra politica e malaffare…|n realta’, E’ la trama della nuova commedia comica-social di lello maranGio e lucio pierri,che raccontano come oggi sia sempre piu’ arduo Mantenere il posto di lavoro e vedere riconosciuti i propri diritti.

Di fronte a chi,spesso,dimentica i propri doveri..in fondo, in anni.
Come questi che viviamo,anche o’i’i’enere il tfr,trattamento di fine Rapporto,e’ o non e’ una mission impossible? Agli spettatoRi,l’ardua sentenza!


da giovedì 3 a lunedì 7 maggio

COMÉDIE NAPOLITAINE  “ LA FIGLIATA “
di Raffaele Viviani
regia NELLO MASCIA


da giovedì 10 a lunedì 14 maggio

GIGI SAVOIA “ I CASI SONO DUE”
di Armando Curcio

La vicenda è ambientata nella Napoli degli anni ‘40, in casa del barone Ottavio Del Duca e della moglie Aspasia. I due coniugi vanno d’accordo ma le loro giornate, pur senza screzi, procedono mestamente verso la vecchiaia, senza la consolazione di un figlio, di un erede, che non hanno potuto avere. 

La baronessa sublima l’istinto materno nelle esagerate attenzioni verso il vecchio cane; il barone invece somatizza la frustrazione in una serie di malattie psicosomatiche. Finché si decide a rintracciare un figlio illegittimo, nato dalla fugace relazione con una cantante. Quando l’improbabile investigatore contattato dal barone dichiara di aver scoperto l’identità del ragazzo le cose sembrano cambiare, ma la situazione prende subito una piega inattesa: diverse circostanze e coincidenze indicano che l’erede è il cuoco di casa Del Duca, Vincenzo Esposito, bugiardo matricolato e furbone patentato, che si trova così improvvisamente elevato al rango di baronetto.

Vincenzo, acquisito il nuovo status di nobile, non perderà occasione per vessare la servitù e sfoggiare un comportamento tutt’altro che aristocratico; la situazione non può dunque che esplodere in una catena di equivoci e rovesciamenti, dove camerieri, cuochi e maggiordomi assistono ad un via vai di figli e cani, legittimi e illegittimi, confusi o morti. “I casi sono due” è un capolavoro di intelligenza e comicità, ricco di colpi di scena che si susseguono fino all’ultimo minuto dello spettacolo, dove un finale imprevedibile e un po’ malinconico riconcilia tutti i fili della trama.